Dopo il dramma della 41enne scomparsa: “Non bastano il cordoglio e le parole di rito. Servono scelte politiche nette e prevenzione”

Roma – “Di fronte a fatti così gravi non bastano il cordoglio e le parole di rito. La violenza contro le donne non è un’emergenza improvvisa, ma il frutto di una cultura che va scardinata con scelte politiche chiare e coraggiose”.

Con parole dure e senza ambiguità interviene Emanuela Droghei, consigliera regionale del Partito Democratico del Lazio, commentando gli sviluppi drammatici della vicenda di Federica Torzullo, la 41enne scomparsa ad Anguillara Sabazia dall’8 gennaio e al centro di un’indagine che scuote l’intera comunità.

Il ritrovamento del corpo e l’indagine in corso

Nella giornata di domenica 18 gennaio, i carabinieri hanno rinvenuto un corpo senza vita, ancora non ufficialmente identificato, interrato presso la sede dell’azienda del marito della donna. L’uomo si trova attualmente in caserma ed è indagato per omicidio.

Gli investigatori, nei giorni precedenti, avevano rinvenuto tracce di sangue diffuse all’interno dell’abitazione della coppia, sugli abiti da lavoro del marito, all’interno della sua auto, in una cava e su un mezzo meccanico presente nell’azienda di cui è titolare. Un quadro indiziario grave, ora al vaglio degli inquirenti.

“Non è un fatto isolato, ma il prodotto di una cultura”

Per Droghei, quanto sta emergendo dalle indagini impone una riflessione che va oltre il singolo caso di cronaca: Non siamo di fronte a un episodio isolato, ma all’ennesima manifestazione di una violenza strutturale, radicata in modelli culturali che normalizzano il controllo, il possesso e la sopraffazione”.

Una violenza che, sottolinea la consigliera regionale, non può essere affrontata solo quando esplode, ma va contrastata prima, in modo sistematico.

Prevenzione, centri antiviolenza e scuola: le vere armi

“Contrastare davvero i femminicidi – afferma Droghei – significa investire nella prevenzione, sostenere in modo stabile i centri antiviolenza e costruire un’alleanza vera tra istituzioni e società civile”.

Ma il nodo centrale resta l’educazione: “Bisogna partire dalle scuole, dal rispetto, dall’educazione all’affettività, dalla parità tra donne e uomini. E' lì che si formano le coscienze e si può fermare la violenza prima che esploda”.

Un richiamo diretto alla responsabilità politica, soprattutto in un momento in cui, secondo Droghei, si assiste a tentativi di delegittimare le leggi fondate sul consenso o di mettere in discussione la parola delle donne.

“Scegliere da che parte stare”

“Continuare a mettere in discussione la parola delle donne – conclude la consigliera – è una scelta grave, perché isola le vittime e rafforza chi usa la violenza. Le istituzioni, a partire dalla Regione Lazio, devono scegliere senza ambiguità da che parte stare: dalla parte dei diritti, della libertà e della dignità delle donne”.

Le indagini: tracce ematiche e ricostruzione dei movimenti

Gli accertamenti sono condotti dai carabinieri di Civitavecchia, dal Nucleo Investigativo di Ostia e dal Ris di Roma, sotto il coordinamento della Procura di Civitavecchia. In un comunicato firmato dal procuratore Alberto Liguori, si parla di “tracce ematiche dappertutto”.

Dalle immagini di videosorveglianza emerge che la donna non esce di casa dopo le 19.30 dell’8 gennaio. Il suo cellulare, in attesa degli esiti tecnici definitivi, non registra spostamenti successivi. Il marito, invece, risulta essere uscito dall’abitazione la mattina seguente, intorno alle 7.30, per recarsi al lavoro.

Da casa non mancherebbero oggetti, ad eccezione della borsa e del cellulare.

Le indagini proseguono per arrivare a una ricostruzione completa della vicenda, all’individuazione del movente e alla verifica di eventuali responsabilità di altre persone, mentre una comunità intera resta sospesa tra dolore e sgomento.