Tra videogiochi e scommesse online, gli stessi sistemi che suggeriscono contenuti su misura stanno imparando anche a calibrare il momento giusto per farci restare

Ogni volta che apriamo un'app di gioco, qualcosa nel frattempo ci ha già osservato. Non è più solo il livello di difficoltà a cambiare in base alle nostre prestazioni: sono i ritmi, le ricompense, persino i colori e i suoni a essere ricalibrati in tempo reale da modelli di intelligenza artificiale addestrati su milioni di sessioni di gioco.

Lo dimostrano bene giochi mobile di punta come Candy Crush o le produzioni di Electronic Arts, che usano da anni sistemi di ‘dynamic difficulty adjustment’. “Se il giocatore fatica troppo, l'algoritmo abbassa la soglia, se vince facilmente, la alza. L'obiettivo dichiarato è il cosiddetto flow, quello stato di coinvolgimento in cui la sfida è percepita come stimolante ma non frustrante. Perché a nessuno, in fondo, piace perdere ma neanche vincere senza troppi sforzi. Negli ultimi anni, però, questi sistemi si sono affinati e non calcolano più solo la difficoltà, ma prevedono il momento in cui un giocatore è a rischio di abbandonare la sessione, offrendo in quell'istante un bonus, un power-up o una notifica push pensata su misura per riportarlo dentro”, racconta ai nostri microfoni Elena D’Angelo, content lead di www.slotjava.it.

“Nelle piattaforme di scommesse e nei casinò digitali la stessa logica predittiva viene applicata a un contesto con incentivi economici diretti. Operatori come Bet365, Flutter o Entain utilizzano modelli di machine learning per segmentare gli utenti in base al comportamento: frequenza delle puntate, orari di accesso, reazione alle vincite e alle perdite. Da questi pattern vengono generate offerte personalizzate inviate nel momento statisticamente più efficace per prolungare la sessione o farla riprendere dopo una pausa”, continua D’Angelo.

Il problema, segnalato da più autorità di regolamentazione del gioco in Europa, è che i confini tra i due mondi, quello del gaming e quello del gambling, si stiano assottigliando. I "loot box" nei videogiochi, ovvero pacchetti a contenuto casuale acquistabili con denaro reale, replicano meccaniche quasi identiche a quelle di una slot machine e sono già oggetto di indagini in Paesi come Belgio e Paesi Bassi. Allo stesso tempo, alcune piattaforme di scommesse hanno introdotto elementi ludici come badge, livelli, classifiche, mutuati direttamente dal game design, per rendere l'esperienza più simile a un gioco che a una transazione finanziaria.

L'ultima frontiera riguarda i modelli generativi capaci di creare contenuti, come ad esempio messaggi, grafiche, persino avatar personalizzati, - conclude l’esperta di SlotJava -, cuciti sul profilo psicologico del singolo utente, non più su semplici segmenti statistici. Alcuni regolatori, tra cui la britannica Gambling Commission, stanno valutando requisiti di trasparenza specifici per questi sistemi, chiedendo agli operatori di dimostrare che la personalizzazione non sconfini nello sfruttamento di condizioni di vulnerabilità”.

Perché la domanda di fondo resta aperta: un algoritmo che ci conosce meglio di noi stessi sta migliorando la nostra esperienza o sta semplicemente diventando più bravo a non farci alzare dal tavolo?

Ultima modifica il 02/09/2026