Smantellato un sistema di sfruttamento nel settore della ristorazione tra Roma e Milano. Coinvolti locali “all you can eat” e tre società: scoperti 500 lavoratori irregolari, evasione milionaria e ipotesi di bancarotta. Disposti sequestri per garantire continuità e tutela occupazionale

Roma - Un sistema strutturato, diffuso e radicato nel cuore del settore della ristorazione. E' quello scoperto dalla Guardia di Finanza di Roma, che ha portato alla luce una rete di somministrazione illecita di manodopera coinvolgendo centinaia di lavoratori.

L’operazione, condotta dal 3° Nucleo Operativo Metropolitano, ha permesso di individuare circa 500 lavoratori irregolari impiegati tra la Capitale e Milano, in un sistema che avrebbe aggirato le norme sul lavoro e sulla fiscalità.

La “società serbatoio” e il meccanismo delle assunzioni

Al centro del sistema, una cosiddetta “società serbatoio”: una struttura formalmente esistente ma priva di reale organizzazione imprenditoriale.

I lavoratori venivano assunti su carta da questa società e poi impiegati nei ristoranti, molti dei quali operanti con formula “all you can eat” nelle principali aree della movida romana.

Un meccanismo che consentiva di abbattere costi e responsabilità, trasferendo i rischi e aggirando obblighi contrattuali e contributivi.

Sanzioni, evasione e frode fiscale

Le verifiche hanno portato a considerare nulli i contratti di appalto, ricostruendo i rapporti di lavoro direttamente in capo ai ristoranti utilizzatori.

Per questi sono scattate sanzioni per circa 300.000 euro, accompagnate dalla proposta di sospensione delle attività.

Sul fronte fiscale, il quadro è ancora più rilevante: circa 2 milioni di euro di ritenute e contributi non versati e una frode fiscale complessiva stimata in 4 milioni di euro, realizzata attraverso fatture fittizie utilizzate per abbattere Iva e imposte dirette.

Bancarotta e aziende svuotate

Parallelamente, l’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma ha coinvolto altre tre società, titolari di cinque ristoranti in zone centrali e di pregio della città.

Secondo gli investigatori, per sottrarsi a debiti superiori a 2 milioni di euro, le aziende avrebbero ceduto fittiziamente rami d’impresa a nuovi soggetti, che proseguivano l’attività senza accollarsi le passività.

Un meccanismo che configura ipotesi di bancarotta fraudolenta.

Sequestri e amministrazione giudiziaria

Per interrompere il sistema e garantire al tempo stesso la continuità delle attività e la tutela dei lavoratori, l’Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro delle quote societarie e dei cinque ristoranti coinvolti.

La gestione è stata affidata a un amministratore giudiziario, chiamato a ristabilire condizioni di legalità e trasparenza.

Tutela del lavoro e concorrenza leale

L’operazione si inserisce nel più ampio impegno della Guardia di Finanza nel contrasto agli illeciti economico-finanziari, con un duplice obiettivo: proteggere i lavoratori e garantire condizioni di concorrenza equa tra le imprese.

Un intervento che accende i riflettori su un settore strategico ma spesso esposto a fenomeni di sfruttamento e irregolarità.

Presunzione di innocenza

Si ricorda che il procedimento penale è attualmente nella fase delle indagini preliminari.
Per tutti i soggetti coinvolti vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.