Mille trapianti di fegato: il San Camillo entra nella storia della sanità italiana
Di Maria Grazia Stella il 05/06/2026
Il Dipartimento Interaziendale Trapianti raggiunge un traguardo straordinario dopo 25 anni di attività. Ettorre: "Dietro ogni intervento ci sono competenza, sacrificio e il valore insostituibile della donazione"
Roma - Mille trapianti di fegato eseguiti, mille vite salvate o profondamente cambiate. E' il traguardo storico raggiunto il 28 maggio dal Dipartimento Interaziendale Trapianti dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma, uno dei centri di riferimento più importanti a livello nazionale e internazionale per la chirurgia trapiantologica.
A consentire il raggiungimento di questa cifra simbolica sono stati tre interventi effettuati nella stessa giornata, grazie a organi provenienti da donatori degli ospedali di Agrigento, Latina e Sant’Andrea di Roma. Un risultato che rappresenta il punto d’arrivo di un percorso costruito in venticinque anni di lavoro, ricerca e innovazione, ma anche un nuovo punto di partenza verso traguardi ancora più ambiziosi.
Dalla visione di un progetto alla nascita di un polo d’eccellenza
La storia del centro trapianti del San Camillo affonda le sue radici nel 2001, quando il professor Eugenio Santoro ne intuì le enormi potenzialità e ne avviò il percorso di sviluppo.
Nel 2007 il progetto si evolve e nasce il POIT, il Polo Interaziendale Trapianti San Camillo-Spallanzani, affidato alla direzione del professor Giuseppe Maria Ettorre. Da quel momento inizia una crescita costante che negli anni ha trasformato il centro romano in una delle realtà più avanzate del panorama sanitario europeo.
Fino al 2020 venivano eseguiti mediamente 35 trapianti l’anno. Poi la svolta: 61 interventi nel 2021, 66 nel 2022, oltre 80 nel 2023 e il superamento della soglia dei 100 trapianti annui nel 2024 e nel 2025.
Numeri che raccontano non soltanto un aumento dell’attività chirurgica, ma soprattutto la capacità di affrontare casi sempre più complessi e di offrire una speranza concreta a pazienti provenienti da tutta Italia.
Ettorre: “Il sistema trapianti è un patrimonio di tutti”
Dietro il traguardo dei mille trapianti ci sono centinaia di professionisti e una macchina organizzativa che opera senza sosta.
“Questo risultato è prima di tutto la testimonianza dell’impegno quotidiano di una squadra straordinaria. Dietro ogni trapianto ci sono competenza, sacrificio e una motivazione profonda”, sottolinea il professor Giuseppe Maria Ettorre, direttore della UOC Chirurgia Generale e Trapianti.
“E' grazie a questo spirito che riusciamo a garantire risposte concrete a pazienti in condizioni critiche, spesso senza altre opzioni terapeutiche. Il sistema trapianti italiano funziona ed è un bene collettivo che va sostenuto e alimentato, a partire dalla cultura della donazione, gesto di straordinario valore che consente di salvare vite e offrire nuove possibilità di cura”.
Parole che riportano l’attenzione sul vero motore di ogni trapianto: la generosità dei donatori e delle loro famiglie, senza le quali nessuno di questi risultati sarebbe possibile.
Un centro che affronta le sfide più complesse
Oggi il Dipartimento Interaziendale Trapianti del San Camillo non si distingue soltanto per il numero di interventi effettuati, ma soprattutto per la complessità dei casi trattati.
Circa il 30% dei trapianti viene eseguito su pazienti in condizioni di estrema urgenza, mentre il 40% riguarda persone affette da patologie oncologiche particolarmente complesse, come epatocarcinoma, colangiocarcinoma o metastasi da tumore colorettale.
Il centro romano è tra i pochi in Italia ad aver sviluppato protocolli avanzati per il trapianto di fegato in pazienti con metastasi non operabili da tumore del colon-retto e per alcune forme di colangiocarcinoma. Patologie che fino a pochi anni fa venivano considerate al limite delle possibilità terapeutiche e che oggi trovano risposte concrete grazie all’evoluzione della medicina e della chirurgia trapiantologica.
Numeri da record anche nel 2026
Il ritmo di crescita non si è fermato. Nei primi quattro mesi del 2026 sono già stati effettuati 58 trapianti di fegato, un dato che lascia prevedere un ulteriore record a fine anno.
Un altro elemento significativo riguarda la capacità attrattiva del centro: circa il 40% dei pazienti arriva da fuori regione, confermando il ruolo nazionale assunto dal San Camillo nel settore dei trapianti.
La forza del lavoro di squadra
Dietro ogni intervento c’è un modello organizzativo che rappresenta uno dei punti di forza dell’intero sistema.
La UOC Chirurgia Generale e Trapianti guidata dal professor Ettorre lavora in stretta collaborazione con la UOC di Anestesia e Rianimazione diretta dal professor Luigi Tritapepe, fondamentale nella gestione dei pazienti nelle fasi più delicate dell’intervento.
Un ruolo decisivo è svolto inoltre dal Centro Regionale Trapianti Lazio, diretto dal dottor Mariano Feccia, che coordina e gestisce l’intero percorso di donazione e assegnazione degli organi.
L’integrazione con l’INMI Lazzaro Spallanzani completa un modello interaziendale che rappresenta oggi una delle migliori esperienze italiane di collaborazione sanitaria.
La Regione Lazio e il valore di una scelta strategica
Il traguardo dei mille trapianti è anche il risultato di una precisa strategia sanitaria sostenuta negli anni dalla Regione Lazio.
Attraverso investimenti, programmazione e coordinamento tra strutture ospedaliere, il modello interaziendale ha consentito di mettere a sistema competenze diverse e altamente specializzate, garantendo cure tempestive ai pazienti più gravi e rafforzando il ruolo del Lazio come punto di riferimento nel panorama trapiantologico nazionale.
Nuove sale operatorie per guardare al futuro
La crescita del Dipartimento passa anche attraverso il potenziamento delle strutture.
Dallo scorso agosto il centro dispone infatti di nuovi ambienti e sale operatorie di ultima generazione all’interno del Padiglione Puddu del San Camillo-Forlanini, spazi progettati per sostenere un’attività in continua espansione e garantire standard sempre più elevati di sicurezza e innovazione.
Un investimento che guarda al futuro e che conferma la volontà di continuare a crescere, mantenendo al centro la qualità delle cure e la tutela dei pazienti.
Mille trapianti, mille storie di rinascita
Dietro il numero 1.000 non ci sono soltanto statistiche e record sanitari. Ci sono mille persone che hanno ricevuto una seconda possibilità, mille famiglie che hanno ritrovato una speranza e mille storie di rinascita rese possibili dalla medicina, dalla ricerca e dalla solidarietà umana.
E' questa, forse, la vera misura del traguardo raggiunto dal San Camillo: trasformare ogni donazione in una nuova vita e fare dell’eccellenza sanitaria uno strumento concreto al servizio delle persone.

