Petrillo: “Così si militarizza la scuola e si rinuncia ad affrontare il disagio giovanile”

Fiumicino (Rm) - Il protocollo “Scuole Sicure 2025/2026” approvato dal Comune di Fiumicino accende il dibattito politico. Secondo il consigliere comunale Angelo Petrillo, l’intervento punta esclusivamente su test antidroga e controlli di polizia, trascurando del tutto prevenzione, ascolto e supporto ai giovani e alle famiglie. Una scelta che, denuncia, rischia di trasformare la scuola in un luogo di sorveglianza anziché di crescita.

Il protocollo “Scuole Sicure” sotto accusa

“Test antidroga, controlli e straordinari della Polizia Locale: è questa la risposta scelta dal Comune di Fiumicino con l’adesione al protocollo ‘Scuole Sicure 2025/2026’”.

Così Angelo Petrillo, consigliere comunale di Fiumicino – Lista Civica Ezio, sintetizza una misura che destina circa 25mila euro esclusivamente ad azioni di controllo davanti a due istituti scolastici del territorio.

Un intervento che, nelle intenzioni dell’Amministrazione, dovrebbe contrastare lo spaccio e il consumo di sostanze, ma che secondo l’esponente dell’opposizione riduce una questione complessa a un semplice problema di ordine pubblico.

“Contrastare le droghe sì, ma non solo con la repressione”

Petrillo chiarisce di non voler sminuire il tema: “Nessun equivoco: contrastare l’uso di sostanze è doveroso. Ma concentrare tutte le risorse su test e controlli significa rinunciare a intervenire sulle cause del disagio giovanile”.

Secondo il consigliere, l’approccio scelto rischia di essere miope, perché non affronta ciò che spinge molti ragazzi verso comportamenti a rischio: solitudine, mancanza di spazi, assenza di alternative e fragilità familiari.

Le grandi assenze: prevenzione, ascolto e supporto

Il nodo centrale della critica riguarda ciò che nel protocollo non c’è.

Nessun euro – sottolinea Petrillo è destinato alla prevenzione, all’ascolto, al supporto psicologico dei ragazzi e delle famiglie o alla creazione di opportunità nel tempo libero”.

Un vuoto che pesa soprattutto nelle ore pomeridiane, quando il territorio è costellato di spazi senza presìdi educativi o sociali e i giovani restano spesso soli, senza punti di riferimento.

La scuola come luogo di fiducia, non di sorveglianza

Un altro punto delicato riguarda il ruolo della scuola.

“La scuola è un’istituzione autonoma – ricorda Petrillo e i dirigenti scolastici hanno già strumenti per segnalare situazioni illecite alle forze dell’ordine”.

L’introduzione di presìdi sistematici e test antidroga, secondo il consigliere, rischia invece di creare un clima di controllo permanente che allontana studenti e famiglie dal dialogo, rendendo più difficile intercettare i problemi prima che degenerino.

“Una contraddizione evidente”

“La contraddizione è evidente – incalza Petrillo –: se test e controlli sono la soluzione, perché applicarli solo alle scuole?”.

Seguendo questa logica, aggiunge, bisognerebbe estenderli a tutti i luoghi pubblici e di lavoro, comprese le sedi istituzionali comunali.

E’ chiaro – conclude – che una comunità non può essere governata con la militarizzazione degli spazi”.

Un protocollo parziale e selettivo

Secondo l’esponente della Lista Civica Ezio, il protocollo presenta anche un problema di equità:
“E’ parziale e selettivo: riguarda solo alcuni istituti, lasciandone fuori altri senza criteri chiari, e ignora ciò che accade fuori dall’orario scolastico”.

Il rischio, avverte, è quello di spostare il problema anziché risolverlo.

Sicurezza vera o risposta simbolica?

La sicurezza vera – conclude Petrillo – si costruisce prevenendo e offrendo alternative, non solo controllando”.

Un messaggio che riporta al centro il tema delle politiche educative e sociali come strumenti fondamentali per affrontare il disagio giovanile, evitando che la scuola diventi l’ennesimo spazio segnato più dalla paura che dalla fiducia.