Ostia sogna Malibù. I bagnini: “Sì al rilancio sportivo, ma sicurezza e preparazione devono andare di pari passo”
Di Maria Grazia Stella il 02/03/2026
Il litorale romano guarda al modello Malibù e punta a diventare una località trendy per il surf e gli sport acquatici
Ostia (Rm) - Ostia guarda al modello Malibù e punta a diventare una località trendy per il surf e gli sport acquatici. I bagnini accolgono con favore la nuova ordinanza balneare che amplia gli spazi per le attività in mare, ma lanciano un messaggio chiaro: la crescita sportiva deve essere accompagnata da protocolli di sicurezza evoluti, formazione specifica e coordinamento operativo. “Più sport significa più responsabilità”.
Un litorale che cambia volto
Onde, tavole, vele e colori. Il mare di Ostia cambia pelle e guarda con sempre maggiore decisione a un futuro da capitale degli sport acquatici, ispirandosi a modelli iconici come Malibu. Un’immagine affascinante, fatta di surfisti, windsurf, catamarani e scuole sportive sempre più presenti lungo la costa romana.
La nuova ordinanza balneare, che dedica maggiore attenzione agli spazi per surfisti e attività sportive organizzate, va esattamente in questa direzione. Un segnale positivo, accolto con favore anche dai bagnini, che però avvertono: lo sviluppo deve essere governato, non lasciato al caso.
“Più sport in mare, più complessità nelle emergenze”
A intervenire sono i lifeguard della Sezione Lifeguards Italiani – Delegazione Litorale Romano e Lazio, che sottolineano come la crescita delle discipline acquatiche rappresenti una grande opportunità per il territorio, ma anche una nuova sfida in termini di sicurezza.
“L’aumento di surf, windsurf, vela, catamarano, canoa e kite – spiegano – significa maggiore complessità nella gestione delle emergenze. E' fondamentale che l’evoluzione sportiva del litorale sia accompagnata da un rafforzamento concreto dei protocolli di sicurezza”.
La proposta: un tavolo tecnico permanente
Per questo i bagnini propongono l’istituzione di un tavolo tecnico permanente che metta attorno allo stesso tavolo tutti gli attori coinvolti: bagnini e coordinatori del servizio di salvataggio, referenti delle scuole di surf e sport acquatici, istruttori di vela, windsurf, catamarano, canoa e kite.
L’obiettivo è ambizioso ma chiaro: costruire un sistema condiviso che permetta di prevenire i rischi e intervenire in modo rapido ed efficace quando qualcosa va storto.
Gli scenari di rischio: quando lo sport diventa emergenza
Secondo Alessandro Rocca, delegato del Litorale Romano e Lazio, è necessario partire dall’analisi concreta degli incidenti possibili: “Dobbiamo studiare insieme i potenziali scenari e strutturare procedure di intervento chiare e standardizzate”.
Gli esempi non mancano: una barca a vela che scuffia con l’equipaggio intrappolato sotto lo scafo; un surfista scaraventato dall’onda contro gli scogli; collisioni tra tavole o tra tavola e imbarcazioni; un kite in difficoltà trascinato verso una zona affollata; canoe o catamarani ribaltati a causa di improvvisi cambi meteo.
Situazioni diverse dal salvataggio tradizionale, che richiedono competenze specifiche, coordinamento immediato e comunicazioni efficaci.
Una lista condivisa degli incidenti e protocolli comuni
La proposta dei lifeguard è concreta: creare una lista condivisa degli incidenti più frequenti, analizzarne le dinamiche e predisporre protocolli operativi comuni, con ruoli definiti e catene di comando chiare.
Un passaggio fondamentale per evitare improvvisazioni e garantire uniformità di intervento lungo tutto il litorale, soprattutto nei momenti di maggiore afflusso.
Il Piano Collettivo di Salvataggio come chiave di volta
In questo percorso, il Piano Collettivo di Salvataggio rappresenta lo strumento centrale.
Per i bagnini significa formazione mirata su scenari specifici, addestramento congiunto con istruttori sportivi, simulazioni operative periodiche e standardizzazione delle procedure di emergenza.
Un modello che guarda alle grandi spiagge internazionali, dove la convivenza tra sport e sicurezza è il risultato di pianificazione e professionalità.
Ostia come Malibù, ma con una sicurezza all’altezza
Il messaggio dei lifeguard è netto e costruttivo: Ostia può crescere, diventare un riferimento per il surf e gli sport acquatici, attrarre giovani, turismo e investimenti. Ma deve farlo con una cultura della sicurezza moderna, condivisa e altamente professionale.
“Ostia può davvero guardare a Malibù – conclude Rocca – ma solo se bagnini, istruttori e operatori saranno pronti ad affrontare anche gli incidenti legati agli sport acquatici. Noi siamo pronti a fare la nostra parte”.
Un sogno e un rilancio possibile, dunque, a patto che onde e adrenalina viaggino sempre insieme a preparazione, prevenzione e responsabilità.

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