04/07/2012

Ostia, vigilia di saldi: la moda può tornare di moda?

Inserito in: Commercio
Sabato 7 luglio partono le vendite di fine stagione. Le riflessioni degli operatori in un momento di crisi per il settore. Parissi, Fismo: “Debbono tornare ad essere un evento per la promozione del territorio, oltre ad essere un’occasione vantaggiosa di acquisto per i consumatori”. Confesercenti e commercianti chiedono che a tutelare per il corretto svolgimento delle sei settimane sia la polizia municipale

Saldi

Ostia - Dal 7 luglio partono i saldi estivi nel municipio XIII, nella città di Roma e in tutto il territorio regionale per un periodo che potrà durare sei settimane. E i commercianti fanno una riflessione a trecentosessanta gradi su crisi, norme e soluzioni. C’è grande attesa per queste vendite di fine stagione che, come dichiara Alberta Parissi, vice presidente della Federazione moda Confesercenti (Fismo), cadono in un momento di estrema difficoltà per il settore abbigliamento e calzature. Il settore che ha registrato la più consistente flessione negli ultimi due anni. La riprova? La chiusura di numerose attività presenti sul territorio del Tredicesimo e nella Capitale. A questo riguardo Ginetto Pugliè, presidente Confesercenti Litorale, ha annunciato che a settembre convocherà un’assemblea della categoria per fare il punto della situazione.

 

 

Da una recente indagine nazionale e romana, fanno intanto sapere al Fismo, emergono dati preoccupanti, da tempo denunciati. Emergerebbe infatti un calo del 32% dei redditi d’impresa montato nell’arco di cinque anni, con il rischio di sprofondare sempre più. “La fotografia che appare”, spiega Parissi, “è quella di un settore allo stremo”.

 

 

Per il 75% degli intervistati, infatti, il 2011 è stato un anno orribile e ciò significa che se, come sembra, la stessa situazione si ripetesse nel corso del 2012 e nel 2013, molti commercianti non andrebbero più avanti. Negli ultimi tre anni, di fatto, sono state circa 40 mila le imprese italiane del settore costrette a cessare l’attività (circa 4000 a Roma e nel Lazio). Per il XIII, si attenderà, per l’appunto, il mese di settembre.

 

Come uscire dalla crisi? Secondo Cesare Tirabasso, coordinatore Fismo, ci sarebbe la necessità di una decisa inversione di tendenza dando respiro sia alle famiglie sia alle imprese. A dimostrazione delle sofferenze del settore bisogna considerare che, dal 2008 al 2011, le quote di spesa dedicata dalle famiglie di Roma e del Lazio all’abbigliamento e alle calzature si sono ridottaìe quasi del 20%.

 

 

Davanti a questo gli operatori, come viene confermato dall’ indagine, non stanno a

Guardare. Il 40% è intervenuto sui prezzi, il 33% è più prudente negli acquisti e diversifica le proprie offerte, il 17% effettua vendite straordinarie, mentre il 10% cambia fornitori e cerca di ridurre i costi generali. Questi gli sforzi dei commercianti.

 

 

In questo, le vendite di fine stagione o saldi, aggiunge Silvestro Camomilla, VII municipio, Fismo Confesercenti, rappresentano per il settore circa il 35% del fatturato. Per questo

dovrebbe essere loro restituito il loro originario significato. Averne di continuo anticipato la data di inizio ha di fatto completamente snaturato questo tipo di vendita speciale a danno sia delle piccole e medie imprese del dettaglio sia conseguentemente del consumatore,

determinando una confusione totale sulle varie forme di vendite straordinarie. I saldi debbono

tornare ad essere delle reali vendite di fine stagione da effettuarsi nei periodi originariamente

previsti, posticipandone, quindi, l’attuale data di avvio.

 

 

No dunque alle liberalizzazioni, come avrebbe voluto la Regione. Ulteriori deregolamentazioni non sarebbero altro che nuovi colpi alle piccole imprese, allo loro presenza nei quartieri e nei rioni accelerando una fine che se non si cambia registro è ormai prossima. La Fismo, prosegue nell’impegno a tutela di questo importante comparto nell’economia del territorio chiedendo con forza alle istituzioni che prendano provvedimenti e facciano scelte per dare risposte concrete alle famiglie e alle aziende.

 

Scelte che, soprattutto, si debbono sostanziare in una diversa politica economica che non sia di

aumento esponenziale di tasse, imposte e servizi - a tal proposito sarebbe un grave errore un

ulteriore aumento dell’Iva che peggiorerebbe ancora la già insostenibile situazione, causando un maggior peso per le famiglie che porterebbe ad un ulteriore e devastante calo dei consumi - e in un impegno verso il sistema bancario e creditizio affinché si riapra l’accesso al credito.

“La moda può tornare di moda” se realmente si determinano azioni che, in particolar modo,

restituiscano risorse e capacità di spesa alle famiglie nonché un fisco giusto per un contribuente onesto.

 

I commercianti, che attendono fiduciosi la data del 7 luglio, auspicano inoltre che a tutelare sul corretto svolgimento delle vendite sia la polizia municipale, che può intervenire per scoprire eventuali illeciti.

 
Autore: Maria Grazia Stella
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Commento di sabbiacolorata


Concordo con l'analisi condotta e sopra ogni altra considerazione sulla necessità di riportare le vendite di fine stagione'' a ciò che linguisticamente e logicamente significano: vendite di realizzo convenienti per i consumatori come occasione di acquisto e per i commercianti quale opportunità per ridurre le giacenze obsolete di magazzino effettuate nel periodo FINALE DELLA STAGIONE ESTIVA(nella fattispecie) e non a 16 giorni dall'inizio dell'estate!!! Si combatta poi il malcostume , per non dire reato, di chi opera le svendite nei 40 giorni precedenti il periodo previsto facendone addirittura pubblicità sui media (R101 vedi pubblicità della rinascente delle ultime settimane). Mi sembra sia tempo che regole, legalità e logica prevalgano per ogni settore e non solo per il commercio.

5/7/2012 23:33

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