07/10/2013

Contro l’influenza la vitamina D batte i vaccini

Inserito in: Benessere
La vitamina D è estremamente efficace nel prevenire la comune influenza

Il Dott. Mitsuyoshi Urashima ha condotto uno studio clinico presso la Divisione di Epidemiologia Molecolare nel Dipartimento di Pediatria presso l’Università di Medicina di Minato-ku di Tokyo. 
Il ricercatore ha rilevato una cosa molto interessante, che la vitamina D è estremamente efficace nel prevenire la comune influenza nei bambini. Questo interessante studio è stato pubblicato nel marzo 2010 dal Journal of Clinical Nutrition, un’importante rivista statunitense che si occupa di nutrizione. Per confermare l’ipotesi di partenza sull’efficacia della vitamina D, è stato realizzato un esperimento randomizzato su due gruppi che ha coinvolto 334 bambini, a metà dei quali sono stati somministrati 1.200 IU al giorno di vitamina D3, e alla altra metà un semplice placebo. 
 
E’stato infatti scoperto che 31 dei 167 bambini facenti parte del gruppo “placebo” hanno contratto l’influenza durante i quattro mesi nei quali è proseguito lo studio, solo 18 dei 168 bambini del gruppo “vitamina D” l’ha contratta. Questo interessante risultato ha dimostrato che la somministrazione di vitamina D ha causato una riduzione assoluta di quasi l’8 per cento
I vaccini antinfluenzali – secondo i più recenti dati scientifici – ottengono 1% di riduzione dei sintomi dell’influenza. Ciò significa che la vitamina D sembra essere 800 volte più efficace rispetto ai vaccini per prevenire le infezioni influenzali nei bambini. Tornando allo studio, un altro meraviglioso risultato è che per quei bambini ai quali in passato – prima dell’esperimento – era già stata somministrata vitamina D da parte dei genitori, i risultati si sono rivelati ancora migliori, in quanto in tali soggetti la vitamina D ha ridotto il rischio di influenza di quasi due terzi.
In definitiva, più di sei bambini su dieci che normalmente avrebbero contratto la influenza sono risultati protetti dalla vitamina D. La ricerca ha anche evidenziato come la vitamina D abbia ulteriormente represso i sintomi da asma bronchiale. Su 12 bambini con precedenti diagnosi di asma, nel gruppo “vitamina D”, solo 2 hanno sviluppato tali sintomi. Anche se questo piccolo gruppo sia di dimensione più contenuta, è risultato molto chiaro che la vitamina D prevenga attacchi di asma nei bambini, e tutto ciò supporta con coerenza la prova antinfluenzale.

Allora ci chiediamo come si sviluppa la vitamina D necessaria per prevenire i tanto seccanti sintomi influenzali?
Innanzitutto l’esposizione al sole, ovviamente con le dovute cautele è l’unico modo per garantire il quantitativo necessario di vit D per mantenere la salute generale , nello specifico quella delle ossa per tutto l’inverno. La vitamina D, infatti viene assorbita dal sole o sintetizzata dal cibo e contribuisce alla fissazione del calcio nelle ossa per renderle resistenti preservandole dalle fratture. 
 
Ma quanta vitamina D bisogna assumere per garantirsi la salute delle ossa? 
Ci risponde il professor Andrea Giustina, endocrinologo, professore universitario e direttore di endocrinologia e osteoporosi agli ospedali civili di Brescia: Fino a 50 anni la dose giornaliera è di 400-800 unità internazionali, pari a 0,4-0,8 grammi, di vitamina D3 o colecalciferolo, la forma di vitamina D più utile all’assorbimento del calcio nelle ossa.  Dai 50 anni in su la quantità deve arrivare a 1 grammo, il contenuto di un litro e mezzo di latte, anche scremato, o di 5-7 barattolini di yogurt
 
In natura quali sono le fonti di approvvigionamento di vitamina D?
Sono due, la luce del sole e gli alimenti. Bastano 40 minuti al giorno in maglietta e pantaloni corti d’estate per farsi una scorta di vitamina D per tutto l’inverno. Il cibo è la seconda fonte di vitamina D, ma è difficile quantificarne l’assunzione perché la presenza negli alimenti più diffusi è minima. Un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo basterebbe per la dose giornaliera di un anziano, ma il suo sapore è poco gradevole. Poi ci sono i pesci grassi, come salmone e sgombro,  che con 150 grammi di prodotto coprono il fabbisogno giornaliero, oppure a succo d’arancia,  uova, fegato e formaggi, ma la quantità di vitamina D è così scarsa che bisognerebbe mangiare questi cibi in quantità troppo elevata.
 
Lorella De Luca
 
Autore: redazione
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