Roma, al Forte Ostiense una statua per Dox: il leggendario cane poliziotto della Squadra Mobile
Di Maria Grazia Stella il 28/10/2026
La Polizia di Stato rende omaggio al pastore tedesco che, insieme al brigadiere Giovanni Maimone, partecipò a centinaia di indagini tra il dopoguerra e gli anni Sessanta. Il monumento, donato dalla famiglia Maimone, è stato inaugurato alla presenza degli studenti

Roma – Un monumento per ricordare uno dei più celebri cani poliziotto della storia italiana, protagonista di importanti operazioni investigative e simbolo del legame tra uomo e animale al servizio della sicurezza pubblica.
Martedì 27 ottobre, presso il complesso di Salita del Forte Ostiense, a Roma, è stata inaugurata una statua dedicata a Dox, il pastore tedesco che, tra il secondo dopoguerra e la metà degli anni Sessanta, affiancò gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Roma.
La scultura, donata dalla famiglia del suo storico conduttore, il brigadiere Giovanni Maimone, rende omaggio a un cane diventato famoso per le sue capacità investigative, il coraggio dimostrato durante il servizio e la straordinaria intesa con il poliziotto che lo accompagnò per tutta la carriera.
Chi era Dox, il pastore tedesco diventato una leggenda della Polizia
Nato in Baviera nel 1946, Dox fu acquistato dal brigadiere Giovanni Maimone e successivamente impiegato nelle attività investigative della Questura di Roma.
Le sue particolari capacità olfattive e l'addestramento gli permisero di distinguersi in numerose operazioni di polizia, in un periodo storico nel quale l'impiego dei cani nelle indagini rappresentava una risorsa particolarmente preziosa.
Insieme al suo conduttore, Dox contribuì a centinaia di indagini e procedimenti giudiziari, partecipando alla ricerca di persone scomparse e alle attività che portarono all'individuazione e alla cattura di responsabili di reati contro la persona e il patrimonio.
Un'attività intensa, svolta spesso in situazioni complesse e rischiose, che rese il pastore tedesco uno dei cani più conosciuti della Polizia italiana.
Le imprese di Dox raccontate dai giornali e dai cinegiornali dell'Istituto Luce
La notorietà di Dox superò presto i confini della Capitale e dell'Italia.
Le sue imprese furono raccontate dalla stampa dell'epoca e documentate anche nei cinegiornali dell'Istituto Luce, che contribuirono a far conoscere al grande pubblico il lavoro svolto dal cane e dal brigadiere Maimone.
Le immagini d'archivio testimoniano ancora oggi il ruolo di Dox nelle attività investigative e il rapporto di fiducia costruito con il suo conduttore.
Durante la carriera il pastore tedesco rimase ferito più volte in servizio e ricevette numerosi riconoscimenti per il contributo offerto alle operazioni di polizia.
Dox morì nel 1965, all'età di 19 anni, lasciando un ricordo destinato a rimanere nella storia della Polizia di Stato.
Una statua al Forte Ostiense donata dalla famiglia Maimone
A oltre sessant'anni dalla sua scomparsa, la Polizia di Stato ha voluto dedicare a Dox un monumento nel complesso del Forte Ostiense.
La statua, donata dalla famiglia Maimone, rappresenta un riconoscimento al servizio prestato dal pastore tedesco e al rapporto che lo legava al brigadiere Giovanni Maimone.
L'iniziativa intende ricordare anche il contributo degli animali impiegati nelle attività di polizia, il cui addestramento e le cui capacità continuano a rappresentare un importante supporto per gli operatori.
La figura di Dox diventa così un simbolo di fedeltà, coraggio e collaborazione tra uomo e cane, valori che hanno accompagnato la storia delle unità cinofile.
Alla cerimonia anche gli studenti: un messaggio di legalità per i giovani
Alla cerimonia di inaugurazione hanno partecipato anche studenti degli istituti scolastici del territorio, coinvolti in un momento dedicato alla memoria e all'educazione alla legalità.
Attraverso la storia di Dox, la Polizia di Stato ha voluto trasmettere alle nuove generazioni il significato del servizio alla collettività e dell'impegno quotidiano per la sicurezza dei cittadini.
La statua al Forte Ostiense conserva così il ricordo di un protagonista particolare della storia investigativa romana: un pastore tedesco che, al fianco del suo conduttore, contribuì per anni al lavoro della Squadra Mobile, diventando uno dei simboli più conosciuti della collaborazione tra uomini e animali nelle forze dell'ordine.
