Indagine della Guardia Costiera sotto il coordinamento della Procura di Civitavecchia: frode alimentare, denunce penali e sanzioni per pesca e commercializzazione illegale

Fiumicino (Rm) – Un’operazione di vasta portata della Guardia Costiera – Capitaneria di Porto di Roma Fiumicino, coordinata dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia, ha portato al sequestro di circa 9 tonnellate di vongole lupino pescate e immesse sul mercato in violazione delle norme sanitarie. Molluschi provenienti da acque contaminate e mai sottoposti ai necessari processi di depurazione, con un grave rischio per la salute dei consumatori.

L’indagine: mesi di controlli e analisi documentali

L’attività investigativa, sviluppata negli ultimi mesi del 2025, ha richiesto un lavoro capillare e complesso. Gli uomini della Capitaneria di Porto hanno passato al setaccio centinaia di Documenti di Registrazione (DdR), strumenti fondamentali per garantire la tracciabilità dei molluschi bivalvi lungo tutta la filiera.

I controlli hanno interessato oltre 30 operatori commerciali – tra pescherie, grossisti, centri d’asta e stabilimenti di spedizione – oltre a 16 pescherecci operanti nel Compartimento marittimo di Roma, ricostruendo con precisione i flussi del prodotto dal mare alle tavole.

Vongole lupino senza depurazione: un rischio per la salute

Al centro dell’inchiesta le vongole lupino (Chamelea gallina), una delle specie più diffuse e consumate. Le indagini hanno accertato che circa 9.000 chili di prodotto sono stati destinati alla vendita senza passare dagli impianti di depurazione, fase obbligatoria per abbattere la carica batterica e rendere il mollusco idoneo al consumo umano.

Una violazione gravissima che avrebbe potuto esporre centinaia di ignari clienti a patologie tossinfettive anche severe.

La frode: dalla Zona B spacciata per Zona A

Il meccanismo illecito era tanto semplice quanto pericoloso. I pescherecci dichiaravano formalmente di operare in “Zona A”, ovvero aree marine classificate come sicure e dalle quali il prodotto può essere commercializzato direttamente.

Le verifiche hanno invece dimostrato che le vongole provenivano in realtà da “Zona B”, acque contaminate che impongono per legge la depurazione preventiva. Il prodotto veniva poi indirizzato verso stabilimenti privi di impianti idonei, aggirando deliberatamente i controlli e falsificando la documentazione.

Denunce, sanzioni e sospensione delle licenze

Il bilancio dell’operazione è pesante. Sono coinvolti armatori e comandanti di cinque motopesca e il titolare di un centro di spedizione.

Deferimenti all’Autorità giudiziaria: i responsabili dovranno rispondere di reati quali commercio di sostanze alimentari nocive, frode nell’esercizio del commercio, falsità ideologica in atto pubblico e inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità.

Sanzioni amministrative: tre pescherecci sono stati multati per aver ostacolato l’attività ispettiva. Complessivamente sono state comminate multe per 6.000 euro e assegnati 21 punti per infrazioni gravi.

Sospensione della licenza di pesca: per uno dei motopesca è scattato lo stop dell’attività per due mesi, avendo superato il limite massimo di punti previsto dalla normativa.

Tutela dei consumatori e legalità nella filiera ittica

Accanto all’azione repressiva, la Guardia Costiera ha avviato anche un’intensa attività informativa rivolta agli operatori del settore, ribadendo l’importanza della depurazione dei molluschi e della corretta compilazione dei documenti di tracciabilità.

Un’operazione che conferma l’impegno costante della Capitaneria di Porto nella difesa della salute pubblica, nella tutela dei consumatori e nel contrasto alle frodi alimentari, che oltre a danneggiare il mercato lecito possono trasformarsi in un serio pericolo per la collettività.