Proposta per tutto il litorale di Ostia e Roma: continuità del servizio, tutela dei lavoratori e standard uniformi di sicurezza

Ostia (Rm) – In un momento di profonda incertezza per il futuro delle concessioni balneari e della gestione del litorale, arriva una proposta chiara, concreta e orientata all’interesse pubblico. A formularla non sono soggetti esterni, ma gli stessi bagnini, presidio quotidiano di sicurezza sulle spiagge: un Piano Collettivo di Salvataggio pensato per garantire la tutela della vita in mare lungo tutto il litorale di Ostia e di Roma.

A farsi portavoce dell’iniziativa è Alessandro Rocca, referente Litorale Romano della Sezione Lifeguards Italiani, che sottolinea il valore propositivo dell’intervento: “La sicurezza in mare è un diritto collettivo. Garantirla è una responsabilità istituzionale”.

Il salvataggio come servizio pubblico essenziale

Il servizio di salvataggio non è un optional stagionale, ma un presidio essenziale di sicurezza pubblica, condizione imprescindibile per una fruizione consapevole e sicura delle spiagge. Le recenti evoluzioni normative sulle concessioni demaniali, insieme alle ipotesi di verifiche, chiusure e riordino del sistema balneare, rischiano però di interrompere la continuità del servizio su ampi tratti della costa romana.

Una situazione che non riguarda solo gli operatori del settore, ma l’intera collettività: bagnanti, famiglie, turisti, cittadini.

L’incertezza attuale e il rischio per la sicurezza

Il quadro che si va delineando espone il litorale romano a un rischio concreto: spiagge prive di copertura, servizi discontinui, personale frammentato e mancanza di coordinamento operativo

Un vuoto che potrebbe colpire in modo particolare le spiagge libere, dove statisticamente si registra il maggior numero di incidenti e dove la presenza dei bagnini è spesso disomogenea o insufficiente.

La proposta dei bagnini: un modello moderno e condiviso

E’ in questo contesto che i bagnini del litorale romano scelgono di non limitarsi alla denuncia, ma di avanzare una soluzione strutturale: il Piano Collettivo di Salvataggio (PCS), valido per stabilimenti balneari e spiagge libere, capace di superare l’attuale frammentazione del sistema.

Una proposta che nasce dall’esperienza diretta sul campo e da una visione moderna della sicurezza acquatica, fondata su coordinamento, prevenzione e professionalità.

Le criticità dell’attuale sistema

L’attuale modello, che affida a ogni singolo stabilimento l’organizzazione autonoma del servizio di salvataggio, mostra limiti evidenti con la frammentazione delle postazioni e l’assenza di un coordinamento unitario; squadre isolate, spesso prive di comunicazione tra stabilimenti confinanti. Ci sarebbe poi l’impossibilità di garantire continuità in caso di chiusure o sospensioni amministrative, oltre alla carenza strutturale di copertura nelle spiagge libere.

Un sistema che, così concepito, non riesce più a rispondere alle esigenze di un litorale complesso e ad alta frequentazione come quello romano.

Cos’è il Piano Collettivo di Salvataggio

Il PCS è un accordo operativo strutturato tra stabilimenti balneari aderenti; Amministrazione comunale, qualora intenda partecipare o sostenere il piano e Capitaneria di Porto, chiamata a valutare e approvare il progetto.

L’organizzazione, il coordinamento e la gestione del servizio vengono affidati a un soggetto specializzato in sicurezza acquatica (impresa, cooperativa o associazione qualificata), in grado di garantire standard elevati e omogenei.

Gli obiettivi: sicurezza, lavoro, prevenzione

Il Piano Collettivo di Salvataggio punta a garantire la continuità del servizio su tutta la costa, anche in caso di chiusure di singoli stabilimenti; assicurare standard uniformi di sicurezza tra stabilimenti e spiagge libere; tutelare l’occupazione e la professionalità dei bagnini di salvataggio; rafforzare la prevenzione degli incidenti in mare; semplificare il coordinamento con le autorità competenti.

I vantaggi per cittadini, istituzioni e operatori

I benefici del PCS sono trasversali per la sicurezza pubblica, una copertura continua e coordinata dell’intera fascia costiera; per le istituzioni, un unico interlocutore operativo su tratti estesi di litorale; per i concessionari, la possibilità di delegare un servizio altamente specialistico e per i bagnini, l’inserimento in un grande team coordinato, con maggiore stabilità e riconoscimento professionale.

Una struttura operativa efficiente

Il soggetto gestore del PCS si occuperebbe di redigere un Piano Operativo di Salvataggio; definire un regolamento interno vincolante; coordinare personale e postazioni e investire in formazione continua e mezzi di soccorso moderni.

Un modello che guarda alla qualità del servizio e alla prevenzione, non alla gestione emergenziale.

Una proposta, non una protesta

Il Piano Collettivo di Salvataggio rappresenta una scelta di responsabilità e visione. Non un atto di contrapposizione, ma una proposta concreta rivolta alle istituzioni per affrontare con metodo e lungimiranza le criticità del litorale romano.

Come ribadiscono i bagnini attraverso Alessandro Rocca, la sicurezza in mare non può dipendere da assetti amministrativi incerti: è un diritto di tutti e un dovere delle istituzioni. E oggi, dal fronte di chi ogni giorno veglia sulle spiagge, arriva una strada possibile per garantirla.