A poche settimane dall’inizio della stagione balneare, i bagnini denunciano ritardi e incertezze sul Piano Collettivo di Salvataggio. “Rischi per cittadini e lavoratori”

Ostia (Rm) – L’estate è alle porte, ma sul litorale romano regna ancora l’incertezza. A tornare a sollevare il caso sono i lifeguard, che lanciano un appello pubblico alle istituzioni denunciando ritardi, silenzi e una gestione frammentata del servizio di salvataggio.

Arrivati al 12 aprile, a pochissime settimane dall’inizio della stagione balneare, riteniamo doveroso fare un resoconto della situazione, spiega Alessandro Rocca, delegato per il Litorale Romano e Lazio della Sezione Lifeguards Italiani.

Il piano c’era, ma tutto è fermo

Nelle scorse settimane, durante una seduta del Consiglio municipale di Ostia, era stato presentato un emendamento per l’attivazione di un Piano Collettivo di Salvataggio. Una proposta che aveva raccolto consenso trasversale, con interventi e contributi sia dalla maggioranza che dall’opposizione.

Non solo: era stata manifestata anche la volontà di valutare un percorso di internalizzazione del servizio e di avviare un confronto con Roma Capitale e gli uffici tecnici competenti.

Ma, a oggi, nulla si è mosso.

“Non è stato fissato alcun incontro né comunicato un calendario operativo”, denuncia Rocca. Questo silenzio istituzionale desta forte preoccupazione”.

Un litorale fragile tra chiusure e carenze

La situazione si inserisce in un contesto già complesso. Tra sequestri e chiusure di stabilimenti, il rischio concreto è duplice: da un lato la perdita di posti di lavoro, dall’altro una riduzione dei presidi di sicurezza lungo le spiagge.

Il Piano Collettivo di Salvataggio, spiegano i lifeguard, era stato pensato proprio per garantire continuità al servizio, tutelare la salute pubblica e assicurare una gestione uniforme delle aree più critiche del litorale.

Interventi a macchia di leopardo

Nel frattempo, però, si starebbero moltiplicando soluzioni parziali. In alcune spiagge libere, il servizio di salvataggio viene assicurato estendendo il raggio operativo dei bagnini delle aree limitrofe, con affidamenti diretti.

Una scelta che, secondo i lifeguard, rischia di creare una gestione disomogenea.

“Si tratta di interventi isolati, applicati solo su singoli tratti, mentre altre aree – comprese quelle degli stabilimenti chiusi – restano scoperte”, spiegano.

Il risultato è una mappa frammentata, dove alcune spiagge sono presidiate e altre no, con evidenti rischi per la sicurezza dei bagnanti.

Sicurezza e regole: il nodo del coordinamento

Un altro punto critico riguarda il coordinamento con la Capitaneria di Porto. La normativa vigente prevede presidi specifici per ciascun tratto di litorale e ogni eventuale organizzazione collettiva dovrebbe essere formalmente autorizzata.

Senza un quadro chiaro e condiviso, il rischio è quello di operare in una zona grigia, con soluzioni temporanee che non garantiscono standard adeguati.

La richiesta: “Serve un confronto immediato”

Per questo i lifeguard chiedono un cambio di passo. L’obiettivo è aprire subito un tavolo tecnico con Roma Capitale, avviare concretamente il Piano Collettivo di Salvataggio e garantire uniformità di applicazione su tutto il litorale.

Non è più rinviabile una decisione chiara”, sottolineano. “La sicurezza in mare e la tutela dei lavoratori non possono essere affrontate con interventi parziali”.

Un’estate da costruire, non da improvvisare

Il tempo stringe e la stagione balneare è ormai alle porte. Senza un intervento rapido e coordinato, il rischio è quello di arrivare impreparati, con conseguenze per cittadini, turisti e lavoratori.

I lifeguard assicurano la loro disponibilità al confronto, ma chiedono risposte concrete. Perché, ricordano, il mare non aspetta e la sicurezza non può essere lasciata all’improvvisazione.