La giovane consigliera dem lascia la guida del gruppo in Municipio X dopo mesi di isolamento politico. “Nessuno ha mosso un dito dopo la mia sospensione”. Un gesto che apre interrogativi profondi sugli equilibri interni al Partito Democratico lidense. Le dimissioni annunciate in Aula, poi formalizzate


Ostia (Rm) – Una decisione sofferta, maturata nel tempo e infine resa pubblica nel cuore dell’Aula consiliare. Margherita Welyam Mosaad Ghebryal, giovane esponente del Partito Democratico di Ostia, ha rassegnato oggi, giovedì 2 aprile, le dimissioni dalla funzione di capogruppo del Pd nel Municipio X.

L’annuncio è arrivato durante i lavori del Consiglio municipale, per poi concretizzarsi con la consegna formale del documento indirizzato al presidente del Municipio Mario Falconi, alla presidente del Consiglio Giampaola Pau e al direttore Marcello Visca.

Una scelta “a lungo meditata”, come lei stessa sottolinea, che segna uno strappo politico destinato a far discutere.

“Nessuno ha mosso un dito”

Alla base della decisione, il senso di isolamento maturato nei mesi successivi alla sua sospensione dal partito.

“Ho dato le dimissioni da capogruppo perché, in seguito alla mia sospensione dal Partito, avvenuta nei mesi scorsi, nessuno e a nessun livello ha mosso un dito o ha sentito di portare il problema alla discussione”.

Un’accusa netta, che va oltre il piano personale e investe direttamente la struttura del partito.

Qua non si tratta solo di Margherita – aggiunge – è un problema strutturato all'interno del partito, per questo qualcuno doveva farsene carico”.

Il nodo politico e la mancata sfiducia

Nel racconto della consigliera emerge anche il contesto politico che ha preceduto la rottura, a partire dalla sua scelta di non partecipare alla votazione sulla sfiducia all’assessora all’Ambiente.

“Nel frattempo, in tutti questi mesi, mi ha sostituita Leonardo Di Matteo come vicecapogruppo e nessuno è stato in grado di sfiduciarmi, forse perché non avrebbero raggiunto i numeri, forse perché, evidentemente, non tutti erano in disaccordo con la mia fatidica scelta di non partecipare alla votazione della sfiducia contro la Prodon.

Un passaggio che lascia intravedere tensioni interne mai realmente risolte.

“Ora devono assumersi le responsabilità”

Le dimissioni, nelle intenzioni di Welyam, rappresentano anche un atto politico per costringere il partito a uscire da una situazione di stallo.

“Ma adesso, con le mie dimissioni, non possono cominciare a fare finta di nulla e a mandare alle riunioni Leonardo come vice. Ne devono scegliere un altro e prendersi le proprie responsabilità”.

Il silenzio dei colleghi

A colpire, nel racconto della consigliera, è soprattutto l’assenza di reazioni all’interno del Pd.

“Ai compagni lo avevo detto… ma non vi è stata nessuna reazione in particolare, o esplicita. Oggi in consiglio le ho annunciate: appena finito le ho presentate”.

Un silenzio che pesa e che, secondo quanto emerge, è stato interrotto solo dalla vicinanza del consigliere Raffaele Biondo.

Il mandato continua: “Per rispetto dei cittadini”

Nonostante le dimissioni da capogruppo, Welyam conferma la volontà di proseguire il proprio impegno istituzionale.

Continuerò fino alla fine il mandato da consigliera per rispetto dei cittadini che mi hanno votata e per cercare di vedere realizzata almeno mezza cosa di quelle per cui io e Raffa abbiamo letteralmente sputato il sangue in questi mesi”.

I progetti e le battaglie sul territorio

Tra le priorità indicate dalla consigliera, resta centrale il progetto della Casa della Cultura, insieme agli interventi sul lungomare.

“Sicuramente la Casa della Cultura è una priorità per noi, per la quale siamo a buon punto: sono speranzosa su quella. Così come l’abbattimento almeno delle prime inferriate e cancellate, siepi e sbarramenti vari sul lungomare”.

Un segnale politico che apre interrogativi

Le dimissioni di Margherita Welyam non rappresentano solo una scelta personale, ma il sintomo di una frattura più ampia all’interno del Partito Democratico del X Municipio.

L’assenza di un confronto interno, il silenzio denunciato dalla consigliera e la mancanza di una gestione condivisa del dissenso aprono interrogativi sullo stato di salute del partito, che amministra il territorio del X Municipio.

Un episodio che, alla vigilia delle sfide politiche future, potrebbe segnare un passaggio decisivo negli equilibri del centrosinistra lidense.