Da portiere d’albergo a rapinatore: fermato tra Roma e Ostia il “ladro seriale di hotel”
Di Maria Grazia Stella il 25/03/2026
Colpiva le reception sfruttando la conoscenza degli ambienti. Un 28enne marocchino arrestato al termine di un’indagine congiunta tra Polizia di Stato e Carabinieri, coordinata dalla Procura di Roma. Decisivi video e tracciamenti telefonici. Una scia di colpi mirati tra centro e litorale
Ostia (Rm) – Non un criminale improvvisato, ma un uomo che, secondo gli investigatori, conosceva bene il terreno su cui si muoveva.
Un 28enne di origini marocchine è stato fermato al termine di un’articolata indagine condotta in sinergia dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma – Dipartimento criminalità diffusa e grave.
Per settimane, tra il centro storico della Capitale e il litorale di Ostia, avrebbe preso di mira le reception degli alberghi, dando vita a una sequenza di colpi tanto insoliti quanto mirati.
Il metodo: sicurezza, travisamenti e minacce
Le modalità operative erano ricorrenti.
L’uomo si presentava nelle strutture ricettive con il volto parzialmente travisato, muovendosi con disinvoltura tra hall e banconi. Poi le minacce: fingeva di essere armato di coltello o impugnava una pistola, poi risultata essere una replica.
Un comportamento che puntava a intimidire il personale senza attirare eccessiva attenzione.
Il sospetto: conosceva gli hotel dall’interno
Fin dalle prime fasi, un elemento ha orientato le indagini.
La sicurezza con cui si muoveva negli ambienti, la familiarità con spazi e dinamiche operative, hanno fatto emergere il sospetto che potesse aver lavorato negli stessi hotel presi di mira.
Un dettaglio rivelatosi decisivo.
L’indagine congiunta: Polizia e Carabinieri in azione
Le indagini, inizialmente sviluppate su più fronti, sono state progressivamente unificate sotto un’unica regia investigativa.
A lavorare fianco a fianco sono stati gli agenti del Commissariato Viminale e del I Distretto Trevi-Campo Marzio e i militari della Stazione Carabinieri Quirinale.
Una sinergia operativa che, sotto il coordinamento della Procura, ha consentito di ricostruire il quadro indiziario e collegare tra loro episodi apparentemente isolati.
La svolta a Ostia
Il punto di svolta è arrivato all’inizio di febbraio.
Dopo una rapina commessa in un hotel di Ostia, gli investigatori sono riusciti a intercettare il sospettato, consolidando l’ipotesi investigativa.
È in questo contesto che è emerso il suo passato lavorativo in alcune delle strutture colpite.
I riscontri: video e celle telefoniche
Le indagini si sono sviluppate in modo capillare.
Gli investigatori hanno analizzato ore di immagini dei sistemi di videosorveglianza, incrociandole con i dati delle celle telefoniche.
Un lavoro definito “certosino”, che ha permesso di attribuire all’indagato almeno due episodi di tentata rapina, avvenuti tra novembre e gennaio.
In entrambi i casi, la reazione delle vittime aveva costretto l’uomo alla fuga prima di riuscire a portare a termine il colpo.
Il fermo: trovato di nuovo dietro una reception
Dopo giorni di ricerche, il 28enne è stato rintracciato in una circostanza che ha confermato il quadro investigativo.
Si trovava nuovamente al lavoro in un hotel del centro di Roma, ancora una volta nelle vesti di dipendente.
Un ritorno “dietro il bancone” che, secondo gli inquirenti, gli consentiva di muoversi con facilità tra le strutture.
Il carcere e le indagini in corso
Su richiesta della Procura, il Gip ha disposto una misura cautelare in relazione a uno degli episodi contestati.
Il 28enne è stato condotto nel carcere di Regina Coeli, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Le indagini proseguono per verificare eventuali ulteriori episodi e ricostruire l’intera rete di movimenti e contatti.
Un caso emblematico
La vicenda evidenzia come la conoscenza diretta dei luoghi possa trasformarsi in un elemento chiave per l’attività criminale.
Ma allo stesso tempo dimostra l’efficacia del lavoro coordinato tra forze dell’ordine e magistratura, capace di ricomporre indizi dispersi in un quadro investigativo unitario.
Per l’indagato vige il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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