Omicidio Camboni, chiesta una perizia psichiatrica per Giada Crescenzi: “Non ricorda nulla, un nuovo caso Franzoni”
Di Maria Grazia Stella il 24/02/2026
Lunedì 23 febbraio, nell’aula bunker di San Basilio, si è celebrata la prima udienza del processo che vede la 32enne imputata per l’omicidio della suocera uccisa con 34 coltellate mentre dormiva nel suo letto nella notte tra il 15 e il 16 maggio a Fregene
Fregene (Rm) - Si apre con una richiesta destinata a segnare l’intero processo la prima udienza per l’omicidio di Stefania Camboni, uccisa nel suo villino di Fregene. La difesa di Giada Crescenzi, unica imputata, invoca una perizia psichiatrica: la 32enne non ricorderebbe nulla della notte del delitto e, secondo i legali, potrebbe aver agito in uno stato di grave dissociazione mentale. Sullo sfondo, un parallelismo che riapre ferite mai rimarginate nella memoria giudiziaria italiana: “Siamo davanti a un nuovo caso Franzoni”.
La prima udienza nell’aula bunker
Lunedì 23 febbraio, nell’aula bunker di San Basilio, si è celebrata la prima udienza del processo che vede Giada Crescenzi, 32 anni, imputata per l’omicidio della suocera Stefania Camboni, 58 anni. La donna è accusata di aver colpito la vittima con 34 coltellate mentre dormiva nel suo letto, nella notte tra il 15 e il 16 maggio dello scorso anno. L'accusa è di “omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla minorata difesa”.
La Crescenzi, arrestata il giorno stesso del ritrovamento del corpo, è detenuta da allora nel carcere di Civitavecchia.
La richiesta della difesa: “Accertare lo stato mentale”
Le avvocatesse Anna Maria Anselmi e Maria Grazia Cappelli, che assistono l’imputata, hanno aperto il dibattimento con una richiesta netta: disporre una perizia psichiatrica per valutare la capacità di intendere e di volere della loro assistita al momento dei fatti.
Secondo la difesa, Giada Crescenzi sarebbe stata vittima di un grave stato dissociativo, tale da impedirle la piena consapevolezza delle proprie azioni. Un elemento centrale è l’amnesia totale riferita dall’imputata: la donna sostiene di non ricordare nulla di quanto accaduto quella notte.
La perizia di parte: “Incapace di intendere e di volere”
A supporto della richiesta, il collegio difensivo ha depositato una perizia psichiatrica di parte, firmata dallo psichiatra Alberto D’Argenio, che conclude per una incapacità di intendere e di volere al momento del delitto.
La relazione, redatta con il contributo di una psicologa forense e basata su test clinici specifici, descrive un quadro di dissociazione profonda, compatibile con la cancellazione dei ricordi traumatici.
“I documenti che abbiamo prodotto – spiegano le legali – delineano una condizione psichica gravemente compromessa”.
“Un nuovo caso Franzoni”
E’ l’avvocata Anna Maria Anselmi a pronunciare le parole più forti: “Ci troviamo di fronte a un nuovo caso Franzoni”.
Il riferimento è al delitto di Cogne del 2002, quando Annamaria Franzoni uccise il figlio Samuele in uno stato di negazione della realtà. Un parallelismo pesante, che chiama in causa i meccanismi della mente di fronte a eventi estremi e traumatici.
“Giada non mente – ribadisce Anselmi – semplicemente non ricorda. La sua mente ha rimosso ciò che è accaduto”.
Il possibile “transfert” e l’accusa iniziale all’ex compagno
Secondo la difesa, la giovane potrebbe essere stata vittima di un transfert psicologico: avrebbe vissuto quei momenti drammatici “attraverso gli occhi” dell’ex compagno Francesco Violoni, figlio della vittima, con il quale conviveva nel villino di Fregene.
In questo stato di confusione, subito dopo l’arresto, Giada Crescenzi avrebbe indicato proprio Violoni come responsabile dell’omicidio.
La posizione di Francesco Violoni: archiviazione e querela
Una ricostruzione che, però, non ha retto al vaglio degli inquirenti. Come ha ricordato Massimiliano Gabrielli, legale della famiglia Camboni, la posizione di Francesco Violoni è stata archiviata dal Gip del Tribunale il 29 gennaio scorso “per non aver commesso il fatto”.
L’8 febbraio, Violoni ha querelato Giada Crescenzi per calunnia aggravata.
Va ricordato che quella notte l’uomo era regolarmente in servizio come guardia giurata all’aeroporto di Fiumicino, circostanza confermata dalle indagini.
La decisione dei giudici e i prossimi passi
Il collegio giudicante si è riservato di decidere sulla richiesta di perizia psichiatrica. L’ipotesi più probabile è la nomina di un consulente tecnico d’ufficio (Ctu), che sottoporrà l’imputata a nuovi accertamenti.
Giada Crescenzi, secondo quanto emerso in aula, è già seguita da tempo con terapie farmacologiche e supporto psicologico, in ragione di un quadro clinico ritenuto patologico.
La prossima udienza
Il processo riprenderà il 14 aprile. Sarà allora che la Corte deciderà se e come approfondire lo stato mentale dell’unica imputata, in un procedimento che si preannuncia lungo e complesso, sospeso tra verità giudiziaria, scienza psichiatrica e uno dei delitti più drammatici avvenuti negli ultimi anni sul litorale romano.

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