Roma, bancarotta fraudolenta in una società di vigilanza privata: sequestro da 25 milioni di euro, tre indagati
Di Redazione il 28/10/2026
Operazione della Guardia di Finanza su una società di vigilanza e investigazioni private finita in liquidazione giudiziale. Al centro dell'inchiesta un debito fiscale di circa 25 milioni di euro e presunte irregolarità nella gestione contabile

Roma – Un sequestro conservativo di beni e disponibilità finanziarie fino a circa 25 milioni di euro è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Roma nell'ambito di un'inchiesta per presunta bancarotta fraudolenta che coinvolge una società operante nel settore della vigilanza e delle investigazioni private.
Il provvedimento, disposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica, riguarda tre persone indagate per le ipotesi di bancarotta fraudolenta patrimoniale, documentale e per operazioni dolose.
Le indagini sono state condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, che hanno ricostruito la situazione patrimoniale e finanziaria dell'impresa, attualmente sottoposta a liquidazione giudiziale.
Società di vigilanza in liquidazione, debiti fiscali per 25 milioni di euro
Al centro degli accertamenti figura la gestione economica della società e, in particolare, il mancato versamento delle imposte nel corso degli anni.
Secondo l'ipotesi investigativa, gli amministratori e i liquidatori che si sono succeduti alla guida dell'impresa avrebbero contribuito al dissesto attraverso un sistematico inadempimento degli obblighi tributari.
La società avrebbe così accumulato un debito nei confronti dell'Agenzia delle Entrate pari a circa 25 milioni di euro, corrispondente al 99% dell'intero passivo aziendale.
Un elemento che, secondo gli investigatori, avrebbe avuto un ruolo determinante nel deterioramento della situazione finanziaria dell'impresa.
Bancarotta fraudolenta, accertamenti anche sulle scritture contabili
Le verifiche della Guardia di Finanza si sono concentrate anche sulla documentazione amministrativa e contabile della società.
Gli indagati sono sospettati di aver sottratto le scritture contabili obbligatorie, rendendo più difficile la ricostruzione del patrimonio e dei movimenti finanziari nell'ambito della procedura di liquidazione giudiziale.
L'analisi dei flussi di denaro e della documentazione disponibile ha permesso agli investigatori di individuare gli elementi posti alla base della richiesta di sequestro.
Le condotte contestate restano, tuttavia, ipotesi accusatorie ancora da accertare nel procedimento giudiziario.
Sequestro conservativo per tutelare il patrimonio della società
Il provvedimento eseguito dai finanzieri ha natura conservativa ed è finalizzato a preservare beni e disponibilità economiche fino all'importo indicato dall'autorità giudiziaria.
L'obiettivo è evitare che il patrimonio residuo possa essere disperso, compromettendo le garanzie a tutela dei creditori nell'ambito della liquidazione.
L'intervento è stato disposto anche a seguito delle iniziative della curatela, impegnata nella ricostruzione della situazione patrimoniale dell'impresa.
L'importo di 25 milioni di euro rappresenta il limite massimo del sequestro disposto, e non necessariamente il valore dei beni già materialmente individuati e sottoposti a vincolo.
Indagini della Guardia di Finanza di Roma ancora in corso
L'operazione rientra nelle attività di contrasto agli illeciti economico-finanziari condotte dalla Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Procura di Roma.
Gli accertamenti proseguono per chiarire le responsabilità individuali e ricostruire le circostanze che avrebbero determinato il dissesto della società.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini e per tutte e tre le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva di condanna.
