Il 23 aprile al Salone Riario un convegno scientifico indaga il delta del Tevere come crocevia di popoli e culture. Studiosi a confronto tra passato e presente per rileggere i fenomeni migratori

Ostia Antica (Rm) - Un territorio che da millenni racconta storie di incontri, scambi e trasformazioni. Il 23 aprile, a partire dalle ore 9.30, il Salone Riario di Ostia Antica ospiterà il convegno scientifico “Storie di genti. Popolazioni del delta del Tevere tra stanzialità e migrazioni”.

L’iniziativa, promossa dal Parco archeologico e dal Delta del Tevere Museo Digitale, si propone di offrire una lettura approfondita del ruolo storico del delta del Tevere come spazio privilegiato di mobilità e interazione culturale.

Un osservatorio unico sulle migrazioni

Il delta del Tevere non è solo un luogo geografico, ma un vero e proprio laboratorio storico.

Attraverso i contributi di studiosi ed esperti, il convegno metterà in luce le dinamiche di stanzialità e migrazione che hanno caratterizzato quest’area nel corso dei secoli, evidenziandone la funzione di crocevia tra popoli e culture.

Un approccio che consente di rileggere il passato per comprendere meglio anche i fenomeni contemporanei, offrendo nuove chiavi interpretative sui processi migratori e sulle identità in trasformazione.

Dall’archeologia alla contemporaneità

Il programma della giornata attraversa epoche e discipline, dalla preistoria all’età contemporanea, con un confronto tra archeologia, storia, antropologia e studi sociali.

Il programma del convegno

La giornata si aprirà alle ore 9.30 con i saluti istituzionali, per poi entrare nel vivo degli interventi alle 10.00 con Piero Bellotti, che analizzerà il delta del Tevere come territorio di contatto e la sua evoluzione paesaggistica nell’Olocene.

Alle 10.30 Tiberio Bellotti approfondirà il ruolo delle Cerquete-Fianello come area di passaggio e contatto, mentre alle 11.00 Fabio Martini illustrerà le tracce archeologiche delle migrazioni protostoriche in Italia attraverso il fenomeno del campaniforme. Dopo una pausa caffè, i lavori riprenderanno alle 12.00 con Gabriele Cifani, che racconterà la città di Ficana e il suo rapporto con il mare e le altre popolazioni.

Alle 12.30 Alessandro D’Alessio e Dario Daffara interverranno sul tema delle religioni e dei culti alla foce del Tevere, seguiti alle 13.00 da Monsignor Giovanni Falbo con un intervento sull’eredità di Agostino e Monica nella romanità.

Dopo la pausa pranzo, alle 15.00 Flavio De Angelis e Paola Francesca Rossi affronteranno il tema di Ostia e Portus come crocevia di popoli, leggendo le dinamiche migratorie anche attraverso il Dna.

Alle 15.30 Michele Damiani analizzerà le migrazioni lungo percorsi di fede tra clima, guerra e pellegrinaggi, mentre alle 16.00 Paolo Isaia si concentrerà sul ruolo degli artefici migranti nella bonifica del litorale romano.

Alle 16.30 Maria Chiara Alati parlerà della migrazione interna e della ricostruzione dell’identità comunitaria nell’area dell’Isola Sacra, seguita alle 17.00 da Marco Severa con un intervento su Ostia e la questione ebraica nel secondo dopoguerra.

Alle 17.30 Marina Lo Blundo e Franco Tella presenteranno iniziative di archeologia pubblica rivolte ai migranti nell’ambito del Marchio del Patrimonio Europeo, mentre alle 18.00 Ziaur Rahman chiuderà gli interventi con una riflessione sulla presenza delle comunità del subcontinente indiano tra Roma e Ostia.

Alle 18.30 è prevista la discussione finale.

Dalla storia al presente

Il convegno si configura come un viaggio nel tempo, capace di collegare le dinamiche antiche con quelle contemporanee.

Dalle rotte commerciali dell’antichità alle migrazioni moderne, il delta del Tevere emerge come uno spazio in cui le storie si intrecciano e le identità si trasformano.

Un patrimonio da comprendere e valorizzare

“Storie di genti” non è solo un appuntamento accademico, ma un’occasione per riflettere sul valore del territorio e sulla sua capacità di raccontare il mondo.

In un’epoca segnata da mobilità globale e cambiamenti sociali, guardare al delta del Tevere significa interrogarsi sulle radici profonde dell’incontro tra i popoli e sulle prospettive del futuro.