20/09/2011

NUOVI REPERTI AL PORTO DI TRAIANO SCOPERTI DAL TEAM BRITISH SCHOOL E SOVRINTENDENZA

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I resti del Porto di Traiano

FIUMICINO - Gli archeologi dell'Università di Southampton e della British School at Rome che lavorano con il supporto della Cooperativa Parsifal di Roma a Porto-Fiumicino, nei pressi dell'aereoporto Leonardo da Vinci, sotto la direzione del Prof. Simon Keay dell’Università di Southampton, hanno scoperto un imponente edificio, che essi credono abbia giocato un ruolo centrale nella costruzione e manutenzione delle navi, in quello che fu il porto marittimo della Roma imperiale. Tali ricerche si svolgono in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma diretta dalla Dott.ssa Annamaria Moretti e rappresentata sul territorio di Ostia e Fiumicino dal Dott. Angelo Pellegrino. L'edificio recentemente scoperto è di forma rettangolare e si estendeva da ovest a est per almeno 145 metri lungo il lato settentrionale del bacino esagonale di Traiano, nel cuore del porto romano. La sua prima fase edilizia risale al periodo traianeo (probabilmente 110-117 d.C.) e si compone di una parte principale articolata intorno ad una serie di imponenti pilastri in opera laterizia, che definivano 8 navate parallele, di circa 60 m di lunghezza, con andamento nord-sud, aperte sia sul bacino di Claudio che su quello di Traiano.

Gli scavi in corso hanno al momento messo in luce un ampio corridoio voltato, che delimitava la parte occidentale del complesso, ed una prima navata larga circa 12 m e lunga 58 m, con piloni rettangolari di circa 2 x 1,50 m. Le maggiori dimensioni degli ultimi due piloni posti all’estremità meridionale dell’edifico (3 x 1,70 m) inducono a pensare che l'entrata principale fosse rivolta a sud e che presentasse un arco imponente. Un’apertura altrettanto grande doveva inoltre garantire l'accesso anche sul lato settentrionale. La monumentalità dell’edificio risulta facilmente immaginabile se si pensa che le volte potevano innalzarsi per 12 m o più, con un impatto visivo simile a quello che oggi possiamo ancora apprezzare di fronte agli ambienti voltati dei Mercati di Traiano a Roma (100-110 d.C.), che presentano una navata simile, larga 9,8 m e alta 12 m. Il nostro edificio non ha un diretto parallelo a Porto e neppure ad Ostia, mentre un confronto si può istituire con l’edificio tradizionalmente identificato con la Porticus Aemilia (190 a.C.), sita nel porto fluviale di Roma, che presenta una lunghezza complessiva di 487 m ed è formata da 50 navate, lunghe 60 m e alte 8,30 m. Le dimensioni, la posizione e l’unicità dell’edificio di Porto hanno portato gli archeologi ad ipotizzare che esso abbia giocato un ruolo fondamentale nella costruzione e riparazione delle navi durante i mesi invernali. Potrebbe essere stato infatti usato anche per ospitare grandi quantità di legname, teli e altri materiali che potevano raggiungere l’edificio dal porto di Claudio attraverso l’ingresso settentrionale.

Le attività ipotizzabili per l’edificio navale di Porto sono deducibili da iscrizioni su pietra rinvenute sia nello stesso sito che nel vicino porto di Ostia, riferibili al collegium dei fabri navales portensium e ai fabri navales ostensium, associazione o corporazione composta da ricchi schiavi liberati (liberti). L’imponente edificio di Porto inoltre è meglio inquadrabile se posto in relazione con il vicino Palazzo Imperiale, oggetto anch’esso dei recenti scavi archeologici dell’équipe diretta dal Prof. Keay, il quale crede che si tratti di un edificio chiave in cui era presente un funzionario imperiale incaricato di coordinare il movimento delle navi e dei carichi all'interno del porto. La recente scoperta ha notevoli implicazioni sulla nostra comprensione del ruolo di Porto, che fino ad ora si ipotizzava fosse principalmente un’area di transito delle navi, occupata quasi esclusivamente da magazzini. Gli ultimi risultati delle ricerche rivelano, invece, la presenza di altre importanti attività che concorrono a definire il ruolo di Porto come il porto marittimo della Roma imperiale. Il nostro edificio con le navate voltate e l’ampia facciata dominava completamente questa parte del bacino esagonale. All’idea che Porto sia stato il cantiere navale della Roma imperiale per la maggior parte del II secolo d.C., si può anche aggiungere la possibilità che le navi della flotta imperiale con sede a Misenum, nella baia di Napoli, possano essere state ricoverate o aggiustate qui, e che Porto abbia rivestito un ruolo a completamento della grandiosa base navale di Misenum. Iscrizioni che menzionano marinai della flotta di Misenum sono state trovate sul sito, così come a Roma stessa. Si deve però evidenziare il fatto che nell’edificio di Porto non sono state ancora trovate tracce di rampe per la discesa delle navi nel bacino di Traiano: se esistite, potrebbero giacere sotto il terrapieno dell’inizio del XX secolo, che corre attorno al bacino esagonale. Sebbene risulti al momento difficile sapere con certezza se le navi riparate o varate qui fossero militari o mercantili, considerando la grandezza del ben noto relitto della Madrague des Giens, che ha un’ampiezza di 10 m e una lunghezza di 40 m, possiamo almeno dire che le navate del nostro edificio erano sufficienti ad ospitare anche grandi navi mercantili.

Si auspica che la nuova fase degli scavi, tra settembre e ottobre 2011, possa fornire una risposta a tale domanda e contribuire a fare luce sulla fase tarda di questo edificio, nel corso della quale cambia la funzione di almeno questa navata: prima la costruzione di una serie di stanze contigue, allineate est-ovest databili tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C., poi la successiva conversione in granai nel V secolo d.C. ed infine la demolizione sistematica come misura difensiva durante le guerre tra Bizantini e Ostrogoti nel corso della prima metà del VI secolo d.C. Resta infine da sottolineare che i risultati finora raggiunti, nonostante i numerosi quesiti ancora aperti, sono comunque così rilevanti che il Dott. Pellegrino e la Soprintendenza hanno stabilito di finanziare ulteriori campagne di scavo e di restauro al fine di valorizzare il sito archeologico di Porto. Domani la presentazione della nuova scoperta.

 
Autore: Valeria Costantini
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