Sit-in davanti al Municipio X promosso dal comitato “Arcobaleno è Famiglia”. In gioco lavoro, economia e futuro della stagione balneare. Intanto il Campidoglio annuncia la riapertura di alcune strutture

Ostia (Rm) - Striscioni, megafoni e una richiesta chiara: “Chiarezza e giustizia per il mare di Roma”.

E' questo il messaggio lanciato dal comitato “Arcobaleno è Famiglia”, sceso in piazza a Ostia davanti alla sede del Municipio X per protestare contro la chiusura dello stabilimento Arcobaleno Beach, sul lungomare Paolo Toscanelli.

Una mobilitazione partecipata, che ha visto la presenza del titolare del lido, dei lavoratori – inclusi gli stagionali – di cittadini e di esponenti politici dell’opposizione municipale, tra cui Monica Picca, capogruppo della Lega. A sostenere la protesta anche l’associazione Giustizia X Ostia.

Una storia lunga trent’anni

La chiusura dello stabilimento, disposta dalla Procura per presunti abusi urbanistici e la mancanza della stessa concessione, ha colpito una realtà attiva dal 1995.

Una struttura storica, affidata dal Comune di Roma alla famiglia dell’attuale gestore e mai modificata nella sua configurazione originaria, che oggi impiega 58 lavoratori tra servizi di spiaggia, ristorazione e attività connesse, oltre a numerosi stagionali.

La vicenda ha acceso un sentimento diffuso di frustrazione tra i residenti, già provati da una stagione balneare segnata da incertezze e provvedimenti analoghi.

Il peso economico delle chiusure

A preoccupare non è solo il destino di una singola attività, ma l’impatto complessivo sul sistema economico del litorale.

Secondo stime diffuse da Ascom Confcommercio, circa 1.000 lavoratori stagionali rischiano di restare senza reddito, mentre il danno economico potrebbe oscillare tra i 15 e i 25 milioni di euro.

Solo nei primi cinque mesi della stagione si stimano circa 6 milioni di euro di salari non percepiti.

Un effetto domino che coinvolgerebbe non solo gli stabilimenti, ma anche fornitori, bar, ristoranti, servizi turistici e trasporti, con ricadute pesanti sull’intero quadrante di Roma Sud.

Una stagione balneare sotto pressione

L’apertura ufficiale della stagione è fissata per il 1° maggio, con proroghe fino al 17, ma il quadro resta incerto.

Tra ricorsi, sequestri e ritardi burocratici, il rischio è quello di un avvio compromesso, proprio nel momento in cui il litorale dovrebbe rappresentare un volano economico per la città.

Da qui la richiesta, forte e condivisa, di tempi certi e regole chiare per la gestione delle concessioni demaniali.

Dal Campidoglio: prime riaperture

Nel frattempo, da Roma Capitale arrivano i primi segnali concreti di riattivazione del litorale. L’assessorato al Patrimonio ha annunciato la riapertura di tredici strutture tra stabilimenti e ristoranti, nell’ambito di un’azione definita di “ripristino della legalità e delle regole certe”.

Si tratta, nello specifico, delle realtà Village, Elmi, Edonè, Ristorante Lido, El Miramar, Plinius, Zenit, Bussola, Bicocca, Battistini, Vela, Vecchia Pineta ed El Miramar stabilimento, mentre nella giornata di domani è prevista la firma per ulteriori dieci aperture.

Un passaggio che punta a garantire una parziale ripartenza in vista della stagione estiva, pur in un quadro che resta ancora incerto e in continua evoluzione.

Oltre la protesta: una richiesta di futuro

La manifestazione di Ostia non è solo una reazione a una chiusura, ma il sintomo di un malessere più profondo.

Cittadini e lavoratori chiedono certezze, trasparenza e una visione chiara per il futuro del litorale.

Perché il mare di Roma, tra potenzialità e fragilità, resta un nodo cruciale per l’economia e l’identità della città. E la partita, a pochi giorni dall’estate, è tutt’altro che chiusa.