01/12/2014

Ostia: le opere del Maestro Lorenzo Viani alla caserma IV Novembre

Inserito in: Arte
Torna il consueto appuntamento con l’arte organizzato dall’omonimo Circolo culturale che quest’anno festeggia i trenta anni di attività sul litorale romano. Mercoledì 3 dicembre le sale della Scuola di polizia tributaria saranno aperte al pubblico che potrà ammirare le tempere murali dell’artista viareggino e le tele dei pittori che esporranno sul tema ‘L’illusione della luce’

Lorenzo Viani

Ostia - Dal 3 al 7 dicembre si rinnova il tradizionale appuntamento con l’arte in occasione dell’apertura al pubblico delle sale della caserma della Scuola di Polizia tributaria “IV Novembre” di Ostia che ospitano le tempere murali realizzate dal pittore Lorenzo Viani nel 1936. Ad organizzare l’evento, in collaborazione con la Guardia di finanza, il Circolo culturale Lorenzo Viani che quest’anno festeggia i trenta anni di attività sul litorale romano. Contemporaneamente alla visita nelle sale dell’ex edificio degli orfani di via delle Fiamme gialle, 14/16 sarà possibile visitare la mostra dei lavori realizzati dai soci del Circolo che per questa edizione ha come tema “L’illusione della luce”. L’iniziativa è possibile grazie alla disponibilità della Scuola di polizia tributaria della guardia di finanza, del comune di Viareggio, dove nacque il Maestro, del Municipio X, dell’assessorato alle attività produttive al lavoro e al litorale e della Pro loco Litorale su iniziativa del Circolo presieduto da Elena Majoli.



Lorenzo Viani - Lorenzo Viani nasce a Viareggio il 1 novembre 1882. Vive una fanciullezza da povero facendo trasparire però, fin dalla giovinezza, la sua chiara e forte personalità. Insofferente di ogni imposizione autoritaria, atteggiamento che lo porterà alla ricerca di un contatto più aderente all’ambiente che lo circonda, lavora e soffre con quegli uomini che, come lui, si battono per la dignità dell’uomo. Non si sottrae alle necessità dell’esistenza e compie varie esperienze di lavoro affrontando i mestieri più umili come il garzone di barbiere e quello di mozzo di pescherecci in un quartiere di ladri, accattoni e vagabondi. Ma lo preme la volontà di fare il pittore. In varie città toscane, ove la famiglia si trasferisce, studia disegno e legge opere letterarie finchè incontra Pio Nomellini che lo inizia alla pittura e poi, a Firenze, Giovanni Fattori che lo accoglie all’Accademia di Belle Arti che dirige. Qui Viani capisce che la pittura lo può aiutare ad esprimere con forza le sue istanze sociali e vi si dedica con tutte le sue forze. Oltre alla pittura, che esige anche dispendio di denaro, si indirizza alla xilografia nella quale esprime le sue idee politiche rivolte al riscatto del popolo che in quei fogli possono trovare evidenziate le proprie istanze. Viani non ha pace. Dipinge e incide senza sosta. Si fa conoscere ed apprezzare al punto che nel 1920 gli viene assegnato il primo Premio Città di Venezia con l’opera “La benedizione dei morti del mare” che sarà quasi una premonizione di quanto gli capiterà ad Ostia.


Per essere più esplicito varia l’attività e dal 1922 si dedica a quel romanzo che gli aprirà la strada verso le classi più povere ma desiderose di leggersi. Mentre collabora col Corriere della Sera, che gli offre mezzi di sussistenza, scrive “Storie di Vàgeri” che comprendono i romanzi “Gli ubriachi”, “Angiò uomo d’acqua”, “Il Bava”, “Barba e capelli”, “Parigi”, “Roccatagliata”, “Ritorno in Patria”, “Il figlio del pastore”, “Le chiavi nel pozzo” e “Storie di umili titani” nonchè il libro di poesie “La polla nel pantano” redatti in un misto di versiliese e di italiano che rende più efficaci le immagini dei racconti e più immediata e sentita la poesia. Soggiorna per alcuni periodi a Parigi ove più che l’arte impara, ancora una volta, a superare le difficoltà della vita formando più l’uomo che l’artista. Nel 1936 viene invitato a dipingere le pareti del Collegio “IV Novembre” di Ostia Lido, appena costruito per accogliere gli orfani dei caduti del mare. Lui accetta con entusiasmo perchè necessita di aria marina onde superare le crisi di asma che lo tormentano. Pare felice quando, nel 1936, da Ostia, scrive alla moglie: “Che vita faccio? La vita del signore... Ostia è bella, ariosa, moderna, incantevole... l’asma è quasi sparita. Che allegria, che gioia, che vita!” La gioia sarà breve poichè il 2 novembre dello stesso anno, il 1936, muore lasciando ad Ostia il suo testamento artistico, purtroppo unico, ancora, monumento funebre. A diffondere l’opera del Maestro è Elena Majoli, l’instancabile presidente del circolo.

 
Autore: Maria Grazia Stella
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