Dopo il blitz di Capitaneria di Porto, Guardia di Finanza e Polizia Locale nello storico stabilimento di Ponente, Tiziano Tordella respinge le accuse di presunti abusi edilizi: “La struttura è la stessa da trent’anni”. E lancia l’allarme occupazionale

Ostia (Rm) - Ostia si divide tra carte, sigilli e futuro incerto. Il giorno dopo il sequestro dello stabilimento balneare Arcobaleno Beach, disposto nell’ambito di un’operazione congiunta di Capitaneria di Porto, Guardia di Finanza e Polizia Locale di Roma Capitale, su disposizione della Procura, arriva la replica del titolare Tiziano Tordella.

La contestazione riguarda presunti abusi urbanistico-edilizi e l’assenza di concessione. Ma l’imprenditore respinge ogni addebito e parla di una vicenda che, oltre agli aspetti giudiziari, rischia di travolgere lavoratori e famiglie.

La replica del titolare: “Non siamo abusivi”

Non siamo abusivi, tutta la struttura è in regola”. E' una presa di posizione netta quella di Tiziano Tordella, che rivendica la piena legittimità dello storico lido di lungomare Paolo Toscanelli.

Tordella spiega di guidare da undici anni l’azienda di famiglia e ricostruisce una vicenda amministrativa che, a suo dire, affonda le radici negli anni Novanta.

La storia della concessione: “Il bene ci fu consegnato dallo Stato”

Mia madre era una dipendente della polizia di Stato, si è prosciolta nel 1995 dopo aver vinto una comparazione fatta dalla Capitaneria di Porto e successivamente la vincita al Tar e al Consiglio di Stato della stessa. Il Consiglio di Stato incaricò Capitaneria di Porto e Genio civile alla consegna del bene con lo stato di fatto dei luoghi con annesso verbale e piantina”.

Nella ricostruzione del titolare, il passaggio decisivo è proprio quello della consegna formale dell’immobile da parte dello Stato, avvenuta con verbali e documentazione ufficiale. Un elemento che, secondo la difesa, renderebbe paradossale l’attuale contestazione.

“Lo stabilimento è rimasto uguale da trent’anni”

“Il bene dal 1995, ad oggi, non ha avuto variazioni strutturali e solamente il 27 marzo 2026 il Patrimonio ci notifica un Avvio del Procedimento per abuso edilizio in quanto agli atti non risulta documentazione edilizia risalente al 1974”.

Tordella sostiene dunque che non vi siano stati ampliamenti, modifiche o trasformazioni abusive negli ultimi decenni. Il nodo, secondo quanto riferisce, riguarderebbe piuttosto la mancanza di alcuni titoli edilizi storici risalenti a molti anni prima dell’attuale gestione.

Il richiamo alla storia architettonica del lido

“Tramite diverse ricerche siamo venuti a conoscenza che lo stabilimento Arcobaleno Beach, che all’epoca si chiamava Italia, fu progettato nel 1936 dal celebre architetto italiano Luigi Moretti e modificato dallo stesso tra il 1970 e il 1973”.

Un riferimento che inserisce la vicenda anche in una dimensione storica e urbanistica. Molti stabilimenti del litorale romano, infatti, nascono in epoche diverse e hanno attraversato decenni di trasformazioni normative, concessioni stratificate e archivi spesso incompleti.

“Come potevamo immaginare fosse abusivo?”

Mia madre alla consegna del bene non avrebbe mai potuto immaginare che era abusivo in quanto gliel’ha consegnato lo Stato stesso. Il giorno della consegna del bene firma una concessione dove all’articolo 1 c’è scritto: ‘Il bene è dello Stato e tutte le opere di difficile rimozione sono di proprietà dello Stato…’: come avrebbe mai potuto sospettare che lo Stato le stava consegnando un bene abusivo privo di titoli edilizi?”.

E' il passaggio più duro della replica, in cui il titolare contesta la coerenza dell’intero impianto accusatorio e richiama le responsabilità pubbliche maturate nel tempo.

Il sequestro e la denuncia

Fino a mercoledì 22 aprile, il lido risultava operativo. Poi il sopralluogo congiunto degli enti intervenuti ha portato al sequestro dell’intera struttura e alla denuncia penale del titolare in relazione al presunto abuso edilizio contestato.

Sarà ora l’autorità giudiziaria, insieme agli uffici competenti, a chiarire natura delle irregolarità ipotizzate, eventuali responsabilità e sviluppi della vicenda.

Il fronte economico: “58 dipendenti restano a casa”

“Preciso che sia nel 2020 che nel 2025 abbiamo vinto i bandi indetti da Comune e Patrimonio che legittimavano lo stabilimento e mettendolo totalmente al bando”.

Ma il punto che Tordella considera più urgente riguarda il lavoro: “Al momento l’Arcobaleno Beach srl gestisce, all’interno dello stabilimento, un bar, una tabaccheria, un ristorante, una pizzeria, un parrucchiere e centro estetico e due attività stagionali per la spiaggia e un rooftop con 58 dipendenti all’attivo che oggi restano a casa senza un futuro”.

Un grido d’allarme che sposta la questione dal piano giudiziario a quello sociale.

Una vicenda simbolo del litorale romano

Il caso Ostia riaccende uno dei temi più delicati del litorale: il rapporto tra concessioni demaniali, regolarità urbanistica, investimenti privati e continuità occupazionale.

Tra sigilli, ricorsi possibili e verifiche tecniche, resta, però, una certezza: dietro ogni cancello chiuso non ci sono solo carte bollate, ma decine di lavoratori e una stagione estiva ormai alle porte.