Cocaina nei calzini e laboratori in casa: smantellata rete dello spaccio tra Fiumicino e Roma
Di Maria Grazia Stella il 29/04/2026
Nove arresti della Polizia di Stato tra Fiumicino, Roma e l’hinterland: dal pusher con dosi nascoste nei calzini agli appartamenti trasformati in “home lab”. Scoperta una filiera dello spaccio dinamica e capillare, tra street dealing e basi operative domestiche

Fiumicino (Rm) - Dalla panchina di una strada sul litorale alle stanze di appartamenti trasformati in veri e propri laboratori clandestini, lo spaccio si muove su più livelli, adattandosi e rigenerandosi con sorprendente rapidità.
E' questo il quadro emerso dagli ultimi interventi della Polizia di Stato, che hanno portato a nove arresti tra Fiumicino, la Capitale e i Castelli Romani, delineando un sistema “fluido”, capace di collegare la vendita al dettaglio con strutture domestiche organizzate per la lavorazione e la distribuzione delle sostanze.
Il pusher di Fiumicino e la cocaina nascosta nei calzini
Tra gli episodi più emblematici spicca quello avvenuto a Fiumicino, dove un pusher è stato intercettato con 27 dosi tra cocaina e crack già confezionate e pronte per essere vendute.
In un’altra operazione, un uomo è stato fermato con 27 involucri di cocaina nascosti nei calzini, insieme a una somma di denaro ritenuta provento dell’attività illecita, un espediente semplice ma ancora utilizzato per tentare di sfuggire ai controlli.
I “driver” dello spaccio nei quartieri della Capitale
Il sistema si estende anche alla dimensione urbana, dove emergono figure che operano come veri e propri “corrieri” della droga.
Tra i quartieri Appio e Casilino, gli agenti hanno fermato un soggetto che trasportava circa 45 grammi di cocaina occultati nelle parti intime, riconducendo poi l’attività a una base domestica utilizzata per la preparazione delle dosi, completa di bilancini di precisione e materiali per il confezionamento.
Genzano, laboratorio familiare dello spaccio
Il livello più strutturato dell’organizzazione emerge chiaramente negli “home lab”.
A Genzano di Roma, gli agenti hanno scoperto un laboratorio domestico gestito da due fratelli, all’interno del quale erano conservati oltre 200 grammi di droga tra hashish e cocaina, insieme a strumenti per il taglio e il confezionamento, più di 2.500 euro in contanti e appunti utilizzati per tenere una contabilità rudimentale ma significativa, segno di un’attività ben organizzata.
La rete si estende tra Castelli e hinterland
Operazioni analoghe hanno interessato anche altre zone.
A Tivoli, una donna è stata arrestata dopo il ritrovamento nella sua abitazione di oltre 216 grammi di cocaina confezionata sottovuoto, insieme a macchinari e strumenti per la lavorazione.
Situazioni simili sono emerse a Colleferro e nel quartiere Torre Angela, dove tre giovani utilizzavano i propri appartamenti come basi operative, custodendo quantitativi di sostanze stupefacenti che variavano da alcune decine fino a oltre 200 grammi tra hashish, crack e cocaina.
Droghe sintetiche e contanti nel sud-est di Roma
Nel quadrante sud-est della Capitale, infine, un intervento delle Volanti, scattato inizialmente per una violenta lite in strada, ha portato alla scoperta di un’altra base dello spaccio.
All’interno dell’abitazione di un giovane sono stati trovati oltre 100 grammi tra hashish e ketamina, sostanze sintetiche riconducibili all’Lsd, farmaci, bilancini di precisione e più di 4.000 euro in contanti, elementi che delineano un’attività articolata e diversificata.
Una filiera dello spaccio sempre più organizzata
Le operazioni raccontano una realtà in evoluzione, dove lo spaccio non è più limitato alla figura del pusher di strada ma si sviluppa attraverso una filiera completa che comprende la lavorazione delle sostanze negli appartamenti, il loro trasporto e la distribuzione capillare sul territorio.
Un sistema capace di adattarsi rapidamente ai controlli e di rigenerarsi attraverso nuove modalità operative.
Arresti convalidati
Tutti i nove arresti sono stati convalidati dall’Autorità giudiziaria, mentre proseguono le indagini per ricostruire eventuali collegamenti tra i diversi episodi e individuare ulteriori ramificazioni della rete.
Presunzione di innocenza
Le persone coinvolte si trovano nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, devono essere considerate innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
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