Stazione Termini, spedizioni punitive a sfondo razziale: tre giovani indagati, minorenne in comunità
Di Maria Grazia Stella il 07/05/2026
Dalle immagini delle telecamere emerge una sequenza di aggressioni contro stranieri e senza fissa dimora. Gli investigatori parlano di una vera e propria “caccia all’uomo”
Roma - Scene di violenza gratuita, alimentate dall’odio razziale, nel cuore della Capitale. A pochi passi dalla Stazione Termini, uno dei luoghi più frequentati e simbolici della città, tre giovani avrebbero messo in atto una serie di aggressioni mirate contro cittadini stranieri e persone senza fissa dimora.
A far emergere i fatti è stata un’indagine della Polizia di Stato che ha portato all’emissione di una misura cautelare nei confronti di un minorenne, collocato in comunità, e a perquisizioni nei confronti di altri due indagati maggiorenni.
Le indagini: cinque aggressioni in una sola notte
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario e per i Minorenni di Roma e condotta dagli investigatori della Digos della Questura capitolina, ha preso avvio dalla denuncia di un cittadino di origini nigeriane presentata alla Polizia Ferroviaria.
Le immagini dei sistemi di videosorveglianza hanno consentito di ricostruire una sequenza inquietante: almeno cinque aggressioni, tutte consumate nella stessa notte del 7 febbraio. L’ultima, interrotta dall’arrivo di alcuni passanti, avrebbe costretto gli aggressori alla fuga.
Un’escalation di violenza rapida e sistematica, che ha spinto gli investigatori ad approfondire fino all’identificazione dei presunti responsabili.
“Caccia all’uomo” contro stranieri e senzatetto
Secondo quanto emerso, i tre giovani si sarebbero mossi a bordo di un’auto nelle zone limitrofe alla stazione con un obiettivo preciso: individuare e colpire persone ritenute “bersagli facili”.
Armati di uno sfollagente telescopico e altri oggetti atti a offendere, avrebbero aggredito vittime scelte in modo casuale, accomunate però dall’essere straniere o in condizioni di marginalità sociale.
Un comportamento che gli investigatori definiscono senza mezzi termini come una vera e propria spedizione punitiva a sfondo razziale.
Le perquisizioni: armi e materiale ideologico
Nel corso delle perquisizioni, gli agenti hanno sequestrato elementi ritenuti rilevanti per le indagini: una spranga compatibile con quella utilizzata nelle aggressioni, capi di abbigliamento indossati durante i fatti, un coltello e materiale propagandistico riconducibile all’estrema destra.
Tra gli oggetti rinvenuti anche una copia del Mein Kampf, simbolo dell’ideologia nazista.
Secondo gli inquirenti, due dei tre indagati risulterebbero legati a una realtà giovanile riconducibile all’area dell’estrema destra.
Le accuse e la misura cautelare
I tre giovani sono indagati, in concorso tra loro, per lesioni personali aggravate dall’odio razziale e per porto di armi o oggetti atti ad offendere.
Per il minorenne, già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati all’apologia del fascismo e ad atti di matrice antisemita — tra cui l’imbrattamento della sinagoga di via Garfagnana con svastiche ed epiteti offensivi — è stata disposta la misura cautelare del collocamento in comunità.
Un segnale preoccupante
L’episodio riaccende l’attenzione su fenomeni di violenza giovanile legati a ideologie estremiste e odio razziale, soprattutto in contesti urbani ad alta frequentazione.
Un campanello d’allarme per le istituzioni e per la società civile, chiamate a contrastare non solo i reati, ma anche le radici culturali che li alimentano.
Presunzione di innocenza
Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, pertanto, per tutti gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

