Civitavecchia, nei fondali di La Frasca scoperta una mina antinave da 200 chili della Seconda Guerra Mondiale
Di Maria Grazia Stella il 09/06/2026
L’ordigno bellico è stato individuato a 36 metri di profondità dai sommozzatori della Guardia di Finanza. Decisivo l’intervento dei palombari della Marina Militare che lo hanno messo in sicurezza e fatto brillare al largo. Rafforzata la sicurezza di un tratto di mare frequentato da pescatori e diportisti

Civitavecchia (Rm) - Per oltre ottant’anni è rimasto silenziosamente adagiato sul fondale del mare di Civitavecchia, nascosto tra sabbia, fango e incrostazioni marine. Un residuato bellico della Seconda Guerra Mondiale che, nonostante il tempo trascorso, continuava a rappresentare un potenziale pericolo per la navigazione, la pesca e l’ambiente marino.
La scoperta è avvenuta nelle acque antistanti il litorale nord della città, in località La Frasca, dove il Nucleo Sommozzatori della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Civitavecchia ha individuato una mina antinave italiana del peso di circa 200 chilogrammi durante un’attività di monitoraggio dei fondali.
Il ritrovamento durante le immersioni operative
L’ordigno è stato localizzato lo scorso 19 maggio nel corso di alcune immersioni tecniche effettuate dai finanzieri del Reparto Operativo Aeronavale di Civitavecchia, impegnati in attività di controllo e ispezione delle coste del litorale laziale.
A circa 36 metri di profondità, i sommozzatori hanno individuato un manufatto compatibile con una mina navale della Seconda Guerra Mondiale. L’ordigno giaceva su un fondale sabbioso-fangoso, parzialmente coperto da incrostazioni marine e da spezzoni di reti da pesca trascinati nel tempo dalle correnti.
Una scoperta che ha immediatamente fatto scattare le procedure previste per la gestione dei residuati bellici subacquei.
Scatta il protocollo di sicurezza
Una volta accertata la natura dell’ordigno, il Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza ha informato senza indugio la Capitaneria di Porto di Civitavecchia.
L’Autorità marittima ha quindi attivato tutte le misure di sicurezza previste dalla normativa, con l’obiettivo di garantire la tutela della navigazione, delle attività di pesca, della balneazione e dell’ecosistema marino circostante.
La presenza di una mina antinave ancora integra, infatti, rappresentava una minaccia potenziale non solo per chi frequenta il mare ma anche per le infrastrutture e le attività economiche legate alla costa.
L’intervento dei palombari della Marina Militare
A entrare in azione sono stati successivamente gli specialisti del Nucleo SDAI (Sminamento Difesa Anti Mezzi Insidiosi) della Marina Militare, provenienti dalla base di La Spezia.
I palombari hanno raggiunto il punto del ritrovamento e, dopo una complessa attività di valutazione e messa in sicurezza, hanno proceduto al recupero dell’ordigno.
La mina è stata quindi trasportata in una zona sicura al largo della costa, dove è stata distrutta attraverso un brillamento controllato effettuato secondo rigorosi protocolli operativi.
L’intera operazione si è conclusa senza criticità e senza conseguenze per l’ambiente circostante.
La guerra che riaffiora dai fondali
Il ritrovamento conferma come i fondali del Tirreno custodiscano ancora numerose testimonianze dei conflitti che hanno interessato le coste italiane durante il secondo conflitto mondiale.
Mine navali, bombe d’aereo e altri residuati bellici continuano infatti a emergere periodicamente grazie alle attività di monitoraggio e controllo effettuate dalle forze specializzate.
Nel caso di Civitavecchia, porto strategico durante la guerra e obiettivo di numerosi bombardamenti, il rinvenimento di ordigni bellici rappresenta un fenomeno tutt’altro che raro.
La nuova sfida della sicurezza subacquea
L’operazione assume un significato ancora più importante alla luce della crescente attenzione istituzionale verso la cosiddetta “dimensione subacquea”, recentemente disciplinata dalla Legge 26 gennaio 2026, n. 9.
Una normativa che riconosce il valore strategico dei fondali marini e delle infrastrutture sommerse, imponendo attività sempre più sofisticate di monitoraggio e protezione.
Il ritrovamento e la successiva neutralizzazione della mina testimoniano l’importanza del presidio costante del mare territoriale e l’elevato livello di specializzazione delle unità impegnate nella sicurezza delle acque italiane.
Un lavoro di squadra tra Guardia di Finanza, Capitaneria e Marina Militare
L’intervento si è concluso grazie a una stretta collaborazione tra Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto e Marina Militare, un modello operativo che continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci nella gestione delle emergenze in mare.
Dalla scoperta dell’ordigno alla sua distruzione controllata, ogni fase è stata condotta nel rispetto delle più rigorose procedure di sicurezza, con particolare attenzione alla salvaguardia dell’ambiente marino e della fauna ittica presente nell’area.
Un’operazione silenziosa ma fondamentale, che ha eliminato una minaccia nascosta da decenni nei fondali di La Frasca, restituendo maggiore sicurezza a uno dei tratti di costa più suggestivi del litorale nord laziale.
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