Le associazioni ambientaliste lanciano l’allarme sui lavori nella Riserva Naturale del Litorale Romano: “Tempistiche sbagliate, così si sprecano biodiversità e fondi pubblici”. Chiesto un incontro urgente alle istituzioni

Ostia (Rm) - A Ostia il rischio è che una forestazione pensata per restituire verde e ossigeno al territorio finisca invece per trasformarsi in un gigantesco fallimento ambientale.

A lanciare l’allarme sono LIPU Birdlife Italia, Italia Nostra Litorale Romano, WWF Litorale Laziale e Legambiente Litorale Romano, che puntano il dito contro gli interventi di piantumazione avviati nelle ultime settimane nella località Acque Rosse, all’interno della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano.

Secondo le associazioni, la scelta di mettere a dimora alberi e arbusti nel pieno della primavera avanzata rischia di compromettere irrimediabilmente l’attecchimento delle giovani piante, esponendole alle alte temperature e alla scarsità di precipitazioni tipiche del periodo.

Le immagini del cantiere e il timore di un nuovo fallimento

Le fotografie scattate il primo maggio mostrano gli operai impegnati nelle operazioni di piantumazione nell’area delle Acque Rosse.

Ma proprio la tempistica scelta per l’intervento è al centro delle critiche.

Per gli ambientalisti, avviare una forestazione a maggio, senza adeguate garanzie climatiche e manutentive, significa esporre le nuove alberature a condizioni proibitive già nelle prime settimane di vita.

Il rischio, denunciano le associazioni, è quello di assistere ancora una volta a un massiccio deperimento delle piante, con conseguenze pesanti non solo dal punto di vista ecologico ma anche economico.

“Un errore già commesso nel 2025”

La preoccupazione nasce anche da un precedente recente che, secondo le associazioni, avrebbe già dimostrato l’inefficacia di interventi eseguiti fuori stagione.

Nel 2025, sempre nell’area delle Acque Rosse ma in un diverso settore della riserva, un analogo progetto di forestazione realizzato in primavera avanzata avrebbe prodotto risultati definiti “fallimentari”: entro l’autunno dello stesso anno sarebbe sopravvissuto appena il 20% delle piantine messe a dimora.

Un dato che oggi alimenta forti dubbi sulla scelta di ripetere lo stesso schema operativo.

Il nodo dei fondi pubblici e del PNRR

Dietro la denuncia delle associazioni c’è anche il timore di uno spreco di risorse pubbliche.

La forestazione urbana e periurbana rappresenta infatti uno degli interventi strategici sostenuti anche attraverso fondi del PNRR, con l’obiettivo di contrastare il cambiamento climatico, aumentare la biodiversità e migliorare la qualità ambientale delle città.

Ma senza criteri tecnici adeguati — sostengono le sigle ambientaliste — questi progetti rischiano di trasformarsi in operazioni inefficaci.

“Reiterare lo stesso errore tecnico significa non solo mettere a rischio la biodiversità del territorio, ma anche sprecare preziose risorse pubbliche”, denunciano le associazioni.

Chiesto un incontro urgente alle istituzioni

Per questo motivo LIPU Birdlife Italia, Italia Nostra Litorale Romano, WWF Litorale Laziale e Legambiente Litorale Romano hanno inviato una lettera formale al vicesindaco della Città Metropolitana di Roma Capitale, Pierluigi Sanna, oltre che ai vertici del Dipartimento Ambiente e di Roma Capitale.

La richiesta è chiara: convocare un incontro urgente per chiarire i criteri tecnici adottati nella scelta dei tempi e delle modalità di messa a dimora delle piante.

La battaglia per la tutela della Riserva

Le associazioni chiedono che la tutela della Riserva Naturale del Litorale Romano torni ad essere guidata da criteri scientifici e agronomici rigorosi, evitando interventi che rischiano di produrre soltanto un danno ambientale e un effetto immagine.

La sensazione, tra ambientalisti e residenti, è che il progetto di forestazione possa trasformarsi in un simbolo delle contraddizioni che spesso accompagnano gli interventi “green”: iniziative annunciate come svolte ecologiche ma che, se pianificate male, finiscono per lasciare dietro di sé soltanto piante secche, soldi spesi e occasioni perdute.

E per quanto riguarda le Acque Rosse, oggi, la paura è proprio questa: vedere morire il bosco prima ancora che possa nascere.