Dalla Finlandia a Fiumicino, in carcere il quarto aggressore di Cicalone: chiuso il cerchio sull’assalto in metro
Di Maria Grazia Stella il 20/04/2026
Grande risultato investigativo della Polizia di Stato e della cooperazione internazionale: estradato in Italia il quarto componente del gruppo accusato della brutale aggressione allo youtuber Simone Ruzzi, colpito con pugni e calci al volto alla fermata Ottaviano della Metro A. Determinanti videosorveglianza, indagini della PolMetro e collaborazione con le autorità estere
Fiumicino (Rm) - E' atterrato nei giorni scorsi all’Aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, scortato dal personale del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (Scip), il cittadino rumeno di 39 anni ritenuto uno dei componenti del gruppo coinvolto nella violenta aggressione ai danni del noto youber Cicalone, al secolo Simone Ruzzi.
Il 39enne, arrestato in Finlandia per furto, è stato estradato.
L’uomo è stato immediatamente preso in consegna dagli agenti della Polizia di Stato e, al termine delle formalità di rito, trasferito in carcere a disposizione dell’Autorità giudiziaria italiana.
Con il suo arrivo si completa un importante tassello investigativo su uno degli episodi più discussi e gravi degli ultimi mesi nella Capitale.
L’agguato alla fermata Ottaviano
I fatti risalgono allo scorso 12 novembre, nei pressi della fermata Metro A - Ottaviano.
Secondo l’accusa, Simone Ruzzi venne brutalmente aggredito mentre, insieme alla propria assistente, stava realizzando un video destinato ai suoi canali social. Il creator romano, noto per le sue inchieste urbane e i reportage nelle aree sensibili della città, sarebbe stato colpito con pugni e calci al volto.
Tra i momenti più violenti dell’assalto, secondo gli investigatori, vi sarebbe stato proprio il calcio sferrato al viso della vittima dal 39enne oggi estradato.
Le immagini decisive e la caccia ai responsabili
Fondamentale per l’indagine è stato il lavoro incrociato sulle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza della metropolitana e dalle riprese effettuate dall’operatrice che accompagnava Cicalone.
Proprio quei filmati avrebbero consentito agli investigatori del nucleo PolMetro della Questura di Roma di identificare i presunti componenti della banda e ricostruire le fasi dell’aggressione.
Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo avrebbe agito anche contro le guardie giurate in servizio nella stazione, intervenute nel tentativo di fermare il pestaggio.
L’inchiesta della Procura e la rete internazionale
Sulla base degli elementi raccolti, il Gip del Tribunale di Roma, accogliendo le richieste della Procura capitolina – Dipartimento criminalità diffusa e grave – ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti degli indagati, gravemente indiziati del reato di lesioni gravissime.
I sospettati erano stati successivamente rintracciati all’estero, in particolare in Finlandia e Romania, grazie alla collaborazione con le autorità locali.
Un lavoro complesso, articolato e silenzioso, reso possibile dal coordinamento tra investigatori italiani e organismi internazionali.
Estradizioni a catena: il cerchio si chiude
Lo scorso 27 febbraio uno dei presunti complici era già stato trasferito in Italia e condotto in carcere dopo l’arrivo a Fiumicino.
Nei giorni successivi è stata la volta di un altro componente del gruppo, fermato in Finlandia per furto in abitazione.
Con l’estradizione del 39enne rumeno, ritenuto uno degli esecutori materiali dell’aggressione, si chiude così il cerchio investigativo su tutti i soggetti individuati nell’inchiesta.
Un risultato che conferma l’efficacia del sistema investigativo
L’intera operazione rappresenta un esempio concreto dell’efficacia del coordinamento tra forze di polizia italiane, magistratura e organismi di cooperazione internazionale.
Dalla raccolta delle prove digitali al rintraccio all’estero, fino alle procedure di consegna e rientro in Italia, ogni passaggio ha richiesto precisione, tempestività e collaborazione tra più Stati.
Un’azione che dimostra come, anche oltre confine, chi si rende protagonista di episodi di violenza possa essere individuato e chiamato a rispondere davanti alla giustizia.
Presunzione d’innocenza
Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati devono considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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