Ostia, sit-in contro la chiusura dell’Arcobaleno Beach: “58 lavoratori senza futuro, servono verità e risposte”
Di Maria Grazia Stella il 26/04/2026
Protesta annunciata per mercoledì 29 aprile davanti alla sede del Municipio X. Il Comitato “Arcobaleno è Famiglia”, sostenuto da “Giustizia X Ostia”, contesta la chiusura dello storico stabilimento Arcobaleno Beach, disposto nell’ambito di verifiche su presunti abusi urbanistici e assenza di concessione. Al centro della protesta il destino di decine di lavoratori e di centinaia di frequentatori del litorale
Ostia (Rm) - A Ostia il mare è da sempre molto più di una spiaggia. E' lavoro, identità, abitudini quotidiane, socialità. Per questo la chiusura dell’Arcobaleno Beach, storico stabilimento sul lungomare Paolo Toscanelli, ha generato una reazione immediata.
Nelle scorse ore, davanti ai cancelli chiusi del lido, si è svolta una colazione simbolica con cornetti e caffè caldo, organizzata per mantenere viva l’attenzione su una vicenda che coinvolge lavoratori, famiglie e residenti.
Un gesto semplice, ma carico di significato: mostrare che quel luogo, per molti, non è solo un’attività economica ma un pezzo di comunità.
Il provvedimento e le contestazioni
La struttura è stata chiusa nei giorni scorsi su disposizione della Procura nell’ambito di controlli relativi a presunti abusi edilizi e alla mancanza di concessione.
Il provvedimento è stato contestato da Tiziano Tordella, che ha ricordato come il lido sarebbe stato regolarmente assegnato alla madre dal Comune di Roma nel 1995.
Una ricostruzione che alimenta interrogativi e tensioni su autorizzazioni, concessioni e responsabilità amministrative maturate nel corso di decenni.
Mercoledì il sit-in davanti al Municipio X
Attorno alla vicenda si è costituito il Comitato Arcobaleno è Famiglia, che ha convocato una manifestazione pubblica per mercoledì 29 aprile alle ore 10 davanti alla sede del Municipio X di Roma Capitale.
A sostenere la mobilitazione ci sarà anche l’associazione Giustizia X Ostia.
Lo slogan scelto è netto: “Giustizia, verità e risposte”.
“58 lavoratori colpiti, 100 d’estate”
Il nodo più urgente, secondo i promotori, è quello occupazionale.
Il Comitato parla di 58 dipendenti a tempo indeterminato, che diventano circa 100 durante la stagione estiva. Il 75% sarebbe composto da giovani sotto i 35 anni.
“Questi ragazzi e ragazze non si limitano a lavorare – si legge nella nota diffusa sui social – contribuiscono a costruire la comunità, a renderla viva, a darle speranza”.
Dietro i numeri ci sono camerieri, bagnini, addetti alla manutenzione, cuochi, personale amministrativo: un microcosmo economico che sul litorale vive soprattutto nei mesi estivi. Nel lido anche un centro estetico e un parrucchiere e gli addetti al roof top.
“Privati del lavoro e della dignità”
La protesta assume toni molto duri verso la politica e le istituzioni.
“Non possiamo più tollerare ingiustizia, indifferenza e disattenzione. La chiusura dello stabilimento ha privato 58 lavoratori e oltre 400 cittadini del loro lavoro e della loro dignità”.
Il riferimento ai 400 cittadini riguarda frequentatori abituali, abbonati e residenti che consideravano l’Arcobaleno un punto stabile di aggregazione sociale.
La svolta sulle concessioni balneari
Sul fronte generale delle concessioni del litorale arriva intanto una novità destinata a incidere sull’intera stagione estiva. Il Consiglio di Stato, con un’ordinanza depositata il 21 aprile 2026, ha accolto l’appello di Roma Capitale, superando il precedente stop disposto dal Tar Lazio.
Secondo quanto riferito dall’assessorato al Patrimonio e Politiche abitative, i giudici hanno riconosciuto l’esistenza di un "urgente interesse pubblico nella consegna delle aree ai nuovi concessionari", passaggio ritenuto non rinviabile in vista dell’avvio imminente della stagione balneare.
La decisione riattiva così il percorso amministrativo dopo la sospensione degli atti che prevedevano la riconsegna delle aree entro il 31 marzo. L’obiettivo dichiarato dal Campidoglio è completare rapidamente le procedure e garantire l’apertura della stagione già dal 1° maggio, assicurando ai cittadini la piena fruizione del mare di Ostia e una gestione improntata a "legalità e trasparenza".
Le domande rivolte al Comune
I comitati chiedono chiarimenti su un punto centrale: se le strutture erano irregolari, perché sarebbero state inserite nei bandi pubblici per l’assegnazione?
Una domanda che punta il dito contro la gestione amministrativa delle concessioni balneari a Ostia, tema da anni al centro di tensioni politiche, ricorsi e verifiche.
Secondo i promotori della protesta, servirebbe un’indagine interna e pubblica per accertare eventuali errori, omissioni o responsabilità.
Appello a Gualtieri, Rocca e Meloni
Il Comitato Arcobaleno è Famiglia e Giustizia X Ostia chiedono l’intervento del sindaco Roberto Gualtieri, del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
L’obiettivo dichiarato è bloccare la chiusura delle attività che, secondo i promotori, danno lavoro a migliaia di persone e sostengono il tessuto economico del litorale romano.
Non solo Arcobaleno: chiude anche Bahia Beach
La tensione cresce anche perché il caso Arcobaleno non appare isolato. Sono ormai numerosi gli stabilimenti ai quali sono stati apposti i sigilli, sempre per presunti abusi urbanistici e assenza di titoli autorizzativi.
A questo elenco si aggiunge anche il Bahia Beach, spiaggia libera attrezzata adiacente allo stabilimento di lungomare Paolo Toscanelli, nota per i servizi offerti a turisti e residenti: noleggio lettini, ombrelloni, ristorazione e servizi igienici.
Negli ultimi anni era diventata uno dei luoghi simbolo degli aperitivi al tramonto sul litorale.
Anche in questo caso sarebbero emerse criticità autorizzative, legate non a presunto abusivismo edilizio ma a difformità demaniali tra autorizzazioni rilasciate e planimetrie ufficiali.
Al Curvone, inoltre, sarebbero state contestate delle difformità da rimuovere, tra le quali l’iconica Torretta.
Il nodo spiagge libere attrezzate
Le spiagge libere con servizi rappresentano per molti cittadini un’alternativa più accessibile rispetto agli stabilimenti privati tradizionali.
La loro eventuale chiusura apre quindi anche una questione sociale: il rischio di ridurre ulteriormente l’offerta balneare a prezzi contenuti in una località che vive una stagione delicata tra rilancio turistico e contenziosi amministrativi.
Una protesta che parla del futuro di Ostia
Il sit-in del 29 aprile va oltre la singola vertenza.
Parla del lavoro stagionale, del rapporto tra legalità e pianificazione amministrativa, del destino economico del mare di Ostia e della necessità di regole chiare dopo anni di incertezza.
Per i promotori non sarà soltanto una manifestazione. Sarà una richiesta pubblica di risposte.

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