Cerveteri, brucia plastica e rifiuti tra le potature: denunciato un uomo dai Carabinieri Forestali
Di Maria Grazia Stella il 21/04/2026
In località Furbara i militari del Nucleo Forestale di Civitavecchia hanno scoperto un rogo alimentato non solo da ramaglie, ma anche da plastica e altri materiali. Il fumo denso e tossico ha condotto gli investigatori fino al terreno privato. Scatta la denuncia per combustione illecita di rifiuti
Cerveteri (Rm) - Una colonna di fumo denso, l’odore acre nell’aria e le tipiche esalazioni irritanti di materiali sintetici in combustione. E' da questi segnali che nei giorni scorsi è partita l’operazione dei Carabinieri del Nucleo Forestale di Civitavecchia, intervenuti in un terreno del comune di Cerveteri, nella zona di Furbara.
Seguendo la scia del fumo, i militari sono arrivati fino a un fondo privato dove, secondo quanto accertato, era stato acceso un rogo alimentato non solo da residui vegetali, ma anche da plastica e altri rifiuti.
Potature mischiate ai rifiuti: scatta la denuncia
Secondo la ricostruzione degli investigatori, un uomo, classe 1944, avrebbe deciso di disfarsi di diversi materiali bruciandoli insieme alle potature del terreno.
Una pratica che, per quanto riguarda i residui vegetali, è consentita dalla normativa solo entro limiti rigorosi e con precise prescrizioni. Diverso il discorso per i rifiuti: bruciare plastica o materiali non naturali sul suolo è vietato e può configurare il reato di combustione illecita di rifiuti previsto dal Testo Unico Ambientale.
Per questo motivo i militari hanno informato l’Autorità giudiziaria competente per i provvedimenti di rito.
Perché bruciare plastica è pericoloso
La combustione incontrollata della plastica, soprattutto a basse temperature come avviene nei roghi improvvisati all’aperto, libera nell’aria sostanze altamente nocive.
Tra queste figurano diossine, furani, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, particolato fine e composti derivati dal cloro. Elementi che possono avere effetti dannosi sia sull’ambiente sia sulla salute umana.
I primi sintomi più frequenti sono irritazioni agli occhi, alle mucose e alle vie respiratorie, oltre a fastidi diffusi dovuti all’inalazione dei fumi tossici.
Le regole sui residui vegetali
La normativa consente, in casi limitati, la combustione di residui vegetali derivanti da attività agricole o forestali, entro la soglia di tre metri steri per ettaro e nel rispetto di ulteriori condizioni di sicurezza.
Si tratta comunque di una pratica generalmente sconsigliata, sia per il rischio incendi sia per l’impatto ambientale, salvo particolari necessità fitosanitarie.
Quando però alle ramaglie vengono aggiunti rifiuti di altra natura, la situazione cambia radicalmente e si entra nel campo del reato penale.
Il rischio penale: fino a cinque anni di carcere
Per il responsabile il reato previsto dall’articolo 256 bis del Decreto Legislativo 152/2006 prevederebbe la reclusione da due a cinque anni.
La pena può arrivare fino a sei anni qualora vengano bruciati rifiuti pericolosi.
Il presidio ambientale dei Carabinieri Forestali
L’intervento rientra nelle attività di controllo del territorio svolte dai Carabinieri Forestali per prevenire e reprimere reati ambientali, condotte abusive e situazioni potenzialmente dannose per la salute pubblica.
L’Arma invita inoltre i cittadini a segnalare eventuali illeciti ambientali anche attraverso il numero gratuito di emergenza ambientale 1515, strumento utile per contrastare comportamenti che mettono a rischio il territorio.
Un gesto apparentemente semplice, un danno collettivo
Bruciare rifiuti in un terreno privato può apparire a qualcuno come una scorciatoia per disfarsi di materiali ingombranti. In realtà produce effetti che ricadono sull’intera comunità: aria inquinata, rischi sanitari, danni ambientali e pericolo incendi.
Per questo controlli e denunce restano una linea essenziale di tutela del territorio.

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