Ostia, sequestri, torture e bombe: smantellato gruppo criminale che terrorizzava il litorale
Di Redazione il 12/05/2026
Sei persone, tre uomini e tre donne, raggiunte da misure cautelari dopo un’indagine coordinata dalla Dda di Roma. I Carabinieri ricostruiscono mesi di violenze: rapimenti, sevizie e attentati per recuperare un bottino da un milione di euro

Ostia (Rm) - All’alba di martedì 12 maggio, Ostia si è svegliata con il suono delle sirene e l’esecuzione di una vasta operazione dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di via Zambrini.
Sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, i militari hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare nei confronti di sei persone – tre uomini e tre donne – ritenute, allo stato delle indagini, gravemente indiziate di aver fatto parte di un gruppo criminale attivo sul litorale romano.
Il movente: un borsone da un milione di euro
Al centro della vicenda, un misterioso borsone scomparso.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, all’interno vi sarebbero stati contanti e orologi di lusso per un valore stimato superiore a un milione di euro, presumibilmente di provenienza illecita.
La sua sparizione avrebbe innescato una spirale di violenza senza precedenti, con l’obiettivo di recuperare il bottino o ottenere informazioni utili a rintracciarlo.
Sequestri e torture: il sistema del terrore
Le indagini hanno documentato almeno quattro sequestri di persona a scopo di estorsione, oltre a un tentativo fallito, tra luglio e novembre dello scorso anno.
Le vittime venivano prelevate con la forza in strada, rinchiuse in appartamenti o ruderi, legate e sottoposte a violenze brutali. Un metodo sistematico, finalizzato a piegare la resistenza psicologica e ottenere informazioni.
Un clima di terrore che ha segnato profondamente il territorio, costringendo alcune vittime a fuggire nottetempo in altre regioni pur di sottrarsi agli aguzzini.
Armi, sevizie e intimidazioni
Il livello di violenza emerso dalle indagini è particolarmente grave.
Gli indagati avrebbero utilizzato armi da fuoco, cesoie, martelli, mazze da baseball e sostanze ustionanti per minacciare e torturare le vittime.
A queste si aggiungono atti intimidatori come il posizionamento di bombe carta su automobili o nei pressi delle abitazioni dei familiari, fino al rogo doloso di una vettura – una Fiat Panda – completamente distrutta nella notte del 30 novembre 2025.
Le indagini: tecnologia e incrocio dei dati
Nonostante il clima di omertà, gli investigatori sono riusciti a ricostruire l’intero quadro grazie a un lavoro meticoloso.
Decisivo lo studio incrociato dei dati telefonici e telematici, l’analisi forense degli smartphone e l’acquisizione dei filmati delle telecamere di sorveglianza.
Un mosaico investigativo che ha permesso di individuare ruoli e responsabilità all’interno del gruppo.
Le misure cautelari
Alla luce della gravità dei fatti, il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per tre uomini, ritenuti gli esecutori materiali delle violenze più gravi.
Per una donna sono stati disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, mentre altre due indagate dovranno presentarsi quotidianamente alla polizia giudiziaria.
Un territorio segnato dalla paura
L’operazione rappresenta un colpo significativo a un’organizzazione che, per mesi, avrebbe imposto la propria legge tra Ostia e le zone limitrofe.
Una vicenda che riaccende i riflettori sulla presenza di dinamiche criminali violente sul litorale romano e sull’importanza di un’azione investigativa costante.
Presunzione di innocenza
Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari: per tutti gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
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