Occupato dal 2002, il centro sociale di via Epaminonda lascia spazio a interrogativi irrisolti su occupazioni, legalità e bisogno di spazi per i giovani

Nuova Palocco (Rm) - Si è concluso dopo circa otto ore lo sgombero dell’edificio di via Epaminonda 12, all’incrocio con via Canale della Lingua, nel quartiere Nuova Palocco, nell’entroterra di Ostia. Lo stabile, occupato ininterrottamente dal 2002, era diventato negli anni la sede del centro sociale ZX Squat, una delle realtà autogestite più longeve del territorio.

Le operazioni si sono svolte nella mattinata di giovedì 29 gennaio e hanno posto fine a un’esperienza che per oltre vent’anni ha rappresentato, per una parte del mondo giovanile locale, un luogo di aggregazione e di produzione culturale “alternativa”.

Il dispositivo di sicurezza e l’ordinanza del Questore

Lo sgombero è stato eseguito in base a un’ordinanza firmata dal Questore di Roma Roberto Massucci, adottata a seguito delle determinazioni assunte dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal Prefetto di Roma.

Le operazioni sono state coordinate dagli agenti del X Distretto Lido, con il supporto della dei caschi bianchi del X Gruppo Mare della polizia locale e di contingenti delle forze dell’ordine. 

Presente anche il personale tecnico della proprietà dell’immobile, che al termine dell’intervento ha provveduto alla messa in sicurezza dello stabile.

Undici persone identificate e denunciate

All’interno dell’edificio sono state identificate undici persone: dieci cittadini italiani e uno di nazionalità olandese. Tutti sono stati denunciati per occupazione abusiva di immobile privato.

Un dato che riporta al centro del dibattito il tema delle occupazioni: luoghi nati, a volte, come risposta al degrado o all’abbandono, ma che si collocano comunque in una zona grigia – e spesso apertamente illegale – del rapporto tra diritto alla proprietà e istanze sociali.

Lo ZX Squat: un centro sociale tra musica e autogestione

Nel corso degli anni lo stabile di via Epaminonda era stato utilizzato come punto di ritrovo per attivisti, soprattutto giovani, e come spazio per eventi musicali, iniziative culturali e momenti di socialità fuori dai circuiti commerciali tradizionali.

Lo ZX Squat si inseriva in quel variegato universo dei centri sociali che, soprattutto nelle grandi città, tentano di costruire esperienze di vita e cultura “alternative”, spesso attraverso l’occupazione di edifici abbandonati, talvolta da decenni, ma pur sempre di proprietà privata o pubblica.

L’appello durante lo sgombero: “Nessuno fermerà l’autogestione”

Lo sgombero non è stato accolto in silenzio. Attraverso i social, gli occupanti hanno lanciato un appello a sostenere l’esperienza: “Chi può ci raggiunga a via Epaminonda, incrocio con Canale della Lingua. Nessuno sgombero fermerà il nostro desiderio di autogestione”, si legge in un post firmato zKsquatT – Ostia.

Una reazione che conferma come, per chi vive questi spazi, lo sgombero non rappresenti soltanto la perdita di un edificio, ma la negazione di un progetto politico e culturale.

“Una socialità non mercificata”

Nella presentazione pubblicata sul sito del centro, lo ZX Squat si definiva “un progetto che tenta di disegnare nuove possibili alternative radicali all’esistente”, proponendo “una socialità diversa e non mercificata”, vissuta "fuori dal mercato e fuori dalla politica dei politicanti".

Un’esperienza che rivendicava l’autogestione, la sperimentazione di nuove forme organizzative e la costruzione di reti culturali antagoniste, in aperta critica ai modelli dominanti di consumo e intrattenimento.

“Nell’agosto 2002 abbiamo preso uno spazio abbandonato”

Non abbiamo mai creduto di avere la verità in tasca – raccontano gli occupanti – ma che la critica radicale alla società passi dall’agire, non solo dalle parole”. Da qui la scelta, nell’agosto del 2002, di occupare uno spazio “abbandonato da anni” per trasformarlo in un luogo di vita, creazione e sperimentazione culturale.

Secondo questa visione, la società contemporanea sarebbe schiacciata da disoccupazione, caro vita, cultura ridotta a consumo e divertimento sempre più costoso. Da qui la proposta di “tentare nuove strade dal basso”.

Autoproduzione, rifiuto del business e conflitto aperto

Riciclaggio, fai-da-te, limitazione dei consumi, musica autoprodotta, rifiuto del business, opposizione a guerra e razzismo: questi i pilastri rivendicati dallo ZX Squat. "Non siamo marziani – scrivono – siamo figli di questa società, con tutte le sue contraddizioni, ma con la coscienza che tante piccole parti insieme possono diventare una forza più grande".

Parole che raccontano un immaginario ancora vivo in una parte del mondo giovanile, ma che si scontra sempre più spesso con i confini della legalità e con le esigenze di sicurezza e governo del territorio.

Spazi negati o regole violate?

Lo sgombero di Nuova Palocco riapre una questione mai risolta: l’assenza di spazi istituzionali per la creatività e l’aggregazione giovanile da un lato, il rispetto della legge e della proprietà privata dall’altro. Due piani che raramente dialogano e che finiscono per incontrarsi solo nei momenti di rottura, come uno sgombero.

Con la chiusura dello ZX Squat si spegne un’esperienza durata oltre vent’anni. Resta aperta, però, una domanda più ampia: dove possono oggi i giovani costruire davvero luoghi di cultura, socialità e sperimentazione senza finire, inevitabilmente, fuori dalle regole, nell'illegalità?