Un'azienda che quasi nessuno conosce fuori dagli addetti ai lavori decide, di fatto, il destino dell'intera industria dei microchip: si chiama ASML, ha sede a Veldhoven, nei Paesi Bassi e al momento è al centro di un caso di sicurezza internazionale. ASML infatti produce le uniche macchine al mondo capaci di utilizzare la litografia ultravioletta estrema (EUV) per la fabbricazione di avanzatissimi microchip.

Sono proprio queste macchine, del valore di centinaia di milioni di euro l'una e grandi come interi autobus, a incidere i circuiti più sottili mai realizzati su un wafer di silicio, gli stessi che TSMC utilizza per produrre i chip di Nvidia alla base dei sistemi di intelligenza artificiale più avanzati al mondo; il mercato dei semiconduttori destinati al calcolo intensivo è lo stesso a crescere con ritmi paragonabili a pochissimi altri settori, come sale da gioco digitali, data center o applicazioni per l’intelligenza artificiale.

Ecco: proprio una di queste macchine è diventata il centro nevralgico dei riflettori della politica mondiale.

Il monopolio più prezioso (e più controllato) del mondo tech

ASML ha prodotto finora 340 macchine EUV durante il corso della sua storia, di cui 26 non più operative. Ogni singolo macchinario viene tracciato e geolocalizzato costantemente: prima di vendere un simile macchinario, Paesi Bassi e Stati Uniti devono approvare qualunque esportazione (il veto americano dipende dall’utilizzo di specifiche componenti tecnologiche americane), dettaglio che rende Washington piuttosto pesante sul tavolo delle trattative.

 

ASML quindi non può vendere macchine a chi vuole ma c’è uno stato verso cui le è vietatissimo fare determinati affari: la Cina. Il colosso asiatico può comunque ricevere macchinari DUV, ovvero un vecchio tipo di litografo a ultravioletti e questo per ASML è molto importante visto che tale business rappresenta circa un terzo dei ricavi complessivi dell’azienda.

 

C’è però stato un evento che sembra aver cambiato le carte in tavola: il segretario al commercio Americano, Howard Lutnick, ha infatti dichiarato che secondo le sue fonti una macchina EUV sarebbe finita in territorio cinese, senza però fornire prove concrete a sostegno dell'affermazione, alimentando settimane di speculazioni tra gli analisti del settore e nuove tensioni diplomatiche tra Washington e Pechino.

 

Dal wafer di silicio alla scheda video: il percorso invisibile che arriva fino all'intelligenza artificiale

Gli esperti del settore dubitano fortemente che la Cina sia riuscita ad acquisire un'intera macchina EUV, vista la mole logistica necessaria per il trasporto, ma non escludono affatto che possano essere stati sottratti singoli componenti o disegni tecnici attraverso canali paralleli. Il sospetto nasce anche da un precedente inquietante: già nel 2025 era emerso che alcuni ex dipendenti di ASML avessero contribuito alla realizzazione di un prototipo di macchina EUV in un centro di ricerca a Shenzhen, alimentando timori sul trasferimento imprevisto di competenze tecniche.

 

Il perché del veto è chiaro: al momento i chip avanzati che solo i macchinari di ASML possono fabbricare sono appannaggio di tre aziende in tutto il mondo, ovvero TSMC, Samsung e Intel; quei chip sono fondamentali per server, smartphone e sopratutto sistemi di calcolo per l’intelligenza artificiale, ovvero le schede video e gli acceleratori grafici realizzati da Nvidia.

 

La potenza di calcolo delle schede video, infatti, è diventata talmente elevata che se una volta permettevano di visualizzare a schermo film o schermate di gioco come nel caso di una partita alle varianti del blackjak, ad oggi riescono a fare milioni di moltiplicazioni matriciali in parallelo; queste sono la spina dorsale delle reti neurali basate sull’attenzione.

 

Poiché le reti neurali sono la linfa vitale dei sistemi di intelligenza artificiale, ecco spiegata l’importanza di tutta questa segretezza e questi divieti: altro non sono che il riflesso di un mondo che non vuole farsi raggiungere, in termini tecnologici, dal suo principale rivale mondiale.