Commozione e partecipazione per l’intitolazione dell’area di via Marcolini all’ex capitano della Roma. Il sindaco Baccini: “Non solo un campione, ma un uomo che ha lasciato un segno profondo nella comunità”

Torrimpietra (Rm) - Ci sono persone che non smettono mai di appartenere ai luoghi che hanno amato. Vivono nei ricordi, negli insegnamenti lasciati alle nuove generazioni e nei valori che hanno saputo incarnare. Da oggi Francesco Scaratti appartiene ufficialmente anche alla geografia di Torrimpietra, la terra che lo ha visto crescere e muovere i primi passi nel mondo del calcio.

Nel pomeriggio del 28 maggio, tra emozione e partecipazione, si è svolta la cerimonia di intitolazione dell’area prospiciente via Francesco Marcolini all’indimenticato capitano della Roma. Un omaggio che va oltre il semplice ricordo sportivo e che rappresenta il riconoscimento di un legame profondo tra un uomo e la sua comunità.

Una cerimonia nel segno della memoria

Numerosi cittadini hanno voluto partecipare all’evento, trasformando la cerimonia in un autentico momento di memoria collettiva. Presenti il sindaco di Fiumicino Mario Baccini, il presidente del Consiglio comunale Roberto Severini, il figlio Alessandro Scaratti, oltre alle autorità civili, militari e religiose.

Un tributo sentito e partecipato a una figura che ha saputo conquistare il rispetto e l’affetto non solo degli appassionati di calcio, ma di un intero territorio.

"Un tributo sentito a un uomo che, oltre ad essere stato un grande campione e storico capitano dell’AS Roma, è stato soprattutto una persona profondamente stimata, dal cuore grande, professionale e sempre vicina ai giovani", ha sottolineato il sindaco Mario Baccini durante il suo intervento.

Dalle strade di Torrimpietra alla fascia da capitano della Roma

La storia sportiva di Francesco Scaratti affonda le sue radici proprio a Torrimpietra. Fu qui che iniziò a rincorrere il pallone prima di essere notato dalla Roma e approdare nel settore giovanile giallorosso.

L’esordio in Serie A, il 2 ottobre 1960, segnò l’inizio di una carriera destinata a entrare nella storia del club capitolino. Con il passare degli anni Scaratti divenne uno dei punti di riferimento della squadra, fino a indossare la fascia di capitano dal 1967 al 1973.

Un percorso costruito con sacrificio, talento e senso di appartenenza, caratteristiche che ne hanno fatto uno dei volti più amati della Roma di quegli anni.

Il maestro dei giovani dopo il calcio

Terminata la carriera agonistica, Scaratti non abbandonò il mondo dello sport. Al contrario, scelse di mettere la propria esperienza al servizio dei ragazzi, dedicandosi all’attività di allenatore e formatore.

Guidò diverse realtà calcistiche del territorio, tra cui Torrimpietra, Ladispoli e Maccarese, contribuendo alla crescita di intere generazioni di giovani atleti. Un impegno che gli ha permesso di lasciare un’eredità umana e sportiva ben oltre i risultati ottenuti sul campo.

L’abbraccio del mondo del calcio

A testimoniare la stima e l’affetto che ancora oggi circondano la figura di Scaratti sono arrivati anche i messaggi di alcuni protagonisti della storia del calcio italiano.

Pur impossibilitati a partecipare alla cerimonia, Fabio Capello, Bruno Conti e Massimiliano Cappioli hanno voluto far sentire la propria vicinanza attraverso videomessaggi inviati alla famiglia e alla comunità di Torrimpietra.

Parole che hanno ricordato non solo il calciatore, ma soprattutto l’uomo, capace di lasciare un segno profondo nei rapporti umani e professionali.

Un simbolo che resta nel tempo

L’intitolazione dell’area a Francesco Scaratti rappresenta molto più di una dedica toponomastica. E' il riconoscimento di una vita spesa tra sport, passione e impegno verso gli altri.

"L’intitolazione a Scaratti non è solo un riconoscimento sportivo, ma il simbolo dell’affetto di una comunità verso un uomo che ha saputo distinguersi dentro e fuori dal campo", ha concluso il sindaco Mario Baccini.

Da oggi quel nome campeggia in uno spazio pubblico di Torrimpietra, dove continuerà a raccontare alle nuove generazioni la storia di un ragazzo partito da questo territorio e diventato un simbolo del calcio romano e giallorosso, senza mai dimenticare le proprie radici.