Avviata a Roma una delle tecniche neurochirurgiche più avanzate per il trattamento dei disturbi del movimento: la Deep Brain Stimulation riduce tremori, rigidità e lentezza motoria migliorando in modo significativo la qualità della vita dei pazienti

Roma - Una nuova frontiera terapeutica contro il Parkinson. Un trattamento ad altissima complessità e precisione entra ufficialmente nel percorso di cura dei pazienti affetti da malattia di Parkinson all’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini. Si tratta della Deep Brain Stimulation (DBS), o stimolazione cerebrale profonda, una tecnica neurochirurgica avanzata in grado di modulare i circuiti cerebrali responsabili dei sintomi motori, riducendo tremori, rigidità e bradicinesia.

L’introduzione della DBS rappresenta un importante passo in avanti per un grande ospedale pubblico romano, ampliando l’offerta di trattamenti ultraspecialistici per patologie neurologiche complesse, in particolare nei casi in cui le terapie farmacologiche non risultano più efficaci o tollerabili.

Cos’è la Deep Brain Stimulation e come funziona

La stimolazione cerebrale profonda è una procedura neurochirurgica che prevede il posizionamento di elettrodi sottilissimi, di circa un millimetro, in specifiche e piccolissime aree profonde del cervello, costituite da nuclei di sostanza grigia coinvolti nel controllo del movimento.

Gli elettrodi vengono collegati a un generatore di impulsi elettrici – una sorta di “pacemaker cerebrale” – generalmente impiantato sotto la clavicola. Il sistema rilascia impulsi elettrici mirati e modulabili che interferiscono con i circuiti neuronali patologici, riducendo in modo significativo i sintomi motori e restituendo maggiore fluidità ai movimenti.

Un intervento ad alta specializzazione, non per tutti

Sebbene la DBS sia una tecnica conosciuta e utilizzata da oltre trent’anni, resta tuttora appannaggio di pochi centri altamente specializzati, soprattutto nel settore pubblico e in particolare nel Centro Italia. La procedura richiede infatti strumentazioni tecnologiche di ultima generazione; un’elevata precisione chirurgica; competenze multidisciplinari avanzate; e una selezione rigorosa dei pazienti candidabili.

Non tutti i pazienti affetti da Parkinson possono infatti beneficiare della stimolazione cerebrale profonda. La valutazione pre-operatoria richiede la stretta collaborazione tra neurochirurghi e neurologi esperti nei disturbi del movimento, per individuare il profilo clinico più adatto al trattamento.

Al San Camillo i primi interventi sui disturbi del movimento

Al San Camillo Forlanini gli interventi di Deep Brain Stimulation sono stati recentemente avviati dall’équipe di Neurochirurgia, guidata dal dottor Riccardo Antonio Ricciuti, esperto di queste metodiche, che da circa due anni lavora all’introduzione della tecnica nella struttura.

I primi interventi hanno riguardato pazienti affetti da disturbi del movimento e, in particolare, da malattia di Parkinson, segnando un traguardo rilevante per l’ospedale romano.

Ricciuti: “Un passo importante in un ospedale ad alta complessità”

E’una grande soddisfazione – afferma il dottor Ricciuti – aver introdotto in questo ospedale gli interventi di chirurgia della malattia di Parkinson attraverso la stimolazione cerebrale profonda. Il San Camillo è una realtà di altissima competenza professionale e di grande complessità, storicamente dedicata soprattutto all’emergenza e all’urgenza, e riuscire a integrare questa metodica nella routine neurochirurgica rappresenta un risultato di grande valore”.

Un lavoro di squadra: neurologi, anestesisti e infermieri

La complessità della DBS richiede un approccio fortemente multidisciplinare. L’équipe di Neurochirurgia del San Camillo opera in stretta collaborazione con la Neurologia del San Camillo, diretta dal dottor Claudio Gasperini, la Neurologia del Campus Bio-Medico, diretta dal professor Vincenzo Di Lazzaro, e il dottor Massimo Marano, massimo esperto di disturbi del movimento e neurostimolazione cerebrale, che segue la selezione dei pazienti, la procedura intraoperatoria e il follow-up post-intervento.

Grazie alle più moderne tecnologie, gli elettrodi utilizzati sono in grado non solo di stimolare, ma anche di “leggere” i segnali patologici dei circuiti cerebrali, consentendo una modulazione estremamente personalizzata della terapia.

Chirurgia da svegli e gestione peri-operatoria avanzata

Fondamentale anche il contributo degli altri professionisti coinvolti. Gli anestesisti, diretti dalla dottoressa Fabiola Lapolla, hanno acquisito specifiche competenze per la gestione di interventi chirurgici da svegli, spesso necessari per valutare in tempo reale la risposta clinica del paziente alla stimolazione.

Gli infermieri di sala operatoria hanno messo a punto un layout ottimale per gestire tutte le fasi dell’intervento, mentre il personale infermieristico di reparto ha sviluppato competenze dedicate all’assistenza perioperatoria e post-operatoria di questi pazienti particolarmente complessi.

Un gruppo in crescita e uno sguardo al futuro

“Aver sviluppato al San Camillo questa tecnica – conclude Ricciuti – sta consentendo di consolidare un gruppo di professionisti motivato, competente e partecipe. Dirigo un’équipe fatta di medici esperti nelle emergenze e nella chirurgia quotidiana, affiancati da giovani professionisti curiosi e desiderosi di esplorare nuovi campi di applicazione. E' questa la vera forza che permette di portare innovazione reale nella sanità pubblica”.

L’avvio della stimolazione cerebrale profonda al San Camillo Forlanini rappresenta così non solo un progresso clinico e scientifico, ma anche un investimento strutturale sul futuro della neurochirurgia e della cura dei disturbi del movimento nella sanità pubblica italiana.