Il progetto di un’area di sosta per camper e roulotte sul lungomare di Ostia, pensato dal Municipio X come risposta “temporanea” all’emergenza abitativa di alcuni nuclei fragili, accende un duro confronto politico e sociale

Ostia (Rm) - L’idea di realizzare un’area camper a vocazione sociale sul lungomare Amerigo Vespucci, destinata ad accogliere roulotte di persone fragili e in emergenza abitativa, si sta trasformando in un caso politico. Contestata da più fronti, la proposta viene giudicata da Azione una soluzione inefficace e rischiosa, che non affronta davvero il disagio sociale e rischia di cristallizzarlo, acuendo al tempo stesso le tensioni con il territorio.

Il progetto del Municipio X e le prime reazioni

Il progetto promosso dal Municipio X, in accordo con il Campidoglio, prevede la realizzazione di un’area di sosta sul lungomare di Ostia, destinata a ospitare camper e roulotte di persone considerate “fragili” e in emergenza abitativa.

Una scelta che, fin dalle prime indiscrezioni, ha suscitato forti perplessità tra i residenti della zona, preoccupati per l’impatto sul decoro urbano, sulla sicurezza e sul futuro assetto di un tratto strategico del litorale, già al centro di progetti di riqualificazione, tra i quali il Parco del Mare di Ostia.

La presa di posizione di Azione

Ora, alle critiche già espresse da diversi gruppi di opposizione, si aggiunge anche la posizione netta di Azione.

“Siamo molto preoccupati per la soluzione che avrebbe individuato il Municipio X sulla presenza di camper e roulotte di persone senza dimora che da anni stazionano sul lungomare di Ostia”, dichiarano Flavia De Gregorio e Antonio De Santis, consiglieri capitolini del partito guidato da Carlo Calenda.

Secondo Azione, la proposta non rappresenta una vera risposta strutturale al disagio abitativo, ma rischia di trasformarsi in un semplice spostamento del problema.

Area camper turistica o area sociale?

Uno dei nodi principali riguarda l’ambiguità del progetto.

Siamo stati tra i proponenti – spiegano i consiglieri – di un’area camper turistica, insieme al nostro consigliere municipale Andrea Bozzi. Ma ben altra cosa è ipotizzare di collocare una decina di nuclei fragili, tra cui una madre con un bambino, in un recinto sul tratto più decentrato del lungomare Amerigo Vespucci, con le loro roulotte di fortuna, accanto a un parcheggio per auto”.

Una commistione che, secondo Azione, rischia di generare confusione funzionale e di penalizzare sia il turismo sia le stesse persone in difficoltà, senza offrire loro un reale percorso di uscita dalla marginalità.

La “temporaneità” che preoccupa

Altro punto critico è la natura dichiaratamente temporanea dell’intervento.

Non ci risultano precedenti di un’area sociale fatta di roulotte – sottolineano De Gregorio e De Santis e quando si parla di temporaneità servono garanzie chiare su tempi e modalità. Garanzie che, al momento, non ci sono”.

A questo si aggiunge la necessità, ribadita dal partito, di ascoltare le preoccupazioni dei residenti, che temono una soluzione destinata a protrarsi nel tempo senza reali prospettive di superamento.

Un dissenso che attraversa anche la maggioranza

Il caso dell’area camper non spacca solo l’opposizione e il territorio, ma attraversa anche la stessa maggioranza di centrosinistra che governa il Municipio X. Alcune voci interne hanno infatti espresso dubbi sulla bontà dell’intervento, giudicato insufficiente sul piano sociale e potenzialmente dannoso sul piano urbanistico e simbolico.

Un segnale di quanto il tema sia delicato e divisivo, e di come la ricerca di un equilibrio tra inclusione sociale, diritti delle persone fragili e tutela del territorio resti ancora lontana.

L’appello al Partito Democratico

In conclusione, Azione lancia un appello diretto al Partito Democratico romano: “Chiediamo di scongiurare questa ipotesi, soprattutto alla luce del fatto che la delibera potrebbe arrivare al voto già giovedì nel prossimo Consiglio municipale. Questa non è una risposta all’emergenza abitativa, ma un modo per rinviare il problema”.

Un messaggio chiaro, che fotografa un territorio attraversato da tensioni crescenti e una scelta amministrativa che, anziché ricomporre, rischia di aprire nuove fratture politiche e sociali.