22/02/2016

PAGINE DI STORIA ‘Io che conosco il tuo cuore’: Adelmo Cervi incontra i cittadini e gli studenti di Ostia

Inserito in: Ostia
Dal 23 al 26 febbraio il circolo Anpi ‘Elio Farina’ organizza una serie di incontri a Ostia e Dragona nel corso dei quali Adelmo Cervi, testimonierà dell’eccidio nel quale furono fucilati dai fascisti i suoi sette fratelli nel 1943. Incontrerà i cittadini e gli studenti delle scuole del territorio presentando il suo libro

Ostia – Adelmo Cervi, che quando i suoi sette fratelli furono fucilati dai fascisti, dopo essere stati torturati, il 28 dicembre 1943 al poligono di tiro di Reggio Emilia aveva solo quattro mesi, sarà ad Ostia per incontrare i cittadini e gli studenti delle scuole del X municipio: in questa occasione presenterà il suo libro ‘Io che conosco il tuo cuore’.


L’ANPI ‘ELIO FARINA’ - Dal 23 al 26 febbraio l’Anpi del X municipio sezione ‘Elio Farina’, della quale è presidente Ornella Bergamini e segretario Jacopo Innocenzi, ha organizzato una serie di incontri con Adelmo Cervi.


ADELMO CERVI - Adelmo, figlio di Genoeffa Cocconi e Aldo Cervi, racconterà la sua storia di figlio, rimasto orfano nel 1944 a seguito della morte della madre, schiantata dal dolore per la morte dei suoi sette ragazzi. Al mattino Adelmo Cervi incontrerà gli studenti di alcuni istituti superiori del territorio. Nel pomeriggio, invece, durante gli incontri aperti a tutta la cittadinanza, presenterà il libro ‘Io che conosco il tuo cuore’ scritto con Giovanni Zucca ed edito da Piemme Edizioni. “Non c’è momento migliore di questo per ribadire attraverso l’autorevole voce di Adelmo i valori della resistenza, dell’antifascismo e della Costituzione”, affermano i promotori.


I 7 FRATELLI CERVI - I sette fratelli Cervi, ossia Gelindo (nato il 7 agosto 1901); Antenore (1906); Aldo (15 febbraio 1909); Ferdinando (1911); Agostino (11 gennaio 1916); Ovidio (13 marzo 1918) ed Ettore (2 giugno 1921), erano i figli di Alcide Cervi (1875-1970) e di Genoveffa Cocconi (1876-1944) e appartenevano a una famiglia di contadini con radicati sentimenti antifascisti. Dotati di forti convincimenti democratici, presero attivamente parte alla Resistenza e presi prigionieri, furono torturati e poi fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia. La loro storia è stata raccontata, fra gli altri, dal padre Alcide Cervi, che fino all’età di 94 anni, quando morì, ha voluto dare testimonianza dell’eccidio.


GLI INCONTRI - Partecipano gli istituti Anco Marzio, Enriques, Labriola, Leonardo da Vinci, Toscanelli e Verne.

1) Martedì 23 febbraio ore 17 Biblioteca Elsa Morante Via Adolfo Cozza,7-Ostia Presentazione e incontro con l'autore "Io che conosco il tuo cuore".

2) Mercoledì 24 febbraio ore 19 centro anziani Dragona Via Carlo Casini,3-Dragona Presentazione e incontro con l'autore "Io che conosco il tuo cuore" a seguire cena a sottoscrizione. 

3) Giovedì 25 febbraio ore 17.30 Figoli Bistrot Via Isole del Capoverde,34-Ostia Presentazione e incontro con l'autore "Io che conosco il tuo cuore" a seguire aperitivo.


LA FAMIGLIA CERVI - I Cervi erano arrivati al podere di Praticello di Gattatico alla ricerca di un terreno pieno di gobbe e di buche da livellare per renderlo coltivabile, attraverso le conoscenze acquisite grazie alla “Riforma sociale” di Luigi Einaudi ed alle tante ore trascorse sui libri, nelle pause del lavoro, per imparare le moderne tecniche dell’agricoltura. Avevano le mucche, allevavano piccioni e le api che producevano un finissimo miele. Avevano comperato il primo trattore della zona ed inoltre avevano piantato per la prima volta in Emilia, l’uva americana. Tutto questo suscitò molte gelosie nel paese, ma soprattutto l’attenzione delle autorità fasciste.


I Cervi erano sempre stati antifascisti, così come il padre Alcide e la madre Genoeffa Cocconi, donna di profonda fede cattolica; ma fu soprattutto Aldo ad infondere a tutta la famiglia le prime nozioni politiche e quindi un naturalissimo e convinto antifascismo. Con il trascorrere del tempo, divennero sempre più stretti i contatti con il movimento antifascista, così che, già dall’inizio della guerra, la loro casa divenne un rifugio per i prigionieri alleati fuggiti dai campi di prigionia. Era tra loro il russo Anatolij Tarasov, successivamente fidato compagno dei sette fratelli ed attivissimo partigiano nella Resistenza.


Sfiduciato il Duce dai suoi stessi gerarchi, cadde il fascismo il 25 luglio 1943 e la famiglia Cervi organizzò una grande festa, offrendo la famosa pastasciuttata a tutta la popolazione sull’aia della casa. Nelle pentole vennero cotti dieci quintali di pasta e ai Campi rossi giunsero a mangiare i vicini, i parenti, gli amici, i paesani. La popolarità dei Cervi aveva ormai superato i confini di Gattatico e con l’arrivo dei nazisti in Emilia, la loro cantina ed il loro fienile divennero depositi per le armi dei partigiani che andavano in montagna. Anche loro, seppur per un brevissimo periodo, provarono la via dei monti, dove ebbero contatti con il parroco di Tapignola Don Pasquino Borghi, ma capirono ben presto che la Resistenza in montagna non era ancora sufficientemente organizzata.


Così tornarono ai Campi rossi, poiché ritennero fosse più importante rimanere in pianura e mantenere i collegamenti con i primi nuclei partigiani che via via andavano formandosi, nascondendo le armi e diffondendo la stampa clandestina. I fascisti non tardarono però a stroncare l’intensa attività cospirativa dei Cervi, infatti all’alba del 25 novembre 1943, un plotone di militi circondò l’edificio, in parte incendiandolo ed al termine della sparatoria i sette fratelli, dopo essersi arresi, vennero catturati e condotti al carcere politico dei Servi a Reggio Emilia. Stessa sorte toccò al padre Alcide che non volle abbandonarli, al compagno partigiano Quarto Cimurri e ad alcuni ex prigionieri alleati, tra i quali Dante Castellucci che si fece passare per francese.


Alla fine la casa della famiglia venne completamente bruciata dai fascisti, con le donne ed i bambini abbandonati in strada. Papà Cervi era ancora in cella e non fu nemmeno informato quando i suoi figli vennero condannati a morte e fucilati al poligono di tiro di Reggio, alle ore 6,30 del 28 dicembre 1943. “Dopo un raccolto ne viene un altro, bisogna andare avanti”. Queste le parole del vecchio “Cide” quando, tornato a casa dal carcere, seppe dalla moglie Genoeffa la tragica fine dei suoi ragazzi.
 
Autore: Maria Grazia Stella
Commenta l'articolo
Username
Email
Web
Voto (1) (10)
Commento
Codice Sicurezza
Digitare Codice Sicurezza
  Invia

I VOSTRI COMMENTI

Seguici su Facebook
© Copyright OstiaTV S.r.l. Ostia TV News iscr. trib. di Roma n° 197/2010 - direttore responsabile: Silvia Tocci