Ostia, sequestrate 200 cabine allo stabilimento Venezia: blitz della Guardia di Finanza
Di Maria Grazia Stella il 12/03/2026
L’operazione su delega della Procura ipotizza difformità urbanistiche rispetto ai progetti autorizzati. Il concessionario: “Abbiamo tutti i permessi in regola”
Ostia (Rm) - Nuovo capitolo nella vicenda degli stabilimenti balneari di Ostia. Nella mattinata di giovedì 12 marzo, la Guardia di Finanza, su delega della Procura della Repubblica di Roma, ha eseguito un sequestro preventivo all’interno dello stabilimento balneare Venezia, sul lungomare Amerigo Vespucci.
Sigilli a 200 cabine del Venezia
I militari hanno apposto i sigilli a circa 200 cabine collocate sulla spiaggia. Secondo l’ipotesi investigativa, le strutture sarebbero state realizzate in difformità rispetto al progetto autorizzato dagli enti locali, circostanza che le renderebbe abusive dal punto di vista urbanistico.
Il provvedimento si inserisce nel quadro dei controlli sulla regolarità delle concessioni e delle strutture balneari del litorale romano.
La posizione del concessionario
A respingere ogni accusa sono Ruggero Barbadoro, storico concessionario del lido, e la figlia Claudia, che, sottolineano la piena regolarità delle strutture presenti sull’arenile, poste oggi sotto sequestro penale.
“Sto recuperando tutta la documentazione – spiega Ruggero Barbadoro – dai progetti originari ai titoli autorizzativi. Quando, ormai molti anni fa, abbiamo ristrutturato lo stabilimento, siamo stati attentissimi a rispettare i volumi indicati nella licenza edilizia”.
Secondo Barbadoro, l’intervento di riqualificazione avvenuto oltre vent’anni fa era stato progettato con particolare attenzione anche alla sostenibilità, attraverso la scelta di materiali ecocompatibili e seguendo le prescrizioni previste. Adesso, il concessionario è intenzionato a dimostrare che non è stato realizzato nulla di più rispetto a quanto consentito.
Proprio in virtù del consistente investimento sostenuto per la ristrutturazione, lo stabilimento dispone di una concessione pluriennale con scadenza fissata al 2030.
Claudia Barbadoro: “Come possiamo far rimuovere e smontare 200 cabine?”
"Perché? Perché di nuovo? Vogliamo solo lavorare, il lavoro è un diritto – commenta Claudia Barbadoro, questa mattina presente all’intervento delle Fiamme Gialle - Cominciassero da quegli stabilimenti dove sarebbero presenti irregolarità, non da noi, che abbiamo tutto in ordine. Come possiamo far rimuovere, smontare 200 cabine? E' così da cinquant'anni. Si ripete l'incubo dell'anno scorso! Ma allora lo facessero a tutti, così sarà un'estate senza servizi, senza pulizia, né bagni né aiuole curate. La gente vuole le cabine, i romani vogliono questo servizio, il modello turistico balneare romano è diverso da quello di Rimini, ma così ci rendono impossibile lavorare. Vogliamo solo questo".
Un precedente nell’estate scorsa
Per i gestori dello stabilimento di lungomare Amerigo Vespucci, infatti, non si tratta della prima vicenda giudiziaria legata al lido.
Lo scorso 11 giugno, infatti, gli agenti del X Gruppo Mare della Polizia Locale di Roma Capitale si presentarono al Venezia per apporre i sigilli e vietarne temporaneamente l’accesso.
Anche in quel caso l’ipotesi contestata era quella di abusivismo edilizio.
Difformità minori rispetto ai progetti
La vicenda dell’estate scorsa si concluse però con una valutazione diversa rispetto alle ipotesi iniziali. Le verifiche evidenziarono infatti alcune difformità minori rispetto ai progetti autorizzati, considerate marginali, così che ai concessionari fu concessa la possibilità di effettuare le necessarie correzioni.
La riapertura
Dopo aver effettuato gli adeguamenti richiesti, lo stabilimento Venezia fu autorizzato a riaprire l’attività il 22 luglio.
Il contesto delle indagini sugli stabilimenti di Ostia
La nuova operazione si inserisce in un quadro più ampio di verifiche sulle strutture del litorale.
Diversa, infatti, la situazione per quattro stabilimenti sequestrati a maggio dello scorso anno, che restano tuttora chiusi con sigilli e divieto di accesso ai bagnanti.
Nel caso dello stabilimento Venezia, ora la parola passa agli accertamenti tecnici e alla magistratura, chiamata a stabilire se le cabine oggetto del sequestro rappresentino effettivamente un abuso edilizio oppure una difformità sanabile.
A distanza di un anno i Barbadoro fanno sapere che torneranno rivolgersi a un ufficio legale.

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