Fiumicino, “Scuole sicure”: test antidroga e controlli, ma la prevenzione resta fuori
Di Maria Grazia Stella il 07/01/2026
Petrillo: “Così si militarizza la scuola e si rinuncia ad affrontare il disagio giovanile”
Fiumicino (Rm) - Il protocollo “Scuole Sicure 2025/2026” approvato dal Comune di Fiumicino accende il dibattito politico. Secondo il consigliere comunale Angelo Petrillo, l’intervento punta esclusivamente su test antidroga e controlli di polizia, trascurando del tutto prevenzione, ascolto e supporto ai giovani e alle famiglie. Una scelta che, denuncia, rischia di trasformare la scuola in un luogo di sorveglianza anziché di crescita.
Il protocollo “Scuole Sicure” sotto accusa
“Test antidroga, controlli e straordinari della Polizia Locale: è questa la risposta scelta dal Comune di Fiumicino con l’adesione al protocollo ‘Scuole Sicure 2025/2026’”.
Così Angelo Petrillo, consigliere comunale di Fiumicino – Lista Civica Ezio, sintetizza una misura che destina circa 25mila euro esclusivamente ad azioni di controllo davanti a due istituti scolastici del territorio.
Un intervento che, nelle intenzioni dell’Amministrazione, dovrebbe contrastare lo spaccio e il consumo di sostanze, ma che secondo l’esponente dell’opposizione riduce una questione complessa a un semplice problema di ordine pubblico.
“Contrastare le droghe sì, ma non solo con la repressione”
Petrillo chiarisce di non voler sminuire il tema: “Nessun equivoco: contrastare l’uso di sostanze è doveroso. Ma concentrare tutte le risorse su test e controlli significa rinunciare a intervenire sulle cause del disagio giovanile”.
Secondo il consigliere, l’approccio scelto rischia di essere miope, perché non affronta ciò che spinge molti ragazzi verso comportamenti a rischio: solitudine, mancanza di spazi, assenza di alternative e fragilità familiari.
Le grandi assenze: prevenzione, ascolto e supporto
Il nodo centrale della critica riguarda ciò che nel protocollo non c’è.
“Nessun euro – sottolinea Petrillo – è destinato alla prevenzione, all’ascolto, al supporto psicologico dei ragazzi e delle famiglie o alla creazione di opportunità nel tempo libero”.
Un vuoto che pesa soprattutto nelle ore pomeridiane, quando il territorio è costellato di spazi senza presìdi educativi o sociali e i giovani restano spesso soli, senza punti di riferimento.
La scuola come luogo di fiducia, non di sorveglianza
Un altro punto delicato riguarda il ruolo della scuola.
“La scuola è un’istituzione autonoma – ricorda Petrillo – e i dirigenti scolastici hanno già strumenti per segnalare situazioni illecite alle forze dell’ordine”.
L’introduzione di presìdi sistematici e test antidroga, secondo il consigliere, rischia invece di creare un clima di controllo permanente che allontana studenti e famiglie dal dialogo, rendendo più difficile intercettare i problemi prima che degenerino.
“Una contraddizione evidente”
“La contraddizione è evidente – incalza Petrillo –: se test e controlli sono la soluzione, perché applicarli solo alle scuole?”.
Seguendo questa logica, aggiunge, bisognerebbe estenderli a tutti i luoghi pubblici e di lavoro, comprese le sedi istituzionali comunali.
“E’ chiaro – conclude – che una comunità non può essere governata con la militarizzazione degli spazi”.
Un protocollo parziale e selettivo
Secondo l’esponente della Lista Civica Ezio, il protocollo presenta anche un problema di equità:
“E’ parziale e selettivo: riguarda solo alcuni istituti, lasciandone fuori altri senza criteri chiari, e ignora ciò che accade fuori dall’orario scolastico”.
Il rischio, avverte, è quello di spostare il problema anziché risolverlo.
Sicurezza vera o risposta simbolica?
“La sicurezza vera – conclude Petrillo – si costruisce prevenendo e offrendo alternative, non solo controllando”.
Un messaggio che riporta al centro il tema delle politiche educative e sociali come strumenti fondamentali per affrontare il disagio giovanile, evitando che la scuola diventi l’ennesimo spazio segnato più dalla paura che dalla fiducia.

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