Dal Consiglio straordinario del Municipio X emergono tutte le criticità che gravano sul mare di Roma: stabilimenti senza certezze, spiagge libere a rischio, erosione costiera senza soluzioni strutturali. Il Movimento 5 Stelle chiama in causa Campidoglio e Regione Lazio: “Si assumano le loro responsabilità”

Ostia (Rm) - Il futuro del mare di Roma resta appeso a troppe incognite. E' questo il quadro emerso dal Consiglio straordinario del Municipio Roma X, convocato mercoledì 4 febbraio in vista dell’imminente stagione balneare. Un appuntamento che, invece di sciogliere i nodi, ha messo in evidenza ritardi, ambiguità e responsabilità ancora non assunte.

A denunciarlo sono i consiglieri del Movimento 5 Stelle del Municipio X – Alessandro Ieva, Giuliana Di Pillo e Silvia Paoletti – che parlano apertamente di una gestione confusa del litorale di Ostia, con Campidoglio e Regione Lazio chiamati a rispondere delle scelte mancate.

Il PUA fuori dal confronto istituzionale

Uno dei punti più critici riguarda il Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA). Secondo il M5S, il piano – tornato dalla Regione al Campidoglio da circa due mesi – è rimasto completamente fuori dal confronto democratico con il Consiglio municipale.

In questo lasso di tempo, denunciano i consiglieri, il dialogo si è svolto solo con i rappresentanti dei balneari e attraverso gli organi di stampa, escludendo l’unica istituzione che rappresenta direttamente il territorio interessato. Una scelta definita “politicamente sbagliata e istituzionalmente grave”.

Il rischio di un commissariamento mascherato

Per il Movimento 5 Stelle, la recente decisione di riaccentrare in Campidoglio la delega sulle spiagge non può e non deve tradursi in un commissariamento di fatto del territorio.

Governare il litorale senza il coinvolgimento dell’Assemblea elettiva municipale significa, secondo i consiglieri, assumere decisioni lontane dai problemi reali di Ostia, mentre la stagione balneare incombe e l’incertezza cresce giorno dopo giorno.

La domanda senza risposta: chi aprirà e a quali condizioni?

Durante il Consiglio straordinario, il gruppo M5S ha posto una domanda semplice ma cruciale, che resta ancora senza una risposta chiara: chi aprirà e a quali condizioni nella prossima stagione balneare?

I dubbi riguardano: quali stabilimenti saranno effettivamente operativi; come si interverrà sulle strutture oggi occupate, spesso in condizioni di degrado e quali controlli verranno effettuati prima dell’apertura al pubblico.

Interrogativi che toccano direttamente sicurezza, legalità e qualità dell’offerta balneare.

Le parole dell’assessore Zevi e le nuove incertezze

Ulteriore motivo di preoccupazione, secondo il M5S, sono state le dichiarazioni dell’assessore capitolino Tobia Zevi. Durante il Consiglio è stato affermato che i gestori balneari dovranno abbattere gli abusi edilizi per poter aprire, mentre i vincitori dei bandi stagionali potranno entrare nelle strutture, con l’abbattimento degli abusi dei precedenti concessionari a carico del Comune di Roma, in danno.

Una soluzione che, per i pentastellati, solleva interrogativi pesanti su tempi, responsabilità operative e condizioni di sicurezza, soprattutto a ridosso dell’avvio della stagione.

Spiagge libere: il grande punto interrogativo

Alle incertezze sugli stabilimenti si aggiunge il tema delle spiagge libere, che il Movimento 5 Stelle considera centrale. Anche queste, sottolineano i consiglieri, devono garantire requisiti minimi di accessibilità, sicurezza e servizi essenziali.

In particolare, chiedono che siano assicurati il servizio di salvamento e una cartellonistica chiara e completa, come previsto dall’ordinanza balneare della Capitaneria di Porto.

Tempi troppo lunghi: gare rinviate al 2028

A destare ulteriore allarme è il cronoprogramma annunciato: il PUA capitolino verrebbe licenziato nel 2026, mentre le gare pluriennali slitterebbero addirittura al 2028.

Per il M5S si tratta di un rinvio incomprensibile. Attendere altri due anni significherebbe prolungare una gestione emergenziale e precaria. Le gare pluriennali, sostengono, devono partire nel 2027 per garantire certezze, legalità e una programmazione seria del litorale romano.

Il nodo irrisolto: l’erosione del mare di Roma

Ma la preoccupazione più grande va oltre la gestione amministrativa. Al centro c’è il futuro stesso del mare di Roma, minacciato da un’erosione costiera sempre più grave.

Secondo il Movimento 5 Stelle, l’assenza di una strategia strutturale è ormai insostenibile. Gli interventi tampone – come pennelli frangiflutti e ripascimenti “morbidi” – si sono dimostrati inefficaci, con spreco di risorse pubbliche e risultati temporanei. Serve un cambio di passo immediato, con soluzioni realmente efficaci e una responsabilità condivisa tra Governo, Regione e Comune.

L’appello finale a Campidoglio e Regione

Il messaggio politico del M5S è netto: Campidoglio e Regione Lazio devono assumersi fino in fondo le loro responsabilità sul litorale romano, superando una gestione emergenziale, opaca e priva di visione.

Senza decisioni rapide e una strategia di lungo periodo, avvertono i consiglieri, la stagione balneare alle porte rischia di trasformarsi nell’ennesima occasione persa, compromettendo definitivamente il futuro del mare di Roma e l’economia di un territorio che non può più permettersi di aspettare.