Pomezia, lavoro sommerso sotto la lente: 60 dipendenti “in nero” in un ristorante
Di Maria Grazia Stella il 16/02/2026
Maxi sanzione da oltre 500mila euro. Le Fiamme Gialle rafforzano la tutela dei lavoratori e la legalità del mercato
Pomezia (Rm) - Sessanta lavoratori completamente “in nero”, tra cui due minorenni, pagamenti irregolari e violazioni diffuse delle norme a tutela del lavoro. E' quanto emerso da un controllo articolato condotto dalla Guardia di Finanza a Pomezia, che ha portato a una maxi sanzione da oltre 500mila euro nei confronti di una società di capitali operante nel settore della ristorazione. Un’operazione che conferma l’attenzione delle Fiamme Gialle nel contrasto al lavoro sommerso e nella difesa dei diritti dei lavoratori più vulnerabili.
Il blitz della Guardia di Finanza a Pomezia
I finanzieri del Comando Provinciale di Roma, nell’ambito di un piano strutturato di contrasto allo sfruttamento della manodopera irregolare, hanno effettuato un controllo approfondito su un ristorante di Pomezia, attivo nella “ristorazione con somministrazione”.
L’attività ispettiva, estesa su un arco temporale di due anni, ha consentito di accertare l’impiego sistematico di 60 lavoratori completamente privi di regolare contratto, in palese violazione della normativa vigente.
Lavoratori invisibili, diritti calpestati
Tra le posizioni irregolari individuate, spicca la presenza di due minorenni impiegati senza alcuna tutela. Un dato che aggrava ulteriormente il quadro e accende i riflettori su una pratica che non solo danneggia l’Erario, ma espone i lavoratori – soprattutto i più giovani – a condizioni di sfruttamento e precarietà assoluta.
La ricostruzione dell’organizzazione del personale
Nel corso del controllo, le Fiamme Gialle della Compagnia di Pomezia hanno ricostruito nel dettaglio l’organizzazione interna del personale e i rapporti di lavoro.
L’analisi accurata della documentazione extra-contabile rinvenuta ha permesso di delineare con precisione le modalità di utilizzo della forza lavoro irregolare, evidenziando un sistema strutturato e reiterato nel tempo.
Retribuzioni pagate in nero e danno all’Erario
L’indagine ha inoltre fatto emergere il pagamento delle retribuzioni attraverso strumenti non tracciati, una pratica finalizzata a eludere i controlli fiscali e contributivi.
Un meccanismo che produce un duplice danno: da un lato sottrae risorse allo Stato, dall’altro priva i lavoratori di contributi, tutele previdenziali e garanzie fondamentali. Al termine delle verifiche, sono state elevate sanzioni amministrative per un importo complessivo superiore a 500.000 euro.
I minorenni e l’intervento della Procura
Per quanto riguarda l’impiego dei due minori, la Guardia di Finanza ha informato la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri, affinché vengano valutate le ipotesi di reato e adottate le misure di competenza. Un passaggio fondamentale per accertare eventuali responsabilità penali e garantire la piena tutela dei ragazzi coinvolti.
Un presidio di legalità nel mondo del lavoro
L’operazione si inserisce in un più ampio dispositivo di contrasto all’illegalità economico-finanziaria portato avanti dalla Guardia di Finanza, volto a tutelare la concorrenza leale tra le imprese; difendere la legalità del mercato del lavoro e proteggere i diritti dei lavoratori, con particolare attenzione alle fasce più fragili.
Un impegno costante che mira a colpire chi sfrutta il lavoro nero e a ristabilire condizioni di equità e trasparenza nel tessuto economico del territorio.
Presunzione di innocenza
Si precisa che il procedimento penale è attualmente nella fase delle indagini preliminari e che, fino a eventuale sentenza definitiva, vige il principio di presunzione di innocenza nei confronti delle persone sottoposte a indagine.

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