Alla Casa della Cultura – Biblioteca Gino Pallotta di Fregene sale gremite per “Oltre il silenzio: trame di rete per una cultura del consenso”. Un confronto tra istituzioni, forze dell’ordine, professionisti ed esperti per affrontare la violenza di genere con strumenti concreti, prevenzione e ascolto

Fregene (Rm) - Non un semplice convegno, ma un segnale civile forte. Sabato 18 aprile, le sale della Casa della Cultura – Biblioteca Gino Pallotta di Fregene hanno ospitato “Oltre il silenzio: trame di rete per una cultura del consenso”, iniziativa dedicata al contrasto della violenza di genere che ha registrato una significativa partecipazione di cittadini.

Un appuntamento che ha trasformato il dibattito pubblico in un momento di consapevolezza collettiva, mettendo al centro un principio chiaro: il silenzio protegge la violenza, la rete sociale può invece spezzarla.

Il valore della rete: istituzioni, competenze e responsabilità condivisa

Promosso da Antonella D’Andrea e dal consigliere comunale di Fiumicino Giuseppe Miccoli, l’incontro ha affrontato il fenomeno con un approccio multidisciplinare, partendo dalla necessità di costruire una risposta coordinata tra istituzioni, professionisti e territorio.

La violenza di genere, infatti, non si combatte con interventi isolati. Servono prevenzione, sostegno psicologico, tutela legale, capacità investigativa e una comunità pronta a riconoscere i segnali del disagio prima che degenerino.

Il ruolo decisivo delle Forze dell’Ordine

Tra i momenti più significativi dell’evento, il contributo delle Forze dell’Ordine, che hanno portato testimonianze operative e riflessioni concrete sul lavoro quotidiano a difesa delle vittime.

Presenti il Tenente Tocci della Guardia di Finanza di Civitavecchia, il Capitano Stefano Spampinato, comandante della Compagnia Carabinieri di Ostia, e la dottoressa Pamela De Giorgi, Primo Dirigente del Commissariato di Fiumicino.

Dai loro interventi è emersa una linea comune: oggi il rigore delle procedure deve accompagnarsi a una rinnovata sensibilità umana, soprattutto nel primo contatto con chi trova il coraggio di denunciare.

Un passaggio essenziale, perché proprio nei primi momenti si gioca spesso la possibilità di uscire dalla spirale della paura.

Dalla “Stanza tutta per sé” all’ascolto protetto

Nel corso del confronto è stato richiamato anche il valore di strumenti dedicati all’accoglienza protetta delle vittime, come la cosiddetta “Stanza tutta per sé”, spazio pensato per raccogliere testimonianze in un contesto meno traumatico e più rispettoso della fragilità emotiva di chi denuncia.

Un modello che conferma come sicurezza e ascolto non siano concetti alternativi, ma complementari.

Un panel di esperti per leggere la complessità del fenomeno

Il convegno ha visto anche la partecipazione di numerosi professionisti, che hanno contribuito a offrire una visione ampia e aggiornata del fenomeno.

Sono intervenuti la dottoressa Mara Lionetti, l’avvocata Anna Maria Anselmi, il dottor Francesco Bernacchia, la dottoressa Martina Staccotti, il dottor Andrea Bernetti e il dottor Davide Carlo Ferraris.

Un confronto che ha toccato aspetti giuridici, psicologici, sanitari e sociali, restituendo il quadro di una violenza che può assumere molte forme: fisica, economica, psicologica, relazionale e culturale.

Prevenzione, educazione e coraggio della parola

Il messaggio finale dell’iniziativa è stato netto: la repressione non basta se non viene accompagnata da un cambiamento culturale profondo.

La prevenzione passa dall’educazione al rispetto, dal consenso consapevole, dalla parità nei rapporti e dalla capacità di riconoscere comportamenti tossici prima che diventino violenza conclamata.

Fare il possibile e l’impossibile per contrastare la violenza di genere è un dovere di tutti”, è stato il monito condiviso dai presenti.

Fregene e Fiumicino scelgono di andare oltre il silenzio

La grande partecipazione registrata dimostra che il territorio di Fregene e Fiumicino non intende restare spettatore.

La comunità chiede strumenti, presenza istituzionale e percorsi concreti di tutela. Ma chiede soprattutto una nuova cultura delle relazioni, capace di sostituire il dominio con il rispetto e la paura con la libertà.

Perché andare oltre il silenzio significa questo: trasformare la consapevolezza in responsabilità collettiv