“Malagiustizia. La sofferenza che non fa giurisprudenza”
Di Redazione il 16/03/2026
Venerdì 13 marzo la conferenza nella Sala Caduti di Nassiriya del Senato promossa dalla senatrice Cinzia Pellegrino. “Questa riforma – ha affermato – non è una battaglia politica, ma un’esigenza di tutti per garantire un giusto processo e la responsabilità di chi sbaglia”
Roma - Venerdì 13 marzo, nella Sala Caduti di Nassiriya del Senato della Repubblica, si è svolta la conferenza stampa “Malagiustizia. La sofferenza che non fa giurisprudenza”, promossa dalla Senatrice Cinzia Pellegrino, Coordinatore Nazionale del Dipartimento Tutela Vittime di Fratelli d’Italia.
Un appuntamento intenso, che ha dato voce a professionisti e cittadini impegnati ogni giorno a fronteggiare le conseguenze di un sistema giudiziario che, quando non funziona, rischia di trasformarsi in una seconda ferita.
La senatrice Pellegrino ha spiegato le ragioni dell’iniziativa, sottolineando la necessità di riportare il dibattito sui contenuti del referendum e sul tema storico della cattiva giustizia in Italia. Ha ricordato come gli errori giudiziari pesino sul Pil per 2,6 miliardi di euro e come l’ingiustizia percepita dai cittadini sia “tripla”: colpevoli scarcerati, innocenti in carcere per anni e magistrati che non rispondono dei propri errori. Ha concluso ribadendo che la riforma “non è una battaglia politica, ma un’esigenza di tutti per garantire un giusto processo e la responsabilità di chi sbaglia”.
“Questa riforma – ha affermato – non è una battaglia politica, ma un’esigenza di tutti per garantire un giusto processo e la responsabilità di chi sbaglia”.
La voce del Comitato e dei sostenitori
Insieme alla Senatrice, i rappresentanti del Comitato “Sì vota Sì” hanno dato avvio a un momento di confronto e condivisione, portando esperienze e casi concreti di malagiustizia emersi nei rispettivi percorsi professionali.
Valentina Ruggiero (Avvocato, Presidente del Comitato “SI VOTA SÌ”) ha portato all’attenzione dei presenti un caso estremamente delicato: una bambina di 4 anni che sarebbe stata vittima di violenza da parte del bidello della scuola che frequentava. La madre si è recata in ospedale il 19 febbraio, dove è stato attivato il codice rosso. Nonostante ciò, la bambina verrà ascoltata solo il 17 marzo, un mese dopo, anziché entro i tre giorni previsti dalla legge. Nel frattempo, la piccola non può vedere i suoi amici, la madre è devastata dal dolore e il bidello continua a lavorare nella stessa struttura, frequentata da bambini da 0 a 6 anni.
«Sono stanca di dover chiedere scusa ai miei clienti per disattenzioni, incompetenza e malagiustizia – ha dichiarato –. È fondamentale che i magistrati, quando non svolgono adeguatamente il loro mestiere, vengano sanzionati».
Raffaele Savarese (Co-fondatore di Destra Liberale, Manager e Giornalista) invece ha evidenziato come la riforma «non sia contro la magistratura, ma a favore della magistratura onesta», quella che non si riconosce più in un sistema percepito come inefficiente. Ha ribadito l’obiettivo di una magistratura «indipendente e terza».
Tra i presenti intervenuti la sua posizione ha esposto anche Cristina Caldarelli (Esperta di Sicurezza sul Lavoro), nel suo discorso ha posto l’accento sulle sofferenze legate ai percorsi giudiziari, spesso lunghi e incapaci di restituire giustizia a chi ha subito una perdita. Nel settore della sicurezza sul lavoro, ha spiegato, questa sofferenza assume un significato ancora più drammatico.
Ha concluso con la frase ed un’immagine potente: “un giorno vorrei creare un cartellone ideale da esporre all’ingresso di ogni cantiere, con un bambino che, indossando il caschetto, dice: “Papà, lavora in sicurezza. Ti aspetto a casa”.
Luca Bonanni (Commercialista) ha richiamato l’attenzione sulla necessità di intervenire con urgenza sulla normativa del processo tributario, una volta superata la fase referendaria. Ha sottolineato “una debolezza complessiva e una malagiustizia nei rapporti tra il cittadino contribuente e il fisco”, evidenziando l’esigenza di un sistema più equo e comprensibile.
È stato ricordato che la separazione delle carriere non è un tema nuovo, né un’invenzione recente. Per anni — è stato sottolineato — molti esponenti della sinistra l’hanno sostenuta apertamente, seppur con parole diverse, riconoscendone la necessità per garantire maggiore trasparenza e imparzialità nel sistema giudiziario. Oggi, invece, quegli stessi esponenti si oppongono con forza alla riforma. Molti presenti hanno osservato come questo cambio di posizione sembri più legato alla contrapposizione politica verso il Governo e al motto “mandiamo a casa la Meloni” che a una reale riflessione sul merito della proposta.
Tra i presenti nella sala i rappresentanti della destra liberale, da sempre a fianco della Senatrice nella sua lotta per la giustizia.
Altri interventi
Ha offerto una testimonianza particolarmente significativa Anna D’Ambrosio (Genetista), richiamando l’attenzione sull’importanza di prestare maggiore cura ai dettagli e alle prove quando una vittima di violenza arriva al pronto soccorso. Ha spiegato che troppo spesso le evidenze vengono contaminate perché non vengono seguite correttamente le direttive e le tempistiche prescritte, compromettendo così la possibilità di accertare i fatti in modo rigoroso.
Mario Biagiarelli (Clinico) ha messo a confronto le sue esperienze e quelle di D’Ambrosio, rilevando alcune tecniche simili, e ha sottolineato la necessità che il magistrato assuma un ruolo più consapevole nella supervisione della metodologia scientifica, ricordando come una corretta interpretazione delle evidenze sia fondamentale per garantire decisioni giuste e fondate.
Ultima a prendere la parola, Maria Pia Capozza (Avvocato, gruppo “Io sono Whistleblower”), nella sua deposizione ha ricordato che «la magistratura non è un organo da smantellare, ma dobbiamo avere il coraggio di vedere i problemi per ciò che sono. Dobbiamo riconoscerli, affrontarli e risolverli. I cambiamenti da soli non eliminano la corruzione, ma rappresentano certamente un primo passo verso un vero cambiamento».
"Vogliamo la giustizia con la 'g' maiuscola"
Chiudendo i lavori, la Senatrice Pellegrino ha invitato i cittadini a partecipare al voto referendario «con consapevolezza e senza paura», sottolineando che la separazione delle carriere «non eliminerà ogni errore, ma rappresenta un passo decisivo verso una giustizia più equa e trasparente». “E’ il momento – ha concluso – di restituire al Paese una giustizia con la ‘G’ maiuscola”.
Dalle testimonianze emerse è apparso evidente che la malagiustizia non è un problema astratto, ma una realtà che incide profondamente sulla vita delle persone, generando sofferenze che spesso si aggiungono a quelle già subite. Il referendum rappresenta un’occasione concreta per avviare un cambiamento atteso da anni: votare Sì significa scegliere un sistema più trasparente, più responsabile e più vicino ai cittadini. Una scelta di consapevolezza e di impegno civile, necessaria per restituire credibilità alla giustizia e garantire alle vittime un percorso finalmente dignitoso e rispettoso dei loro diritti.

