Seguendo il segnale del cellulare arriva al campo nomadi con la famiglia. Salvato dall’intervento della Polizia Locale. Milani (Sulpl): “Basta piantonamenti di facciata, servono controlli veri”

Roma - Una vacanza romana trasformata in un incubo. E’ quanto accaduto a una famiglia brasiliana nella giornata dell’Epifania, derubata mentre visitava la Basilica di San Paolo fuori le Mura.

Dall’auto a noleggio – dove erano stati lasciati, forse con troppa fiducia e ingenuità – sono spariti bagagli, documenti e denaro, lasciando i turisti senza effetti personali e con pesanti disagi logistici.

La speranza riaccesa dal cellulare localizzato

Per il capofamiglia, M.D.B., ufficiale di polizia in servizio in Brasile, la mattina successiva sembrava essersi aperto uno spiraglio. Il telefono rubato ha ripreso a trasmettere il segnale di localizzazione, conducendolo fino al campo nomadi di Castel Romano, all’estrema periferia sud della Capitale.

Una traccia che ha spinto l’uomo a tentare il recupero dei beni sottratti, nonostante fosse in compagnia della moglie e dei due figli minorenni.

Accerchiato e minacciato all’interno del campo

Avvezzo ai controlli nelle favelas del proprio Paese, il poliziotto brasiliano si è spinto nei pressi di un modulo abitativo già noto alle forze dell’ordine. Un’iniziativa che si è rivelata estremamente pericolosa.

In pochi istanti è stato accerchiato e minacciato da alcuni residenti del campo, con una tensione salita rapidamente e il rischio concreto che la situazione degenerasse in aggressione fisica.

L’intervento decisivo della Polizia Locale

A evitare il peggio è stato il tempestivo intervento delle pattuglie del gruppo SPE – Sicurezza Pubblica Emergenziale della Polizia Locale di Roma Capitale, che sono riuscite a sottrarre l’uomo e la sua famiglia a una situazione potenzialmente drammatica.

L’operazione ha consentito di riportare la calma e garantire l’incolumità dei turisti, anche se non è stato possibile recuperare i bagagli e gli effetti personali rubati.

La denuncia del Sulpl: “Un sistema che non garantisce legalità”

Sull’episodio è intervenuto con toni duri il Sulpl – Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale. 
Il segretario romano Marco Milani torna a denunciare le criticità strutturali nella gestione della sicurezza dei campi nomadi.

Ancora un episodio che dimostra come l’impiego della Polizia Locale nei campi nomadi, in quelli che da anni definiamo 'piantonamenti di facciata', sia un fallimentare spreco di risorse che non risolve il problema della mancanza di legalità”.

“Non è sicurezza, è portierato”

Secondo Milani, l’idea che poche pattuglie all’ingresso possano controllare realtà vaste e complesse è illusoria: “Pensare che due pattuglie davanti all’ingresso ufficiale di campi che ospitano centinaia di persone e occupano ampie estensioni territoriali possano svolgere attività diverse dal semplice servizio di portierato è velleitario”.

A sostegno della critica, il sindacato cita rifiuti, traffici illeciti e continui episodi di aggressione, talvolta rivolti persino contro le auto degli agenti.

L’appello al sindaco: “Si torni a fare sicurezza vera”

Il Sulpl chiede ora un cambio netto di rotta: “E’ ora che il sindaco Gualtieri dica basta a questo inutile servizio di vetrina, voluto a suo tempo dall’amministrazione Marino, e rimoduli servizi e risorse della Polizia Locale in controlli effettivi”.

Un appello che punta a verifiche reali del rispetto delle regole, a tutela non solo di cittadini e operatori, ma – sottolinea Milani – anche degli stessi abitanti dei campi.

Un episodio che riaccende il dibattito su sicurezza, legalità e gestione delle periferie romane, mostrando quanto sottile possa essere il confine tra prevenzione e semplice presenza simbolica.