I bagnini di Ostia chiedono certezze: “La sicurezza in mare è un dovere, non un’opzione”
Di Maria Grazia Stella il 25/02/2026
Alla vigilia della stagione balneare, il litorale di Ostia resta sospeso in un limbo amministrativo. I Lifeguards Italiani – Delegazione Litorale Romano e Lazio lanciano l’allarme: concessioni incerte, stabilimenti chiusi, spiagge senza gestione e rischio concreto per il servizio di salvataggio
Ostia (Rm) - Alla vigilia della stagione balneare, il litorale di Ostia resta sospeso in un limbo amministrativo. I Lifeguards Italiani – Delegazione Litorale Romano e Lazio lanciano l’allarme: concessioni incerte, stabilimenti chiusi, spiagge senza gestione e rischio concreto per il servizio di salvataggio. “La tutela della vita umana non può attendere sentenze”.
Un’estate che rischia di iniziare nel caos
Con l’avvicinarsi della stagione balneare, sulle spiagge di Ostia regna ancora l’incertezza. Un’incertezza che non riguarda solo la gestione degli arenili, ma tocca direttamente un tema cruciale: la sicurezza dei bagnanti.
Dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato e in attesa del pronunciamento del Tar sulla legittimità del bando per le concessioni balneari del litorale romano, i Lifeguards Italiani – Delegazione Litorale Romano e Lazio parlano apertamente di una situazione di “grave instabilità amministrativa”.
Concessioni sospese e gestori “senza titolo”
Secondo i bagnini, il nodo principale è giuridico ma dagli effetti immediati: a oggi, molti gestori coinvolti nella procedura di gara risulterebbero privi di un titolo valido per operare.
Un vuoto che potrebbe ampliarsi ulteriormente: se il bando dovesse essere annullato, anche eventuali nuovi aggiudicatari si troverebbero nella stessa condizione di precarietà.
“L’assenza di un titolo valido – spiegano – comporta l’impossibilità di operare su un bene pubblico e, di conseguenza, di erogare servizi”.
Il nodo centrale: il servizio di salvataggio
Tra i servizi che rischiano di saltare, ce n’è uno che non ammette deroghe: il servizio di salvataggio.
“Parliamo di un servizio essenziale e non derogabile – sottolineano i Lifeguards – indispensabile per garantire la sicurezza della balneazione”.
Senza un gestore legittimato, nessuno può assumersi formalmente la responsabilità di organizzare e mantenere il presidio dei bagnini, con un rischio diretto per migliaia di persone che ogni estate frequentano il litorale romano.
Stabilimenti chiusi, spiagge erose e nessuna alternativa
Il quadro si complica ulteriormente se si guarda al resto del litorale con alcuni stabilimenti chiusi per presunti abusi edilizi, senza soluzioni alternative già pronte e, inoltre, spiagge libere a Ostia Ponente, in particolare in prossimità del porto, fortemente erose e prive di bandi di assegnazione. A questo scenario, si aggiungono stabilimenti sequestrati, destinati all’abbattimento e alla futura trasformazione in spiagge libere, ma senza certezze su gestione, tempi e affidamenti.
Un mosaico frammentato che, messo insieme, restituisce un’immagine preoccupante.
“Così si mette a rischio l’intera stagione balneare”
“Il combinato disposto di questi elementi – spiegano i bagnini – determina un quadro di instabilità che rischia di compromettere non solo l’avvio della stagione balneare, ma la garanzia stessa dei servizi minimi di sicurezza”.
Una criticità che non può essere affrontata con interventi sporadici o soluzioni tampone.
Le richieste dei bagnini: chiarezza, trasparenza e un piano unico
Per uscire dall’impasse, i Lifeguards Italiani – Delegazione Litorale Romano e Lazio avanzano richieste precise, tra cui chiarezza amministrativa sulle procedure in corso; trasparenza su tempi e modalità di assegnazione delle aree costiere, e infine attuazione immediata di un Piano Collettivo di Salvataggio (PCS), unico e coordinato, valido per l’intero litorale romano.
Uno strumento che consentirebbe di garantire il servizio di salvataggio indipendentemente dalle singole concessioni.
“La sicurezza in mare è un dovere istituzionale”
Il messaggio finale è netto e non lascia spazio ad ambiguità: “La sicurezza in mare costituisce un dovere istituzionale e non può essere subordinata a ritardi, contenziosi o vuoti amministrativi”.
E la conclusione è un richiamo forte alle responsabilità pubbliche: “La tutela della vita umana deve essere garantita sempre, a prescindere dalla situazione gestionale delle singole spiagge”.
Un appello che arriva dal fronte di chi, ogni estate, è chiamato a vigilare tra le onde. E che oggi chiede una sola cosa: certezze, prima che sia troppo tardi.

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