Nel decennale dell’iniziativa istituita nel 2016, l’ex ministra della Salute richiama politica e istituzioni: “La salute femminile è una priorità strategica per il Paese”. Focus su medicina di genere, diagnosi precoce e disuguaglianze territoriali

Roma - Beatrice Lorenzin torna a parlare nel giorno simbolo dedicato alla salute femminile e lo fa con un messaggio netto: celebrare non basta, servono scelte concrete. In occasione del decennale della Giornata nazionale della salute della donna, l’ex ministra della Salute e vicepresidente del Gruppo Pd al Senato affida a una lettera aperta una riflessione che è insieme bilancio politico e appello al futuro.

Da Roma parte un richiamo che punta dritto al cuore del sistema sanitario nazionale: investire nella salute delle donne significa investire nel benessere collettivo.

Una ricorrenza nata per cambiare prospettiva

“La salute delle donne è una priorità strategica per l’intero Paese”. E' questo il principio che, ricorda Lorenzin, ispirò l’istituzione della Giornata nazionale della salute della donna quando era alla guida del Ministero della Salute, su iniziativa condivisa con la Fondazione Atena Onlus.

Una scelta che, nelle intenzioni originarie, voleva superare l’idea della salute femminile come questione settoriale o marginale, riconoscendola invece come asse centrale delle politiche pubbliche. Non un tema “per donne”, ma un tema che riguarda l’intera società.

Il 22 aprile e l’eredità di Rita Levi-Montalcini

La data del 22 aprile non è casuale. Coincide con la nascita di Rita Levi-Montalcini, simbolo della ricerca scientifica italiana e internazionale.

Per Lorenzin, il riferimento alla scienziata rappresenta un messaggio preciso: sapere, prevenzione e innovazione restano gli strumenti più efficaci per garantire salute, autonomia e dignità alle donne in ogni fase della vita.

Negli anni, quella intuizione si è trasformata in un appuntamento stabile capace di mobilitare istituzioni, professionisti sanitari e associazioni attraverso campagne informative, screening e iniziative diffuse sul territorio nazionale.

Le criticità ancora aperte: vivere di più non significa vivere meglio

Ma il passaggio centrale della lettera è quello dedicato alle ombre ancora presenti. Lorenzin invita a guardare “con lucidità” ciò che non funziona.

Le donne, osserva, hanno un’aspettativa di vita più lunga rispetto agli uomini, ma spesso trascorrono una parte significativa di quegli anni in condizioni di salute peggiori. A pesare sono diversi fattori: difficoltà di accesso alle cure, carico assistenziale familiare ancora fortemente sbilanciato, diagnosi tardive e profonde differenze tra territori.

E' una fotografia che intreccia sanità e questione sociale, mostrando come il tema della salute femminile non possa essere separato da lavoro, welfare e organizzazione dei servizi.

Medicina di genere: oltre gli slogan

Uno dei nodi evidenziati dall’ex ministra è quello della medicina di genere. “Non è uno slogan”, sottolinea Lorenzin, ma la capacità di riconoscere che uomini e donne presentano bisogni sanitari differenti, percorsi diagnostici diversi e risposte non identiche alle terapie.

In altre parole, personalizzare la medicina anche sulla base delle differenze biologiche e sociali significa rendere le cure più efficaci, tempestive ed eque.

Prevenzione, la domanda c’è: ora servono risposte

C’è poi il tema che Lorenzin definisce per lei “particolarmente caro”: la prevenzione. Le settimane dedicate alla salute della donna, con visite ed esami gratuiti, dimostrano — sostiene — che quando il sistema sanitario si attiva davvero, la risposta delle cittadine è massiccia.

Il segnale è chiaro: la domanda di salute esiste ed è forte. Ciò che manca, spesso, è un’offerta strutturata, costante e facilmente accessibile.

Da qui la richiesta di rafforzare gli investimenti su diagnosi precoce, salute mentale, salute riproduttiva, contrasto alla violenza e accesso equo alle cure.

Una scelta politica prima ancora che sanitaria

Nel finale della sua lettera, Lorenzin definisce questa ricorrenza una “scelta politica e culturale”. Perché, sostiene, attraverso la salute delle donne passa la salute della società intera.

Un concetto che suona come un’agenda programmatica: più attenzione, più risorse e più coraggio. Non solo per celebrare una giornata, ma per trasformarla in politiche permanenti.