Ostia, la tragedia dell’operaio diventa poesia: “Cinque metri” per ricordare Daniele
Di Maria Grazia Stella il 15/09/2026
Yuleisy Cruz Lezcano affida ai versi il dolore suscitato dalla morte dell’operaio precipitato da un cestello mentre lavorava in via Antonio Forni: “Dietro una notizia di cronaca c’è sempre una persona, una storia, una famiglia”

Ostia (Rm) – Ci sono notizie che finiscono nelle pagine di cronaca e altre che, dopo essere state lette, continuano a vivere nella sensibilità di chi le incontra. La morte sul lavoro avvenuta lunedì 14 settembre in via Antonio Forni, a Ostia, ha profondamente colpito Yuleisy Cruz Lezcano, che ha scelto la poesia per restituire un nome, una storia e una dimensione umana a una tragedia che rischierebbe altrimenti di essere racchiusa nel bilancio di un incidente.
E' nata così “Cinque metri”, lirica dedicata a Daniele Bellisari, l’operaio 46enne di Cisterna di Latina morto dopo essere precipitato mentre lavorava su un cestello elevatore all'esterno di un palazzo.
"Ho scritto questa poesia per Daniele perché dietro una notizia di cronaca c'è sempre una persona, una storia, una famiglia e una vita che non può essere ridotta a poche righe", racconta Yuleisy Cruz Lezcano.
La morte dell’operaio a Ostia che ha ispirato “Cinque metri”
La tragedia si è consumata mentre Daniele stava lavorando insieme a un collega a circa cinque metri di altezza, tra il secondo e il terzo piano di un edificio di via Antonio Forni.
I due operai si trovavano sul cestello quando, secondo la prima ricostruzione, il braccio meccanico avrebbe ceduto. La dinamica esatta dell’incidente resta oggetto degli accertamenti necessari a chiarire cosa sia accaduto e le eventuali responsabilità.
Daniele è precipitato e ha perso la vita. Il collega che si trovava con lui è invece riuscito ad aggrapparsi al parapetto di un balcone. Alcuni residenti del palazzo sono intervenuti riuscendo ad afferrarlo e a portarlo in salvo.
E' proprio il contrasto tra i destini dei due lavoratori ad aver lasciato un segno profondo nella poetessa.
"Due uomini nello stesso cestello, nello stesso momento, davanti allo stesso vuoto: uno è riuscito a tornare verso la vita, l'altro no. E' proprio questa immagine che mi ha spinto a scrivere".
Yuleisy Cruz Lezcano: dalla cronaca al bisogno di ricordare Daniele
Non soltanto l'incidente, ma soprattutto ciò che rimane quando l'attenzione sulla tragedia comincia ad affievolirsi. E' questo il pensiero che attraversa la riflessione di Yuleisy Cruz Lezcano.
La poetessa guarda oltre il luogo dell'incidente, oltre il cantiere e oltre le indagini, per soffermarsi su chi resta e su una quotidianità che, per una famiglia, è stata spezzata per sempre.
"Ci sono nomi che meritano di essere pronunciati ancora, soprattutto quando tutto intorno comincia a tornare alla normalità. Il cantiere si fermerà, arriveranno le indagini, forse le risposte, forse le responsabilità. Le macchine verranno spostate, il luogo verrà ripulito, le persone torneranno nelle loro case. Ma per una famiglia nulla tornerà come prima".
E' da questa consapevolezza che la cronaca diventa poesia. I cinque metri dell'altezza alla quale stavano lavorando i due operai diventano nei versi una distanza simbolica tra la vita e la morte, tra chi riesce ad aggrapparsi e chi precipita, tra la routine del lavoro e un istante capace di cambiare tutto.
“Cinque metri”, la poesia dedicata all’operaio morto a Ostia
Cinque metri
A volte non si può scegliere
cosa fare all’ora di morire,
e il cielo, quel giorno, era
soltanto un cantiere aperto.
Non si ha tempo di dire
a chi sta vicino: sto morendo,
né di mettere in salvo il nome,
prima che cada il corpo.
Cinque metri soltanto: una misura breve per il vuoto,
un precipizio può stare
dentro il battito di una macchina.
Il ferro ha spezzato
il braccio della gru come un ramo,
e il cestello è diventato una bara sospesa tra i piani.
A volte non si ha nemmeno tempo
di mettersi a correre
come chi ha i vestiti incendiati
e corre per raggiungere la fine;
la morte aspetta,
nascosta nella ruggine,
e quando arriva
ha la rapidità di una lama.
A volte la fine arriva
quando si è più aggrappati alla vita,
al da fare, al pane, al domani,
al crescere tre figli;
quando le mani conoscono
il peso del lavoro
e non sanno di dover salutare
il mondo.
Uno cade, e il silenzio
gli chiude la bocca;
l’altro si aggrappa a un balcone,
alla corda della speranza.
Mani sconosciute diventano radici,
diventano soccorso,
lo tirano verso la luce,
strappandolo al precipizio.
Il morire rompe il tempo della voce,
anche se dall’aldilà
stanno cantando le vittime,
con voce operaia, si suppone
che a tratti urlino
per morire un poco meno,
nel lamento che si spezza
a coltellate.
Bisogna lasciarsi ferire,
cadere nel loro dolore,
per comprendere come la terra
culla le ossa e custodisce,
nel suo repertorio di lamenti,
le vite che il lavoro
non ha saputo restituire.
Yuleisy Cruz Lezcano
Una poesia contro l’oblio delle morti sul lavoro
“Cinque metri” nasce così non soltanto come omaggio personale a Daniele, ma come una riflessione sul lavoro, sulla fragilità della vita e sulle morti nei cantieri.
Yuleisy Cruz Lezcano sceglie di fermarsi là dove spesso la cronaca è costretta ad andare avanti: sul nome della vittima, sulle mani di chi lavorava, sul futuro che quella persona immaginava e sulla famiglia alla quale non farà ritorno.
Un modo per impedire che Daniele diventi soltanto “l’operaio morto a Ostia” e per ricordare, attraverso la poesia, che dietro ogni incidente sul lavoro resta una vita che aveva affetti, progetti e un domani.
Tags: ostia, litorale romano









