Cerimonie istituzionali, corone d’alloro e partecipazione dei cittadini per la Festa della Liberazione a Fiumicino. Il Comune ha commemorato il 25 Aprile con tre momenti solenni tra Fiumicino, Palidoro e Maccarese. Il sindaco Mario Baccini: “E' un patrimonio che appartiene a tutti noi”

Fiumicino (Rm) - Ottantuno anni dopo la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, il 25 Aprile conserva intatto il suo valore civile e morale. Non soltanto come anniversario storico, ma come richiamo attuale ai principi su cui si fonda la Repubblica: libertà, partecipazione democratica, diritti e rifiuto di ogni oppressione.

Con questo spirito Fiumicino ha celebrato nella mattinata di oggi la Festa della Liberazione attraverso una serie di cerimonie istituzionali promosse dall’amministrazione comunale.

Tre momenti distinti, uniti da un unico filo conduttore: rendere omaggio a chi contribuì a restituire al Paese la libertà nel 1945.

Tre luoghi simbolo per ricordare i caduti

Le celebrazioni si sono svolte in tre punti significativi del territorio comunale.

In Piazza G.B. Grassi ha presenziato il sindaco Mario Baccini.

Al Monumento di Palidoro era presente il presidente del Consiglio comunale Roberto Severini.

Presso il Monumento di Maccarese ha partecipato invece il consigliere Mario Pascone.

Accanto alle istituzioni, presenti autorità religiose, militari, civili e numerosi cittadini.

La corona d’alloro e il silenzio della memoria

Come da tradizione, durante le commemorazioni è stata deposta la corona d’alloro in onore dei caduti e di quanti presero parte alla lotta di Liberazione.

Un gesto simbolico e solenne che ogni anno rinnova il legame tra memoria pubblica e coscienza collettiva.

Perché il 25 Aprile non celebra la vittoria di una parte sull’altra, ma la rinascita di una nazione uscita dalla guerra, dalla dittatura e dalla devastazione morale del conflitto.

Baccini: “Un patrimonio di tutti”

Nel suo intervento, il sindaco Mario Baccini ha voluto sottolineare il carattere unitario della ricorrenza.

“Il 25 Aprile è un patrimonio che appartiene a tutti noi: una memoria condivisa che ci invita a non dare mai per scontati i diritti e le conquiste civili di cui oggi beneficiamo”.

Parole che riportano il significato della giornata oltre la ritualità istituzionale, trasformandolo in monito contemporaneo.

Libertà, dialogo e rifiuto della violenza

Il primo cittadino ha poi richiamato la responsabilità delle istituzioni e dei cittadini nel custodire i valori democratici conquistati dopo la guerra.

“Celebrare questa ricorrenza significa rinnovare l’impegno verso i valori della democrazia, del dialogo e contro ogni forma di violenza e di oppressione”.

Un messaggio particolarmente attuale in un tempo segnato da tensioni internazionali, polarizzazione politica e crisi del linguaggio pubblico.

Il ruolo decisivo delle donne nella Liberazione

Nel suo discorso Baccini ha dedicato un passaggio importante al contributo femminile nella Resistenza e nella nascita della democrazia italiana.

“E' doveroso ricordare il ruolo fondamentale svolto dalle donne durante la Liberazione, decisive nel percorso che ha condotto il nostro Paese verso la democrazia”.

Un richiamo spesso trascurato nella narrazione pubblica del 25 Aprile. Staffette partigiane, organizzatrici clandestine, infermiere, combattenti e protagoniste della ricostruzione civile furono parte essenziale di quel passaggio storico.

Dal voto del 1946 alla Repubblica

Il sindaco ha ricordato anche il passaggio istituzionale successivo alla fine della guerra.

Nel 1946 alle donne fu riconosciuto non solo il diritto di voto, ma anche quello di essere elette, permettendo la piena partecipazione politica al referendum istituzionale del 2 giugno e all’elezione dell’Assemblea Costituente.

Un cambiamento epocale che aprì la strada alla presenza femminile nella vita democratica del Paese e alla nascita della Repubblica Italiana.

Una memoria da custodire ogni giorno

Le celebrazioni di Fiumicino confermano come il 25 Aprile resti una delle date fondative della coscienza nazionale.

Non un appuntamento da calendario, ma una domanda sempre aperta: quanto siamo capaci oggi di difendere libertà, pluralismo, giustizia e dignità umana?

Ogni corona deposta davanti a un monumento, in fondo, parla proprio di questo.