Porto crocieristico di Fiumicino, il destino del progetto passa al Tar: il 17 giugno l’udienza decisiva
Di Redazione il 16/06/2026
Associazioni ambientaliste, sindacati, cittadini e rappresentanti del mondo portuale uniti contro il progetto delle grandi navi al Vecchio Faro. Al centro del ricorso biodiversità, tutela del paesaggio, salute pubblica e diritti dei lavoratori. Attesa per la pronuncia del Tribunale Amministrativo del Lazio
Fiumicino (Rm) - Mercoledì 17 giugno potrebbe rappresentare una giornata decisiva per il futuro del litorale di Fiumicino.
Davanti al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio approderà infatti il ricorso presentato contro il progetto del porto crocieristico previsto nell’area del Vecchio Faro, una delle opere più discusse degli ultimi anni sul territorio.
Ad attendere la decisione dei giudici amministrativi c’è un fronte civico, sociale e ambientalista che nel tempo si è progressivamente allargato, trasformando quella che inizialmente appariva come una battaglia locale in una mobilitazione capace di coinvolgere associazioni nazionali, organizzazioni sindacali e rappresentanti del mondo del lavoro portuale.
Il ricorso promosso da associazioni e cittadini
L’azione giudiziaria è stata avviata dall’Associazione Tavoli del Porto insieme a Lipu-BirdLife Italia, Unione Inquilini Fiumicino, Associazione Saifo e numerosi residenti.
L’obiettivo è ottenere l’annullamento del decreto di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che ha dato il via libera al progetto del nuovo porto crocieristico.
A rappresentare i ricorrenti è un collegio difensivo composto dagli avvocati Di Matteo, Teofilatto, Terracciano e Pierantozzi, impegnati a contestare la legittimità dell’iter autorizzativo e gli effetti che l’opera potrebbe produrre sul territorio.
Un fronte sempre più ampio contro il progetto
Nel corso dei mesi la mobilitazione si è ulteriormente rafforzata.
Al gruppo originario dei ricorrenti si sono infatti aggiunti, attraverso un intervento ad adiuvandum, soggetti di rilevanza nazionale come l’Associazione Nazionale delle Compagnie Portuali (Ancip), Italia Nostra e la Filt Cgil Nazionale.
Una convergenza che unisce realtà molto diverse tra loro ma accomunate dalla convinzione che il progetto presenti criticità rilevanti sotto il profilo ambientale, sociale ed economico.
La presenza di associazioni ambientaliste, organizzazioni sindacali e rappresentanti del sistema portuale viene interpretata dagli oppositori come la dimostrazione della portata e della complessità delle questioni in gioco.
Biodiversità e aree protette al centro delle contestazioni
Uno dei principali punti del ricorso riguarda l’impatto ambientale dell’opera.
Secondo la Lipu, il porto crocieristico rischierebbe di compromettere in maniera significativa gli ecosistemi presenti lungo la costa e le aree appartenenti alla rete Natura 2000, il sistema europeo di tutela della biodiversità.
L’associazione evidenzia in particolare i possibili effetti sugli habitat naturali e sulle specie animali che trovano rifugio in un tratto di litorale considerato tra i più delicati dal punto di vista ambientale.
La salvaguardia di questo patrimonio naturalistico rappresenta uno dei pilastri dell’opposizione al progetto.
Il tema del paesaggio e dell’identità del territorio
Accanto alle questioni ambientali emergono quelle legate alla tutela del paesaggio.
Italia Nostra sottolinea infatti il rischio di una trasformazione irreversibile di uno degli ultimi tratti costieri ancora caratterizzati da una forte identità storica e naturalistica.
Per gli oppositori, l’inserimento di un’infrastruttura destinata ad accogliere grandi navi da crociera modificherebbe profondamente l’equilibrio paesaggistico dell’area del Vecchio Faro, alterandone caratteristiche e funzioni consolidate nel tempo.
L’allarme sul lavoro portuale
Tra gli aspetti che hanno assunto maggiore rilevanza negli ultimi mesi vi è anche quello occupazionale e organizzativo.
L’ingresso nell’iniziativa di Ancip e Filt Cgil ha acceso i riflettori sulle possibili conseguenze che il nuovo scalo potrebbe avere sul sistema del lavoro portuale.
Secondo le organizzazioni intervenute nel procedimento, la realizzazione di quello che viene definito il primo porto crocieristico privato d’Italia rischierebbe di modificare profondamente gli assetti consolidati del settore, incidendo sulle regole che disciplinano l’organizzazione del lavoro e il sistema delle tutele costruito negli anni.
Un tema che amplia ulteriormente il dibattito, portandolo oltre le sole questioni ambientali.
Sei anni di mobilitazione
La battaglia contro il porto crocieristico non nasce oggi.
Dal 2019 associazioni, comitati e cittadini portano avanti iniziative pubbliche, incontri istituzionali, campagne informative e attività di sensibilizzazione rivolte alla popolazione.
Secondo i promotori del ricorso, il lavoro svolto in questi anni avrebbe progressivamente modificato la percezione pubblica dell’opera, facendo emergere aspetti che, a loro giudizio, sarebbero stati sottovalutati nel dibattito iniziale.
Per gli oppositori, il progetto non rappresenterebbe più un’opportunità di sviluppo per il territorio, ma un intervento potenzialmente dannoso per l’ambiente, la salute pubblica e gli equilibri sociali del litorale.
L’attesa per la decisione del Tar
Ora la parola passa ai giudici amministrativi.
L’udienza del 17 giugno rappresenta uno snodo fondamentale per il futuro del progetto e potrebbe influenzare in maniera determinante il destino dell’intervento previsto al Vecchio Faro.
Da una parte vi è chi considera il porto crocieristico un’opportunità di crescita economica e turistica per Fiumicino; dall’altra un fronte sempre più ampio che ne contesta la sostenibilità ambientale, sociale e occupazionale.
La decisione del Tar del Lazio sarà dunque osservata con particolare attenzione non solo dai cittadini di Fiumicino, ma anche dalle associazioni, dai lavoratori e dagli operatori coinvolti in una delle vicende più controverse degli ultimi anni sul litorale romano.

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