Case Enasarco, i residenti alzano la voce: “Non è un’operazione sociale, ma un’ingiustizia che colpisce i cittadini”
Di Redazione il 02/01/2026
I comitati dei proprietari contestano il Campidoglio: “Dietro l’acquisto degli immobili, aumenti, sfratti e scarsa trasparenza. Così si scarica il costo sociale sui cittadini”
Roma – Non un’operazione di welfare abitativo, ma una manovra che rischia di trasformarsi in un pesante boomerang sociale ed economico. E’ questa la posizione netta espressa dai comitati dei proprietari degli immobili Enasarco, che intervengono con una dura presa di posizione dopo l’annuncio del Comune di Roma sull’acquisto di oltre mille alloggi da destinare all’edilizia residenziale pubblica.
Una presa di parola che arriva all’indomani della presentazione ufficiale dell’operazione in Campidoglio e che mira a smontare, punto per punto, quella che i residenti definiscono una “narrazione edulcorata e fuorviante” dell’intervento.
“Non è un’operazione sociale”: la contestazione dei residenti
A parlare è il "Comitato spontaneo 19 dicembre 2025", che riunisce proprietari e residenti degli immobili Enasarco.
Secondo il Comitato, l’operazione presentata come “storica” e “sociale” non solo non tutelerebbe i cittadini, ma produrrebbe effetti opposti, aggravando una situazione già fragile.
“La realtà che viviamo quotidianamente – spiegano – è molto distante dalla narrazione ufficiale. Non si tratta di un’azione di tutela sociale, ma di una manovra che rischia di penalizzare centinaia di famiglie”.
Prezzi alle stelle, trattative interrotte e sfratti
Nel documento diffuso, i residenti elencano una serie di criticità che negli ultimi anni avrebbero caratterizzato la gestione degli immobili Enasarco:
Vendite a prezzi di mercato elevatissimi, spesso incompatibili con le possibilità economiche degli inquilini storici;
Trattative improvvisamente interrotte, senza spiegazioni chiare, dopo anni di interlocuzioni;
Procedure di sfratto avviate anche nei confronti di nuclei fragili, mentre si parla pubblicamente di tutela sociale;
Interventi di ristrutturazione avviati solo di recente, dopo anni di mancata manutenzione, e proprio in coincidenza con l’operazione di cessione al Comune.
Secondo i residenti, questi elementi mettono in discussione la trasparenza dell’intera operazione.
Il nodo centrale: chi paga davvero il prezzo dell’operazione?
Il cuore della contestazione riguarda l’impatto economico e sociale dell’acquisizione da parte di Roma Capitale.
“Si parla di un’operazione da centinaia di milioni di euro – affermano – ma non viene chiarito quale sia il valore reale degli immobili, né come verranno ripartiti i costi. Il rischio è che a pagare siano, ancora una volta, i cittadini”.
Secondo il Comitato, l’intervento rischia di trasformarsi in un trasferimento di oneri pubblici senza adeguate garanzie, aggravato dal fatto che il Comune dispone già di un vasto patrimonio immobiliare che potrebbe essere riqualificato per l’emergenza abitativa.
“Un’operazione che scarica i costi sui quartieri”
Altro punto critico riguarda l’impatto sociale nei quartieri coinvolti. Secondo i residenti, l’inserimento massiccio di alloggi Erp in contesti già fragili rischia di compromettere l’equilibrio sociale, senza adeguate politiche di accompagnamento.
“Si parla di inclusione, ma non si garantisce alcuna tutela per i residenti storici, né si affronta il tema dei costi condominiali, che rischiano di diventare insostenibili. Senza contare il tema della sicurezza e della gestione degli stabili”.
La richiesta: fermare l’operazione e fare chiarezza
Il Comitato chiede formalmente che l’operazione venga sospesa e sottoposta a una verifica approfondita, chiedendo l’intervento del Governo e delle autorità competenti.
“Chiediamo trasparenza, documenti, numeri chiari. Non accetteremo che un’operazione di questa portata venga portata avanti senza un vero confronto e senza tutele per chi vive e investe da anni in questi quartieri”.
L’appello finale è rivolto anche all’opinione pubblica: “Invitiamo cittadini e stampa a verificare quanto sta accadendo. Solo la piena conoscenza dei fatti può evitare che questa operazione diventi l’ennesimo danno sociale ed economico per Roma”.
Un appello che apre un fronte politico e sociale destinato a far discutere ancora a lungo, mentre sul futuro delle case Enasarco si gioca una partita che va ben oltre il semplice mattone.

