Una telefonata disperata di uno dei quattro figli minori ha permesso alla Polizia di Stato di interrompere, secondo l'ipotesi investigativa, una lunga spirale di violenze domestiche. Un uomo è stato arrestato con le accuse di tentato omicidio, maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. La Procura di Civitavecchia coordina le indagini. Il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere

Ladispoli (Rm) - E' stata la voce spezzata di un bambino, all'alba del 28 giugno, a far scattare l'intervento della Polizia di Stato e a interrompere quella che gli investigatori descrivono come una lunga escalation di violenze consumate tra le mura domestiche.

Alla centrale operativa del Numero Unico di Emergenza 112 è arrivata una telefonata drammatica: il piccolo, in lacrime, chiedeva aiuto perché, secondo quanto riferito, il padre stava soffocando la madre.

In pochi minuti gli agenti del Commissariato di Polizia di Ladispoli hanno raggiunto l'abitazione indicata, dove si sarebbe consumato l'episodio culminante di una serie di presunti maltrattamenti.

L'intervento della Polizia nell'abitazione

Giunti sul posto, i poliziotti hanno dovuto superare l'iniziale rifiuto dell'uomo ad aprire la porta dell'appartamento. Una volta entrati, hanno trovato una donna in lacrime, distesa sul letto e circondata dai quattro figli minori.

Nell'abitazione era presente anche il compagno della donna e padre dei bambini che, secondo quanto riferito dalla Polizia, avrebbe mostrato fin da subito un atteggiamento particolarmente aggressivo nei confronti degli agenti, verosimilmente riconducibile all'assunzione di alcolici. L'uomo avrebbe continuato a opporsi anche dopo essere stato bloccato.

Sul posto è stato richiesto l'intervento del personale sanitario, che ha prestato le prime cure sia alla donna sia ai bambini, profondamente provati dall'accaduto.

La denuncia della vittima e la ricostruzione degli investigatori

Dopo essere stata messa in sicurezza, la donna è stata ascoltata dagli investigatori del Commissariato di Ladispoli, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia.

Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini preliminari, la vittima avrebbe raccontato una lunga serie di presunte violenze fisiche, psicologiche ed economiche, protrattesi nel tempo e divenute progressivamente più gravi a partire dallo scorso mese di maggio.

Stando all'ipotesi investigativa, ai maltrattamenti si sarebbero aggiunti anche episodi di violenza sessuale e continue minacce, che avrebbero costretto la donna a vivere in un clima di paura e sopraffazione.

Il tentativo di soffocamento davanti ai figli

Sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, la situazione sarebbe precipitata nella notte del 28 giugno.

L'uomo avrebbe svegliato la compagna mentre dormiva, l'avrebbe colpita ripetutamente e avrebbe poi tentato di impedirle di respirare, ostruendole bocca e vie aeree con una mano. La scena si sarebbe consumata davanti ai quattro figli minori, uno dei quali è riuscito a telefonare al 112 chiedendo disperatamente aiuto.

Trasportata in ospedale, la donna è stata medicata al pronto soccorso. I sanitari le hanno riscontrato lesioni giudicate guaribili in venti giorni.

Arresto e custodia cautelare in carcere

Al termine dell'intervento, l'uomo è stato arrestato in flagranza con le accuse, allo stato delle indagini, di tentato omicidio, maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale.

Successivamente, il quadro indiziario raccolto dalla Polizia di Stato è stato posto all'attenzione dell'autorità giudiziaria. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Civitavecchia ha quindi disposto nei confronti dell'indagato la misura della custodia cautelare in carcere, eseguita presso la casa circondariale di Civitavecchia.

La presunzione di innocenza

Come precisato dalla Polizia di Stato, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le accuse formulate nei confronti dell'uomo costituiscono, allo stato, un'ipotesi investigativa e dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario.

Per l'indagato resta pertanto valido il principio di presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo della responsabilità con sentenza irrevocabile di condanna.