Gli addetti al salvamento: “Rischio concreto di perdere il lavoro e di compromettere la sicurezza sulle spiagge”

Ostia (Rm) – Una stagione estiva che ancora deve iniziare, ma che già si annuncia carica di incognite, preoccupazioni e paure. Sul litorale di Ostia, tra stabilimenti chiusi, concessioni in bilico e spiagge libere da riorganizzare, la categoria dei bagnini di salvataggio alza la voce e chiede certezze. In gioco non c’è soltanto il lavoro stagionale di centinaia di operatori, ma anche la sicurezza di bagnanti e cittadini.

Una stagione che nasce sotto il segno dell’incertezza

Alla vigilia dell’estate, il quadro che si presenta lungo il litorale romano – dal Lido di Ponente a Levante, fino ai Cancelli e a Capocotta – è tutt’altro che rassicurante. Le novità normative, le verifiche sugli stabilimenti e il futuro delle concessioni demaniali stanno creando un clima di forte instabilità.

In questo contesto, i bagnini che garantiscono il servizio di salvamento temono di essere, ancora una volta, l’anello più debole della catena: lavoratori stagionali, ma indispensabili, che rischiano di pagare il prezzo più alto di una fase di transizione ancora confusa.

L’appello dei bagnini: “A rischio posti di lavoro e sicurezza”

A farsi portavoce delle preoccupazioni è Alessandro Rocca, referente della Sezione Lifeguards Italiani per il Litorale Romano. Il suo è un appello diretto alle istituzioni competenti, affinché venga affrontata “una grave e crescente preoccupazione che riguarda la stabilità occupazionale dei bagnini di salvataggio e, di conseguenza, la tenuta complessiva del sistema di sicurezza sulle spiagge di Roma Capitale”.

Rocca richiama esplicitamente le recenti dichiarazioni dell’assessore capitolino alle Periferie Tobia Zevi, insieme alla sentenza della Corte di Cassazione che ha sancito la fine dei rinnovi automatici delle concessioni demaniali e l’obbligo di nuove gare. Un combinato disposto che, secondo i bagnini, sta generando una condizione di profonda incertezza che ricade direttamente sui lavoratori del salvataggio.

Le ferite del passato: stabilimenti chiusi e lavoro perso

Il timore non nasce dal nulla. Negli ultimi anni, il litorale romano ha già vissuto una fase drammatica: la chiusura di numerosi stabilimenti storici ha comportato la perdita immediata di decine di posti di lavoro. Shilling, Kursaal, Sporting Beach, Hibiscus, Anima e Core, Mariposa, Spiaggia di Bettina, Bungalow, Peppino a Mare: nomi che per Ostia rappresentavano non solo imprese balneari, ma anche presìdi di sicurezza e occupazione.

Ogni chiusura – sottolinea Rocca non ha significato solo la scomparsa di un’attività commerciale, ma anche la cancellazione di postazioni di salvataggio e di lavoro stagionale”.

Il rischio di un nuovo effetto domino

Oggi, secondo la categoria, quella situazione rischia di ripetersi su scala ancora più ampia. 

L’invito dell’assessore Zevi ai concessionari a verificare la presenza di eventuali abusi non sanati, unito all’annuncio di possibili chiusure per le strutture ritenute non in regola, potrebbe innescare un pericoloso effetto domino.

Molti gestori, pur ritenendosi regolari sulla base di sanatorie o autorizzazioni ottenute negli anni, si troverebbero nuovamente esposti a provvedimenti restrittivi. E in questo scenario incerto, il bagnino resta senza strumenti per capire se lo stabilimento presso cui accetta un incarico sarà operativo per tutta la stagione.

Il paradosso del lavoro stagionale

Il nodo è proprio questo: “Un lavoratore – spiegano i bagnini – può firmare un contratto, iniziare la stagione e trovarsi improvvisamente senza occupazione a estate in corso, quando tutti gli altri stabilimenti hanno già completato gli organici. E’ un rischio enorme e socialmente inaccettabile”.

Una precarietà che si somma a problemi strutturali che la categoria denuncia da anni: stipendi inadeguati, contratti poco chiari, condizioni di lavoro precarie e postazioni di salvataggio spesso scoperte o attive solo a giorni alterni per contenere i costi.

Un servizio essenziale che non può essere sacrificato

I bagnini ricordano con forza il valore pubblico del loro lavoro. Il servizio di salvataggio non è un optional, ma un presidio fondamentale di prevenzione e sicurezza. Senza una copertura continua e stabile delle postazioni, il rischio di incidenti in mare aumenta in modo esponenziale.

“Il lavoro del bagnino è già stagionale per definizione – ribadiscono – ma durante la stagione deve essere pieno, stabile e continuo. Non può essere ulteriormente ridotto o frammentato”.

Le richieste alle istituzioni

La categoria chiede con forza:

chiarezza normativa e procedurale sui criteri di regolarità degli stabilimenti;
tempi certi per verifiche e procedure di gara;
strumenti concreti di tutela occupazionale per i bagnini;
meccanismi che garantiscano continuità lavorativa indipendentemente dagli assetti concessori.

Un messaggio netto, che si chiude con un impegno preciso: la Sezione Lifeguards Italiani del Litorale Romano annuncia che vigilerà su tutto il territorio, segnalando alle autorità ogni irregolarità contrattuale o postazione di salvataggio scoperta.

“La sicurezza in mare è un diritto. Il rispetto dei bagnini è un dovere”, conclude Rocca. Un monito chiaro, mentre Ostia si prepara a un’estate che, senza risposte rapide e concrete, rischia di essere la più incerta degli ultimi anni.